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Pubblicato in L'azienda il 05 Maggio2021
Santi Gatto

di Francesca Landolina

“Nella vita ho fatto tante cose, oggi trasporto carburante per una ditta di trasporti, ma la mia strada è la vigna, dove trascorro la maggior parte del mio tempo.

Nel 2007 ho espiantato il vecchio vigneto di famiglia, una piccola proprietà a Larderia, una frazione della città di Messina, che costeggia la fiumara in contrada San Biagio, e ho dato vita ad un impianto moderno, caratterizzato dalle varietà autoctone della Doc Faro, dando così origine al “Chiano Conti”, il primo vino della Tenuta Gatto”. A raccontarsi è Santi Gatto, un vignaiolo messinese che da qualche anno ha ripreso l’antica tradizione agricola di famiglia, che risale alla prima metà dell’800. Ma la vera svolta si compie proprio nel 2007. “Quando avevo 20 anni davanti a me c’era un bivio. Potevo scegliere di abbandonare la vecchia vigna di famiglia o di estirpare tutto e ricominciare. Ho scelto la seconda strada. E ne sono felice – racconta -. Parlo di una vigna molto piccola. Sono solo 6 mila metri vitati, su una collina che si affaccia a Sud, delineata da terrazze semicircolari. Produco appena 6 mila bottiglie di Doc Faro Chiano Conti, e dal 2019 il bianco Ardalìa, un Igt prodotto dalla vinificazione in bianco del Nerello Mascalese”. Gatti racconta con un approccio umile la sua esperienza da vignaiolo, anche se ha sempre lavorato la terra, consapevole di un percorso tutto in salita, perché “il vino devi venderlo”, spiega, e l’arte del commercio non è ancora tutta acquisita. Ma il piccolo puzzle si inizia a comporre. Un pezzetto alla volta. “Tre anni fa ho acquistato 4 mila metri di terreno, a 100 metri di distanza dal mio, ed è ancora da impiantare. Voglio crescere e vivere di questo. Questo è il mio sogno”, afferma.

Il vigneto è un piccolo gioiello che si affaccia sulla costa ionica, a 450 metri sul livello del mare, tutto terrazzato, con due filari per terrazza. Le lavorazioni sono solo manuali. La zona è particolarmente ventosa e questo permette di ridurre al minimo i trattamenti. “Non abbiamo mai problemi di botrite e pochissimi di peronospera. Lo oidio è gestibile. La natura qui è generosa. Il terreno ha una base rocciosa friabile e uno strato roccioso di un metro, leggero, pietroso; le piante vi si radicano bene e le radici non soffrono il caldo”. I vitigni coltivati sono gli autoctoni Nocera, Nero d’Avola e Nerello Mascalese, dai quali nasce il Doc Faro Chiano Conti che ha riscosso il favore di una giuria di esperti al concorso Sud Top Wine di Cronache di Gusto, tanto da aggiudicarsi il primo posto nella categoria vini rossi siciliani Doc e Docg (esclusa la denominazione Sicilia). “Per un piccolissimo vignaiolo come me, che ancora ha tanta strada da fare, il riconoscimento è stata una gioia immensa che ho condiviso con la mia famiglia, con mio padre, mia madre e mia sorella. Facciamo tutto noi, ci dividiamo i compiti ed ogni piccolo traguardo è uno stimolo ad andare avanti”, afferma.

Tante le cose fatte e da fare. Tra le prime una piccola chicca, la produzione di un’antica ricetta messinese, un vino dolce, che gli autoctoni chiamano vino amarena, perché aromatizzato con foglie di amarena, carrubba, fichi secchi. “Ne produrrò 400 bottiglie da mezzo litro – racconta -. Non è altro che una ricetta antica da non perdere. Lo bevevano i contadini nei giorni di festa, e mio nonno quando passato la banda, per la festa di paese, lo offriva in abbinamento alle piparelle, che sono tipici biscotti messinesi”. Poi ci sono le cose da fare, o meglio, le aspirazioni e i sogni da realizzare. “Crescere in superficie vitata, innanzitutto, poi realizzare la cantina, perché al momento sono in un locale di 300 metri quadri. Ristrutturare il palmento per l’accoglienza e produrre uno spumante di Nerello Mascalese vinificato in bianco qui nel messinese”.

Al momento i vini li vende in Sicilia e qualcosa all’estero. “Ho solo qualche contatto, trovato grazie ad amicizie, in Canada, in Inghilterra, in Belgio, in Germania. La pandemia ha bloccato un po’ di cose. In Sicilia dobbiamo crescere, siamo una nuova azienda e c’è bisogno di tempo. Dal punto di vista commerciale, la mia esperienza latita”, afferma sorridendo il produttore. Ma i vini sono davvero buoni. Il Faro Doc Chiano Conti costa 21 euro allo scaffale, mentre Ardalia 16 euro. “Penso che il vino siciliano sia migliorato tanto negli anni e che i vini del messinese abbiano altissime potenzialità. Pensiamo al Faro. Ci sono diverse zone in cui esprime le sue sfumature, dalla zona tirrenica a quella ionica, è capace di regalare una grande eleganza, con un invecchiamento in legno di almeno un anno, per un vino molto longevo. Sicuramente, siamo grati al produttore Salvatore Geraci, senza di lui la Doc Faro non esisterebbe. Ma ci manca un Consorzio, e forse dovremmo fare più rete, come insegna l’Etna. Nel messinese spesso si procede da solisti, ma la forza di un territorio è il gruppo”.

Tenuta Gatto
Via Guardia, 33/a - Messina
www.tenutagatto.it
T. 328 9215301

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