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Pubblicato in Il caso il 01 Dicembre 2020
di Giorgio Vaiana

Vini commercializzati con false denominazioni di origine e indicazioni geografiche siciliane.

Su delega della Procura di Palermo, i finanzieri del Comando provinciale, con la collaborazione di funzionari dell'Ispettorato repressione frodi (Icqrf) del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, hanno sequestrato un laboratorio clandestino e di uno stabilimento enologico, entrambi a Partinico in provincia di Palermo, 250 quintali di zucchero solido, 300 ettolitri di zucchero già disciolto in acqua, oltre 37mila ettolitri di vini e mosti con indicazioni geografiche o denominazioni di origine contraffatti e sofisticati con zucchero e acqua. I decreti di sequestro sono stati emessi dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal sostituto Vincenzo Amico, titolari delle indagini. Sono in corso perquisizioni e sequestri su tutto il territorio nazionale per bloccare le partite di prodotto contraffatto e adulterato distribuite dai cinque responsabili dell'attività illecita, che rispondono dei reati di contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, di frode nell'esercizio del commercio e vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine.

Le indagini delle Fiamme gialle di Partinico, scattate da una segnalazione dell'Icqrf e da un'attività di verifica fiscale, hanno permesso di accertare che alcune aziende con sede a Partinico, riconducibili a un 56enne con precedenti per reati fiscali (emissione e utilizzo di false fatturazioni, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, associazione per delinquere, anche di tipo mafioso, e violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale) avevano realizzato "complessi artifizi contabili" grazie ad altre società consorelle costituite ad hoc e 'cartierè, "annotando fittizie introduzioni di mosti, uve e vini, con il mero fine di creare un presupposto di apparente legalità ai prodotti vitivinicoli, commercializzati con false denominazioni di origine e indicazioni geografiche siciliane, ottenuti mediante l'utilizzo fraudolento di zucchero (miscelato con l'acqua)".

Le partite di zucchero di barbabietola e zucchero di canna - acquistate in nero da aziende con sede in Campania - giungevano in un vero e proprio laboratorio clandestino, gestito da un partinicese di 66 anni con numerosi precedenti di polizia (per estorsione, truffa, violenza privata, reati contro l'economia, ricettazione, falso ed altro). Qui veniva effettuata la miscelazione con acqua, ottenendo così un composto liquido strumentale alla preparazione di falsi vini e mosti. Dopo la miscelazione, il prodotto ottenuto era destinato a uno stabilimento enologico di Partinico, dove hanno sede le imprese vinicole coinvolte nell'attività illecita, che poi vendeva i vini e mosti contraffatti e sofisticati ai vari clienti. Grazie alle videoriprese nel laboratorio clandestino effettuate dalle Fiamme gialle di Partinico e alla parallela attività di analisi documentale, svolta insieme ai funzionari dell'Ispettorato repressione frodi del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali per gli aspetti di specifica competenza, è stato possibile accertare che, tra il 2018 e il 2020, sono stati venduti dalle quattro imprese vitivinicole coinvolte oltre 90mila ettolitri di prodotto vinoso a cantine vitivinicole e acetifici dislocati su tutto il territorio nazionale, risultati estranei alla frode agro-alimentare.

"Diritti del consumatore, salvaguardia delle indicazioni geografiche, contrasto alla concorrenza sleale punti forti nella difesa del Made in Italy. Si conferma la qualità e la capillarità del nostro sistema di controllo e tutela". Così Teresa Bellanova, ministro per le Politiche agricole, commenta l'indagine che ha portato al sequestro di un laboratorio clandestino e uno stabilimento enologico a Partinico. "Una operazione importante, capillare - sottolinea - che ha fatto emergere un vero e proprio sistema economico e produttivo basato sulla contraffazione, sulla frode, sulla concorrenza sleale a danno delle nostre indicazioni geografiche, delle imprese sane, dei consumatori. Grazie al nostro Icqrf, alla Procura e alla guardia di finanza, Comando provinciale di Palermo per il loro importante lavoro. Ancora una volta si conferma la qualità del nostro sistema di contrasto alle frodi alimentari e alla contraffazione rafforzato proprio recentemente dal Protocollo d'Intesa stipulato nel luglio scorso tra Comando generale della Guardia di Finanza e il nostro Ispettorato. Un protocollo virtuoso che sottolinea e implementa le proficue sinergie già in atto sui territori, valorizzando e ottimizzando l'azione a tutela della filiera agroalimentare contro ogni forma di concorrenza sleale. Presidiare la legalità in un settore strategico per il nostro Paese e la nostra economica come l'agroalimentare è fondamentale. Per difendere la reputazione del made in Italy nel mondo e sostenere le migliaia di imprese che quotidianamente scommettono su qualità, eccellenza, rispetto delle regole".

C.d.G.


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