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Il personaggio

Brignone, dopo i trionfi alle Olimpiadi diventa produttrice di pasta 

04 Marzo 2026
Federica Brignone - ph Giacomo Buzio Federica Brignone - ph Giacomo Buzio

La campionessa di sci in un'intervista racconta la scelta di investire in una società che produce spaghetti & co. "Io da sempre attenta alla qualità, non mangio una pasta qualsiasi"

Se c’è Jannick Sinner che fa il testimonial per la De Cecco, c’è anche una campionessa che addirittura la pasta la produce. È il caso di Federica Brignone che ha deciso di investire nella ristorazione puntando sul brand Miscusi.  In un’intervista al Corriere, racconta come è maturata la sua decisione di scommettere sul progetto lanciato da Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese, due giovani imprenditori italiani con una passione comune: celebrare la tradizione culinaria italiana attraverso il piatto più iconico del Bel Paese, la pasta.

L’idea alla base è semplice: riportare la pasta fresca al centro dell’esperienza culinaria.  Il primo ristorante nel 2017 apre le sue porte nel cuore di Milano, ottenendo fin da subito un grande successo grazie alla qualità dei prodotti, tutti realizzati con ingredienti freschi e selezionati, e alla possibilità per i clienti di personalizzare i piatti scegliendo la combinazione di pasta, sugo e topping preferita.

Negli anni, Miscusi si è espansa rapidamente, diventando una catena di riferimento nel panorama della ristorazione italiana ed europea, attirando adesso anche l’attenzione di Federica Brignone che ha deciso di entrare in società: “Ho conosciuto Alberto (Cartasegna, ad e fondatore di Miscusi, ndr) e mi sono innamorata subito del progetto, per la selezione e la cura dei prodotti, l’origine controllata del grano: non mangio un piatto di pasta, ma un certo piatto di pasta”, spiega al Corriere la campionessa che ha concluso la sua stagione di sci alpino con i due ori Olimpici di Milano Cortina 2026 al collo

Da sempre “sono attenta alla qualità, alla sostenibilità: ci siamo capiti subito e ho sposato la visione di Alberto, ci abbiamo messo un po’ a metterla in piedi perché il periodo era complicato dopo l’infortunio. Ma è stata una scommessa che ha funzionato da subito”. Infine, sulla differenza fra la dieta dell’atleta e quella nella vita «normale» assicura: Nessuna”. A fare la differenza “è come ti nutri tutti i giorni, la qualità delle materie prime. Va dato il giusto cibo al corpo e al cervello: è un impegno quotidiano. Non sono le due settimane prima delle gare a incidere, è il lavoro di anni che ti porti dietro”, conclude.