Si è appena conclusa la quindicesima edizione di VinoVip Cortina, una due giorni, un summit organizzato da Civiltà del bere tra talk show, incontri e 54 top Cantine al Grand Tasting. La perla delle Dolomiti, Cortina d’Ampezzo è stata il centro dell’enologia italiana confermando la formula che negli anni ha saputo coniugare contenuti, occasioni di networking e degustazioni di alto livello, offrendo uno sguardo sulle tendenze e sulle prospettive del settore, coinvolgendo produttori, operatori, appassionati e giornalisti provenienti da mercati chiave come Repubblica Ceca, Svezia, Finlandia, Lituania, Polonia, oltre che da Brasile, Giappone, Corea del Sud e Singapore. La quindicesima edizione ha visto in primo piano alcuni dei protagonisti più autorevoli del vino italiano, confrontarsi all’Alexander Girardi hall, in un talk show “I tenori del vino italiano”.
Condotto da Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere. Non è stato facile per Torcoli riuscire a mettere tutti insieme i soprannominati “tenori del vino italiano”, quattro figure che hanno segnato la storia del comparto, da Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan. L’’occasione per fare il punto sull’evoluzione dei mercati globali, distinguendo tra i trend passeggeri e i reali punti fermi della qualità.
Durante il talk i “magnifici quattro” hanno esposto alcune idee sia sulle problematiche del vino attuale sia sui rimedi. Il primo a prendere la parola è stato Piero Antinori: “Uno dei maggiori problemi per il vino è quello di equipararlo agli altri prodotti alcolici. Credo che il vino per il valore culturale che ha non sia come gli spirits., i cocktail, gli aperitivi. È necessario fare una migliore comunicazione sui veri valori del vino, e la loro tradizione straordinaria. Nel mondo la produzione vale 30 miliardi, se ci tassassimo in minima parte, ci consentirebbe di fare un’azione di comunicazione, in particolare sui giovani, un organismo come l’OIV, o un altro per studiare il da farsi. Sono sicuro che i produttori sarebbero disponibili”.
Sandro Boscaini ha affermato: “Siamo stati vincenti noi quattro, riferendosi ai componenti del palco, ma dobbiamo fare autocritica, siamo stati troppo ripiegati su noi stessi, non abbiamo visto il passo del cambiamento in atto. Parliamo del vino come 40 anni fa, dobbiamo smitizzare il vino e l’autoincensamento. Se riuscissimo a togliere questo egocentrismo, allora ci avvicineremmo a come il vino deve essere raccontato, senza salire in cattedra”.
A seguire Angelo Gaja: “Sono rimasto frastornato dai commenti di chi sta al capezzale del vino, alcuni sono i momenti rilevanti del cambiamento, il 4 gennaio 2023 l’OMS dichiarava che l’alcol è un veleno, la UE avvia il progetto dove orientare l’attenzione sulle bevande alcoliche, tutto questo non è stato d’aiuto. E come contorno a tutto questo le tre guerre in atto ad Est. Solo una tregua, e la ricostruzione di quello che è stato distrutto, se si ricostruisce si riprende l’economia. Certo mi fa paura il cambiamento climatico, ancor più della crisi dei consumi, Nei mercati storici i consumi sono comunque elevati. È necessario essere capaci di esplorare altri mercati e non fossilizzarsi in quelli storici, ma andare verso mercati asiatici e quelli africani”.
Come ultimo ma non ultimo, Fausto Maculan: “Nasco ne 1970 come enologo, e da allora i consumi sono più che dimezzati. Noi quattro c’eravamo con Veronelli, ci siamo inventati un vino nuovo, vino impostato sulla qualità. La crisi nasce da Bordeaux, dove devono espiantare i vigneti, noi non stiamo nelle stesse condizioni, chi ha lavorato bene chi ha fatto qualità non soffre. Brutto è il cambiamento climatico, io non avevo mai vendemmiato in agosto, basta pensare che da allora da 1300 millimetri di pioggia si è passati a 900″.
