Il primo appuntamento di Piedimonte che piace, svoltosi lo scorso weekend a Piedimonte Etneo (Catania), è stato un viaggio tra i profumi e la cultura del territorio. Nella giornata di sabato 25 luglio, dopo l’apertura dei banchi d’assaggio delle cantine partecipanti, si è tenuta l’attesissima Masterclass “Vulcano, Vigneti e Accoglienza: storie di Etna nel calice”, condotta dalla giornalista di Cronache di Gusto Francesca Landolina con la collaborazione dell’Onav. Un appuntamento dedicato ai grandi bianchi dell’Etna per mostrare come il vino sappia trasformarsi in una narrazione capace di intrecciare paesaggio, cucina, tradizione e nuove esperienze di viaggio.
Il titolo scelto per l’incontro riassume il cuore dell’evento: l’Etna non è soltanto una delle denominazioni più dinamiche del panorama italiano, ma è diventata una vera e propria destinazione dove produzione vitivinicola, cultura dell’ospitalità e turismo esperienziale convivono in perfetta armonia. Non la semplice degustazione di otto etichette, ma un viaggio attraverso otto famiglie, otto aziende e otto modi differenti di vivere e interpretare il vulcano. Il vero protagonista del percorso è stato il Carricante, il vitigno che meglio esprime il versante orientale dell’Etna e che, passando da un terroir all’altro, riesce a mostrare volti sempre diversi pur mantenendo una straordinaria ed elegante freschezza.
La prima tappa ha portato i calici nel versante Nord dell’Etna, a Linguaglossa, presso Neri Agricola, in Contrada Arrigo. La storia della famiglia Neri inizia oltre un secolo fa con la visione di Vincenzo Neri che, rientrato dagli Stati Uniti, acquistò i primi terreni alle pendici della montagna. Oggi la quarta generazione ha trasformato quell’intuizione in un progetto più strutturato: accanto alla cantina sorgono Casa Arrigo e il Villa Neri Resort & Spa, strutture che fanno dell’ospitalità d’eccellenza un marchio di fabbrica. Il loro Etna Bianco 2024 (composto per il 75% da Carricante e per il restante da Catarratto) si presenta con un colore giallo pagliarino dai riflessi verdolini. Al naso sprigiona erbe aromatiche, mentre al palato rivela una grande struttura accompagnata da una sapidità persistente, dimostrando come l’esperienza del vino inizi tra i filari e prosegua nell’accoglienza.
Senza lasciare Linguaglossa, ci si è diretti verso Contrada Lavina con Vini Calì, degustando il loro Fanciulla Etna Bianco 2022. Durante l’assaggio è intervenuto il produttore Salvatore, che ha raccontato le origini dell’azienda nate tre generazioni fa, quando il nonno acquistò un terreno coltivato a frutteti e vigneti. Da quei valori familiari e dal rispetto per la terra è nata Vini Calì. Il vino degustato (composto per l’80% da Carricante, il 15% da Catarratto e il 5% da Grillo) mostra un colore giallo pagliarino con riflessi verdolini e profumi di fiori gialli, eucalipto, biancospino e mentolo, rivelandosi al palato fresco, deciso e di facile beva.
Restando sempre a Linguaglossa, si è poi passati al Tifeo Bianco di Gambino Vini. La famiglia Raciti-Gambino produce vino dal 1978 e conta oggi venticinque ettari e una produzione di oltre duecentocinquantamila bottiglie, configurandosi come uno dei simboli dell’enoturismo etneo. A circa ottocento metri di altitudine, i vigneti dominano un panorama mozzafiato che abbraccia Taormina, il Mar Ionio e la Calabria. Al calice, il loro Tifeo (da uve Carricante, Catarratto e Minnella), si presenta di un luminoso giallo paglierino scarico. Al naso presenta una delicata successione di note agrumate — dal pompelmo alle zeste di limone —, pepe bianco, mughetto ed erbette aromatiche, mentre il sorso, persistente e accattivante, si caratterizza per una verticalità guidata da incisiva freschezza e sapidità.
