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L'intervista

Sarzi Amadè: “Vino? La gente sta virando verso l’altissima qualità. E ai giovani dico che…”

25 Maggio 2022

Oltre 56 anni di vita. Un vero “must” nel mondo dei distributori dei vini di altissima qualità.

Stiamo parlando di Sarzi Amadè, fondata nel 1966 dalla passione e dall’intraprendenza di Nicola e oggi gestita dai figli Alessandro e Claudia. All’inizio Nicola si impegnò profondamente nella distribuzione dei vini italiani. Solo negli anni ’80 iniziò con i vini francesi. Fu la svolta e la nascita della Sarzi Amadè come la conosciamo oggi. Il catalogo comprende una cinquantina di aziende estere (più tanti Château di Bordeaux) ed una trentina di cantine italiane. La società ha circa 90 agenti che coprono capillarmente il territorio nazionale e sono coordinati dal direttore Massimo Bernardi. Il fatturato 2021 è stato di poco inferiore ai 12 milioni di euro e la clientela è esclusivamente rappresentata dal canale Horeca. Abbiamo incontrato Alessandro Sarzi Amadè e ne abbiamo approfittato per scambiare due chiacchiere.

Come sta il vino in Italia? Consumi? Tendenze? Criticità?
“Il vino mi sembra che abbia brillantemente superato le difficoltà legate al Covid, anche se dal mio limitato punto di vista devo evidenziare un sempre crescente interesse per i vini di fascia medio/alta – alta/altissima. Non so se questa si possa definire una tendenza, ma la cosa è evidentissima e anche complicata da gestire a causa delle limitate quantità disponibili. Per quel che riguarda i vini della “quotidianità”, credo si sia creata ua spaccatura netta fra le aziende ultra consolidate e quelle che si sono affacciate di recente sul mercato. Le prime sono ripartite a razzo, le altre stanno un po’ faticando. La clientela ha bisogno di certezze e queste arrivano daile cantine che sono ormai marchi conosciuti e dalle denominazioni storiche”.

Il canale Horeca si è ripreso dalla botta dell’emergenza virus?
“Solo parzialmente e sicuramente la stagione estiva che stiamo per vivere potrà essere un importante punto di svolta. La ristorazione nelle grandi città ha sofferto molto e sta lentamente uscendo da questo periodo complicato. Altrettanto per l’hotellerie, e l’attuale guerra in corso non la sta certo aiutando”.

Cosa vuol dire far parte di Sarzi Amadè per una cantina?
“Avere un partner che li sgravi da tutte le incombenze legate alla commercializzazione dei loro vini. Dalla gestione della clientela e della forza vendite. Poter far parte di un catalogo qualificato ed avere la possibilità di vedere i propri vini proposti nella migliore clientela italiana. Ovviamente questo aspetto è reciproco, il nostro è un catalogo di qualità perchè ospita aziende di qualità”.

Chi è il cliente tipo per Sarzi Amadè?
“Ristoranti per lo più ed enoteche altamente specializzate. Locali stellati ma non solo, tanti ristoranti con titolari o sommelier fortemente appassionati di vino. Ovviamente l’hotellerie di lusso”.

Quanto pesa la Francia nel vostro fatturato? Perché la Francia del vino per noi italiani è irraggiungibile?
“Pesa molto, oltre il 60%. Siamo conosciuti per essere grandi specialisti di Francia. Dal punto di vista qualitativo abbiamo colmato il gap che ci separava dalla Francia. Se potessimo selezionare 20 vini top dei due paesi e fare un’ipotetica comparazione, non usciremmo certo con le ossa rotte. La loro grande forza è quella di riuscire a sfruttare il grande anticipo con il quale si sono presentati sui mercati mondiali. Ma soprattutto hanno la straordinaria capacità di fare squadra. Queste due cose sul mercato sono vincenti”.

Come avvicinare la generazione Z al vino?
“Mi sembra di riscontare un buon interesse da parte dei giovani nei confronti del vino. Bisogna continuare a trasmettere il messaggio che consumare troppo alcol fa male e quindi è meglio poco, ma buono. E più buono del vino, nel mondo delle bevande alcoliche, non c’è nulla”.

Le carte dei vini sono un strumento attuale o qualcosa va cambiata?
“Io sono un cultore della carta dei vini. Spesso mi becco rimproveri da mia moglie perchè al ristorante dedico più tempo alla carta che ai commensali. Non amo le carte digitali, devo poter sfogliare, avanti e indietro, più volte. Secondo me sono uno strumento imprescindibile e credo che debbano essere estremamente ampie. Qui entra in gioco il ruolo del distributore. Avere un fornitore che può offrire una ampia gamma di prodotti di qualità con l’impareggiabile servizio che può offrire la nostra categoria, è un arma che tutti i ristoranti dovrebbero sfruttare per avere una carta vini completa, ampia e qualificata”.

Come vedete l’attenzione della grande distribuzione verso le etichette di pregio?
“Lo vedo come un ulteriore segnale che i vini di pregio sono altamente richiesti dal mercato. Personalmente ritengo che l’horeca debba avere la precedenza nella commercializzazione di questi vini, ma non si può negare che ci siano punti vendita della grande distribuzione che sono forniti come le enoteche specializzate. Ritengo fondamentale il controllo del prezzo, non è ammissibile creare discrepanze fra soggetti che si rivolgono alla stessa clientela”.

Ci sono territori italiani del vino non distribuiti da voi e che vorreste avere in portafoglio?
“Il nostro catalogo è in continuo fermento, alla ricerca di cantine di qualità. Mi piacerebbe inserire un paio di cantine del nord est, Friuli e Alto-Adige e perchè no, una bella maison di Champagne”.

F.C.