Nel corso della manifestazione è stata premiata Marilisa Allegrini a cui è stato consegnato il Premio Khail 2026, intitolato al fondatore di Civiltà del bere e destinato a chi si è distinto nella valorizzazione del vino italiano nel mondo. Lady Amarone simbolo della Valpolicella e protagonista dell’internazionalizzazione del vino italiano. Entrata nel settore nel 1983, ha guidato lo sviluppo del Gruppo Allegrini con investimenti anche a Bolgheri e Montalcino. Prima donna italiana a conquistare la copertina di Wine Spectator nel 2017, tre anni dopo è stata nominata Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica.
“Marilisa Allegrini è una figura che ha saputo affermarsi come celebrità internazionale del vino. Con instancabile passione ha promosso non solo i territori in cui opera, ma ha anche contribuito a elevare il livello della comunicazione del vino italiano nel mondo. Attraverso iniziative curate con straordinaria attenzione ai dettagli, ha saputo trasmettere quell’eleganza ricca di contenuti che rappresenta uno dei tratti distintivi dello stile italiano” ha spiegato Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere.
A seguire anche un’intervista approfondimento con il Direttore del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Alessandro Torcoli, che ha analizzato le ultime novità della denominazione, che è proseguito nel foyer con una degustazione mirata di 23 Cantine di riferimento del territorio. Tomasi ha approfondito gli effetti dell’aumento delle temperature e della carenza idrica sull’espressione del terroir e le strategie di adattamento intraprese grazie alla raccolta dei dati che ha permesso una proiezione fino al 2100.
Il giorno seguente, presso l’Hotel de la Poste, si è svolto l’approfondimento de “I tre volti del Pinot e le loro espressioni”. Un walk-around tasting tra le diverse anime stilistiche di Pinot bianco, grigio e nero, con un’attenzione speciale per il Pinot bianco, vitigno che intercetta l’attuale richiesta del mercato orientata verso eleganza, delicatezza e mineralità. Andreola, Tenuta Angoris, Berlucchi Franciacorta, Borgo Conventi, Castelfeder, Castello della Sala – Marchesi Antinori, Fontanafredda, Cantina Kaltern, Kettmeir, Maculan, Le Manzane, Mezzacorona, Nals Margreid, Pasqua Vini, Planeta, PuntoZero, Rottensteiner, Sturm, Cantina Terlano, Cantina Tramin, Tinazzi, Venica & Venica, Villa Bogdano 1880, Zorzettig. Insieme a loro, una mini-collettiva del Consorzio tutela vini Collio, con i Pinot grigio di 21 aziende del territorio.
Il culmine del summit è stato il tanto atteso Grand Tasting presso lo Chalet Tofane. In una cornice panoramica mozzafiato, dove 54 aziende leader selezionate da Civiltà del bere hanno presentato i loro vini più identitari. Un banco d’assaggio d’alto livello che ha confermando VinoVip Cortina come un osservatorio privilegiato sullo stato dell’arte dell’enologia nazionale.
Le 54 cantine protagoniste di VinoVip 2026:
Marilisa Allegrini • Andreola • Marchesi Antinori • Argiolas • Banfi • Bellavista • Berlucchi Franciacorta • Bortolomiol • Le Caniette • Castello di Querceto • Cesarini Sforza • Cleto Chiarli • Cantina dei Colli Ripani • Il Colombaio di Santa Chiara • Costa Arènte • Marco Felluga – Russiz Superiore • Fèlsina • Tenute Folonari • Fontanafredda • Fonzone • Nino Franco • Gabe Tenute • Isole e Olena • Kettmeir • Lamole di Lamole • Cantine Lvnae • Maculan • Le Manzane • Masciarelli • Masi Agricola • Mezzacorona • Monte Zovo • Pasqua Vini • Pio Cesare • Planeta • PuntoZero • Rottensteiner • Ruggeri • Tenuta San Guido • Tenuta Sant’Antonio – Famiglia Castagnedi • Sartori di Verona • Tedeschi • Cantina Terlano • Tinazzi • Tommasi • Cantina Tramin • Umani Ronchi • Varvaglione 1921 • Velenosi • Villa Bogdano 1880 • Villa Sandi • Vite Colte • Zorzettig • Spirits: Castagner.