Passando al quarto vino, il percorso ha fatto tappa a Tenute Drago, proprio a Piedimonte Etneo. La loro è una storia di ritorno alle radici: originaria di Galati Mamertino, la famiglia Drago è nota a livello globale ed è considerata da oltre quarant’anni un’icona della ristorazione italiana negli Stati Uniti. Dopo aver fatto conoscere la cucina siciliana in America, i fratelli Drago hanno scelto di reinvestire nella propria terra unendo i Nebrodi e l’Etna. Il loro Luccichìa Etna Bianco DOC (100% Carricante) si svela con sfumature dai riflessi verdognoli e note olfattive di mandorla, frutta secca, vaniglia, cenni agrumati e frutta matura. In bocca offre una freschezza sapida con grande acidità e tensione, rivelandosi meno verticale ma più largo e di grande persistenza.
Il viaggio degustativo è poi proseguito verso Presa con l’Etna bianco della cantina La Gelsomina, i cui vigneti sono situati a 500 metri di altitudine su terreni vulcanici nel comune di Mascali. Questa realtà ha fatto della valorizzazione del Carricante e delle peculiarità del versante orientale quasi una vocazione, affiancando alla produzione una grande attenzione per l’ospitalità. Nel calice, il vino si mostra di un giallo paglierino con leggeri riflessi dorati; al naso è intenso, elegante e complesso, con sentori di frutta bianca, fiori di gelsomino e chiare note agrumate, mentre al palato risulta fresco, piacevole e armonico.
Il percorso si è poi addentrato nel territorio di Milo. Qui, in Contrada Salice, si trova la giovane cantina Iuppa, fondata nel 2019 dai fratelli Angelo e Marco Iuppa. Recuperando antichi terrazzamenti cinti da muretti a secco tra i 530 e gli oltre 700 metri affacciati sul mare, Iuppa rappresenta l’incontro tra una visione giovane e la tradizione agricola locale. Il loro Lindo Etna Bianco (100% Carricante) si mostra di un giallo paglierino intenso. Olfattivamente richiama netti sentori di frutta a polpa bianca, note floreali, erbe aromatiche e toni agrumati. In bocca è fresco, pulito, di grande equilibrio e spiccata mineralità.
Rimanendo sempre a Milo, si è passati all’Etna Bianco Superiore di Barone di Villagrande. Con una storia che affonda le radici nel 1727, l’azienda è guidata oggi da Marco Nicolosi Asmundo con uno sguardo contemporaneo che valorizza le singole contrade. La cantina offre un’esperienza completa grazie al suo resort con piscina affacciato sull’anfiteatro naturale di vigne. Il loro vino (composto dal 90% di Carricante e il 10% da altri vitigni autoctoni etnei) si presenta giallo paglierino scarico, brillante e denso. L’olfatto è armonico ed elegante, con persistenti sentori floreali e di frutta bianca, mentre il gusto spicca per acidità, eleganza di beva e persistente mineralità.
Il viaggio si è infine concluso con il Bianco 39 della cantina La Contea, situata a Mascali, in Contrada Santa Venera. Nata dalla visione del fondatore Pippo Turrisi, l’azienda è oggi portata avanti da Maria Grazia Turrisi insieme a Domenico e Ludovica Lombardo, abbinando uno stile moderno a un’accogliente sala degustazione. A chiudere la masterclass è stato quindi il loro Igt Blanc de Noir, ottenuto vinificando in bianco un vitigno a bacca rossa, il Nerello Mascalese. Il colore è più carico, con una sfumatura quasi cipria; i profumi sono fruttati e ricchi di erbe aromatiche, con tocchi di fragoline e frutti di bosco. Al gusto offre un’acidità scattante abbinata a un corpo importante e strutturato.
Attraversando il vulcano dal versante nord di Linguaglossa fino a Milo e Mascali, la masterclass di Piedimonte che piace ha messo a confronto aziende nate generazioni fa e piccolissime realtà nate ieri, famiglie da sempre presenti nel territorio e imprenditori rientrati dopo successi internazionali. Storie diverse ma legate dallo stesso filo conduttore: la consapevolezza che il vino dell’Etna sia molto più di una produzione agricola. È un racconto fatto di paesaggio, identità e accoglienza.