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Il caso

“Povera di nutrimenti, costosa da produrre, inutile”: il Washington Post “attacca” l’insalata

26 Agosto 2015
insalate insalate

“Insalata? Ecco perché è sopravvalutata e perché dovremmo abbandonarla”.

Il Washington Post, autorevole quotidiano americano, punta il dito contro i vegetali più adorati da chi vuole mettersi a dieta (leggi qui l'articolo). “Sono pietosamente basse di valore nutrizionale, non hanno quasi nulla da offrire, occupano tantissima superficie per essere coltivate, richiedono quantità incredibili di carburanti fossili per essere spediti, refrigerati e non aggiungono quasi niente al nostro piatto”.
Insomma, niente mezzi termini ed un vero attacco alle insalate che anche la First Lady Michelle Obama aveva difeso e sponsorizzato.

Capitolo costo: in America acquistare le insalate non è proprio economico: un cespo di lattuga, dei ravanelli ed un cetriolo possono superare i 3 dollari. Con la stessa cifra si acquistano due chili di broccoli o delle patate dolci, “un contorno – spiega la giornalista Tamar Haspel – molto più sostanzioso per il mio pollo arrosto”. Che aggiunge: “Vi fate anche prendere in giro nei ristoranti, quando ordinate un’insalata ed in mezzo ci trovate dei crostini e del formaggio, facendo aumentare esponenzialmente le calorie, visto che le lattughe, per esempio, sono composte al 90 per cento di sola acqua”.

Ma non è solo un problema nutritivo. Infatti il Washington Post fa notare di come ogni anno finiscono in discarica un miliardo di libbre di insalate a foglie verdi (lattuga, cavoli, spinaci). E tra l’altro, proprio questa tipologia di insalata rappresenta, per il 22 per cento dei casi, la causa di malattie di origine alimentare, questo perché spesso vengono consumati crudi e non lavati accuratamente.

C.d.G.