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Eventi e iniziative

Etna: identità, territorio e nuove prospettive del vino. Gli addetti ai lavori: “Fare rete è la chiave per il futuro”

27 Luglio 2026
Piedimonte che piace, un momento dell’evento Piedimonte che piace, un momento dell’evento

Piedimonte che piace. Il vino come identità, ma anche come motore di sviluppo territoriale, turistico e culturale. È stato questo il perno del confronto “Etna: identità, territorio e nuove prospettive del vino”, svoltosi il 24 luglio nell’ambito della manifestazione e moderato dalla giornalista di Cronache di Gusto, Francesca Landolina.

A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Piedimonte Etneo, Ignazio Puglisi, che, dopo i saluti istituzionali e i ringraziamenti agli ospiti, ha evidenziato come il dialogo tra amministratori, produttori e operatori del settore rappresenti un’importante occasione di confronto, capace di offrire spunti concreti per immaginare il futuro del territorio. Nel suo intervento introduttivo, la moderatrice ha tracciato e riportato dati sull’attuale scenario etneo, ricordando come oggi parlare del vino dell’Etna significhi andare ben oltre la produzione vitivinicola. Significa parlare di paesaggio, turismo, ospitalità, cultura e sviluppo economico.

L’Etna è ormai un brand internazionale, capace di attrarre visitatori da tutto il mondo, mentre la Doc Etna continua a crescere sia per superficie sia per produzione. La vera sfida, però, è trasformare questo successo in uno sviluppo condiviso che generi ricchezza per imprese, comuni e comunità locali. Da qui la prima domanda rivolta al sindaco: quale ruolo può giocare Piedimonte Etneo in questo scenario? Puglisi ha sottolineato la posizione strategica del comune, naturale punto di collegamento tra il comprensorio di Taormina e Giardini Naxos, la Valle dell’Alcantara per arrivare al versante nord dell’Etna. Una collocazione che permette di raggiungere in poco tempo sia il mare sia il vulcano. E l’importante iniziativa sulla mobilità come Around Etna, progetti pensati per consentire ai visitatori di scoprire in modo più agevole i comuni etnei e le loro eccellenze, a partire dal mondo del vino.

Il confronto è poi entrato nel vivo con gli interventi di Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio di Tutela Vini Etna DOC, e di Marika Mannino, direttrice della Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna, entrambi concordi sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni e operatori del territorio. Lunetta ha ricordato il costante dialogo del Consorzio con le amministrazioni locali e la recente apertura della nuova sede proprio a Piedimonte Etneo, destinata a ospitare degustazioni, incontri e attività di promozione. Pur in una fase complessa per il mercato del vino, segnata dal calo dei consumi e dalle tensioni geopolitiche, l’Etna continua infatti a rappresentare una delle poche denominazioni italiane in crescita, confermando quanto il binomio vino-turismo sia ormai una risorsa fondamentale per il territorio.

Mannino ha invece illustrato il lavoro della Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna, realtà che mette in rete cantine, produttori di eccellenze agroalimentari, strutture ricettive, ristoratori e guide naturalistiche. «Il turista che arriva oggi in Sicilia è anche un enoturista», ha osservato, sottolineando come l’esperienza enogastronomica rappresenti uno degli elementi più richiesti dai visitatori. Tra i progetti più significativi annunciati nel corso dell’incontro figura “Destinazione Etna”, finanziato dall’Assessorato regionale all’Agricoltura, che prevede la realizzazione di una cartellonistica interattiva collegata a contenuti digitali e l’apertura, proprio a Piedimonte Etneo, di un punto dedicato all’informazione, alla degustazione e alla promozione delle produzioni locali.

Ma cosa cerca oggi chi visita l’Etna? Storie, accoglienza e autenticità, come hanno testimoniato i produttori presenti a cominciare dai fratelli Pino e Celestino Drago, protagonisti della ristorazione internazionale e originari di Galati Mamertino. Celestino Drago, inserito dalla rivista Food & Wine tra i dieci migliori chef degli Stati Uniti, vive e lavora a Los Angeles insieme agli altri fratelli, mentre Pino segue gli investimenti della famiglia in Sicilia, proprio a Piedimonte Etneo. Nel loro intervento hanno sottolineato come oggi chi arriva sull’Etna cerchi un’esperienza autentica e come il modo migliore per raccontare la Sicilia all’estero sia proprio la sua cucina e il suo vino: un piatto di pasta o un calice racchiudono storia, famiglia, territorio e convivialità.

E ancora Francesco Pisasale, per la cantina Benanti, ha raccontato il percorso intrapreso dall’azienda già nel 2011 con il progetto “Vino e Cultura”, nato per raccontare l’Etna attraverso degustazioni, gastronomia e momenti di approfondimento. Un lavoro che è stato ulteriormente rafforzato negli ultimi anni inserendo figure professionali provenienti dal mondo del vino e della ristorazione di lusso, affinché ogni visitatore possa diventare un vero ambasciatore dell’Etna e del territorio.

Una visione condivisa anche da Santo Neri, che ha raccontato il percorso della propria famiglia, partita dall’ospitalità di alto livello per approdare successivamente al mondo del vino. Secondo Neri, il fascino del vulcano, la vicinanza all’aeroporto di Catania e i consistenti flussi turistici rappresentano un’opportunità straordinaria. Il vino, però, deve imparare a dialogare non soltanto con gli appassionati più esperti, ma anche con chi scopre l’Etna per la prima volta e, attraverso un’esperienza autentica, finisce per innamorarsi del territorio.

Sul valore dell’esperienza si è soffermata anche Jessica Nicolosi della cantina La Gelsomina. L’enoturista, ha spiegato, vuole conoscere la storia che si cela dietro ogni bottiglia. Per questo l’azienda affianca alle degustazioni eventi che uniscono vino, arte, teatro, musica e letteratura, con l’obiettivo di coinvolgere non solo i visitatori, ma anche il territorio e le giovani generazioni. Tra gli esempi citati, l’iniziativa dedicata al romanzo Gli anni al contrario di Nadia Terranova, occasione per unire la promozione del vino alla valorizzazione della cultura e coinvolgere anche giovani e cittadini che normalmente non appartengono al mondo vitivinicolo.

A chiudere il confronto è stata Ludovica Lombardo, della Tenuta La Contea, protagonista di una storia di ritorno alle proprie radici. Dopo gli studi e gli anni trascorsi a Londra, è rientrata in Sicilia per portare avanti il progetto di famiglia, iniziato dal nonno. Lombardo ha evidenziato il ruolo sempre più importante dei social network nel dialogare con il pubblico più giovane, pur ricordando che non è semplice raccontare la qualità di un’esperienza attraverso uno schermo. L’obiettivo resta quello di trasmettere non solo un prodotto, ma la storia di una famiglia e di un territorio.

L’incontro si è concluso con una convinzione condivisa da tutti i protagonisti: il futuro dell’Etna passa dalla capacità di fare rete. Vino, turismo, ospitalità, cultura e istituzioni sono chiamati a lavorare insieme per uno sviluppo sempre più sostenibile e diffuso.

Un messaggio che rappresenta perfettamente lo spirito di “Piedimonte che piace”, manifestazione nata per valorizzare le eccellenze del territorio e creare occasioni di confronto capaci di guardare al futuro.