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Pubblicato in Il caso il 26 Aprile2011

La notizia è arrivata alla vigilia di Pasqua. E forse è passata un po’ inosservata. La politica siciliana vuole cancellare l’Istituto regionale della vite e del vino.

Con un colpo di mano, un emendamento nella prossima finanziaria, si vogliono accorpare tutti gli enti che hanno a che fare con l’agricoltura in senso ampio. E quindi un unico grande ente che mette insieme l’ente di sviluppo agricolo, l’istituto per l’incremento ippico, l’istituto zootecnico, la stazione sperimentale per la granicoltura e, come premesso, anche l’istituto regionale della vite e del vino. Il tutto per creare un unico grande Centro regionale per l’innovazione in agricoltura. Senza voler entrare nel merito della proposta che ha come obiettivo quello di tagliare i costi della Regione, non si capisce cosa c’entra l’Irvv col resto degli altri enti. Non solo perché il vino è ben diverso dall’istituto zootecnico, per esempio, ma anche perché, senza offesa per nessuno, crediamo che l’Istituto della vite e del vino nel corso di questi anni, abbia conquistato un peso specifico rilevante diventando un ente di ricerca e di promozione che le altre regioni ci invidiano. Un piccolo fiore all’occhiello che ha dimostrato di stare al passo con i tempi. Basterebbe fare un giro di telefonate tra gli addetti ai lavori per scoprirlo. Non è finita: proprio recentemente in Italia è cambiato il regime dei controlli sulle certificazioni Doc. In Sicilia il compito è stato affidato, ovviamente, all’Irvv, nel resto d’Italia ci si affiderà a terzi, tanto per capire quanto è importante il ruolo dell’Irvv. Inoltre c’è un dato che dovrebbe far riflettere: l’Irvv pesa sui fondi regionali per il 52 per cento, il resto arriva da fondi Ue e introiti dei privati dovuti all’attività di controllo. Non è poco. E non è giusto immaginare che l’Irvv oggi sia un carrozzone. Non sarebbe vero. Ecco perché crediamo che cancellare l’Irvv sia un ulteriore modo per farsi del male. Così come diceva dei siciliani un grande come Gino Veronelli. Noi raccoglieremo proposte e suggerimenti, prese di posizione e interventi alimentando il dibattito su un provvedimento che potrebbe trasformarsi in un colpo di maglio a quanto di buono il vino siciliano ha costruito per la stessa Sicilia in questi anni.

F. C.


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