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L'intervista

“L’emergenza sanitaria farà selezione tra aziende e accelererà i passaggi generazionali”

22 Maggio 2020
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Shopping in vista tra le cantine italiane. Lorenzo Tersi traccia le zone d’Italia che potrebbero attirare l’interesse dei compratori, dalla Puglia alla Sicilia. E l’identikit di quelle in difficoltà. Il caso dei Barolo venduti a meno di dieci euro

di Emanuele Scarci

L’ultima notizia è Botter nell’orbita del fondo Clessidra (se ne parlava da mesi) che segue a breve la holding Red Circle dello stilista Renzo Rosso con l’acquisizione del 5% di Masi Agricola e il blitz del fondo americano Platinum Equity su Farnese Vini. Senza dimenticare Campari che 15 giorni fa ha staccato un assegno da 21,8 milioni per l’80% dello Champagne Lallier. Anche il vino diventa un affare per gli investitori finanziari, oltre che degli addetti ai lavori, nonostante le quotazioni elevate raggiunte dalle cantine. Fiammata o trend di lungo periodo? “Trend di lungo periodo” risponde Lorenzo Tersi, esperto di operazioni di merger & acquisition di aziende del vino. “L’emergenza sanitaria finirà per fare selezione tra aziende e accelerare i passaggi generazionali – spiega Tersi – Sul mercato c’è molta liquidità: alla fine i player e gli investitori finanziari individueranno le prede migliori. Ci può giurare”. Prima della crisi c’erano diversi casi, dalla Sicilia alle Marche al Veneto, in tensione finanziaria. Quali sono i casi emblematici? Sono quelle aziende, soprattutto di piccole dimensioni, a soffrire di più perché non strutturate dal punto di vista organizzativo e con un basso tasso di internazionalizzazione, totalmente sbilanciate nel circuito Horeca regionale ed interregionale. Altri casi possono essere riferiti a quelle società che si sono già impegnate attraverso la finanza di supporto alternativa (vedasi mini bond) di queste regioni. Ci sono brand storici in Sicilia e Marche.

E in Veneto?
“E’ stato appena annunciato il nuovo ingresso di Clessidra in Botter. Ma in generale in Veneto esiste un tema di masse quantitative inattese, in particolare della tipologia Prosecco, all’interno delle piccole aziende familiari. Prima andavano a gonfie vele, oggi sono costrette a strambare, per usare un linguaggio velistico”.

In questa crisi la Sicilia ha dato una prova di tenuta oltre le aspettative. E’ un target?
“La Sicilia è la nostra Australia del vino: Sicilia Doc conta su oltre 90 milioni di bottiglie prodotte. Signori come Diego Planeta al tempo con Carlo Corino e Giacomo Tachis fanno parte della storia del rinascimento della Sicilia enologica che oggi esprime vini autoctoni di profilo internazionale base grillo, ma non solo e vini internazionali di elegante fattura. La Sicilia post lockdown si dovrà però confrontare con temi di crescita aggregativa: Pellegrino a Marsala e Duca Florio Salaparuta. Sono solo 2 firme che vedono in primis il tema del passaggio generazionale”.

Quali sono i grandi gruppi privi della geografia Sicilia?
“Si tratta dei principali gruppi italiani a capitale privato: Antinori, Frescobaldi, Masi, Terra Moretti e Farinetti, a parte la comparsa sull’Etna con il marchio Borgogno.
Ci avviciniamo alla prossima vendemmia, molte cantine hanno tanto invenduto”.

Quali sono le Denominazioni più a rischio?
“Sono quelle maggiormente esposte al mercato italiano, in primis il Prosecco, ma anche denominazioni di pregio, oppure aree di grandi volumi come la Puglia e Sicilia. Così come l’area del Vermentino di Sardegna che è e sarà penalizzata dal carente turismo estivo”.

Anche i vini di pregio soffrono: il Barolo per esempio ha aumentato negli anni la produzione, ha bloccato i nuovi impianti, ma il prezzo dello sfuso cala e al Consorzio è “impedito” tagliare le rese. Ora si teme anche uno smottamento dei prezzi. Che ne pensa?
“Nella geografia piemontese di tradizione troviamo grandi icone, ma anche diversi prodotti di convenienza sotto i 10 euro. Qualche esempio del presente e recente passato: Barolo Giacondi a 9,99 euro nella catena discount Aldi; Barolo Le Calende in Tigros in promo a 8,99 euro; Barolo Il Pozzo in Metro a 7,99 euro più iva. Oppure il Barolo Avip visto in Lidl Germania offerto a 8,99 euro”.

Nella sua classifica ideale del Barolo quali sono i primi 5 produttori?
“Produttori e vini sono questi: Giuseppe Rinaldi – Barolo Brunate; Domenico Clerico – Barolo Percristina; Giacomo Conterno – Monfortino: Elvio Cogno – Barolo Vigna Elena; Ceretto – Barolo Bricco Rocche”.

L’iperproduzione degli ultimi anni di Amarone ha forse aperto qualche problema di qualità: le vendite, specie nel Nord Europa, sono calate vistosamente. Qual è la sua analisi?
“Il nord Europa sta scoprendo nuove tipologie di vino italiane, in particolar modo è nota la crescita di appeal dei vini pugliesi (Primitivo) che ha creato in qualche modo competitività con la Valpolicella. Questo crea indubbie contrazioni in un mercato da sempre consolidato. Il tema è che anche in Valpolicella vedremo un consolidamento e una razionalizzazione del sistema impresa vino perché questa competitività creerà nuove opportunità di mercato che vanno affrontate in maniera strutturata. Se dobbiamo imparare una lezione, studiamo gli australiani che stanno conquistando mercati globali con volumi e valori in crescita: circa 4,10 euro/litro contro i 3,70 euro/litro dei vini italiani”.

Nella classifica ideale dell’Amarone quali sono i suoi primi 5 produttori?
“Senza ordine di preferenza ci metto: Roccolo Grassi – Amarone della Valpolicella; Bertani – Amarone Classico della Valpolicella; Begali Lorenzo – Amarone Classico della Valpolicella; Pasqua – Famiglia Pasqua Amarone della Valpolicella e Speri – Monte Sant’Urbano Amarone Classico della Valpolicella”.

E in quella del Brunello di Montalcino?
“Siro Pacenti, Col D’orcia, Caparzo, Casanova de Neri e Fanti”.