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Pubblicato in L'intervista il 06 Aprile 2011
di Redazione

Il presidente di Federvini: “E’ necessario affrontare il mercato facendo squadra. Marketing? Per molti conta ancora far venire gente in cantina”

La parola d’ordine è “fare sistema”. Inutile girarci intorno: insieme si combatte meglio e si vince più facilmente. L’analisi arriva da Federvini, dal presidente dell’associazione che dal 1917 riunisce imprenditori nei differenti comparti delle bevande alcoliche.

Lui è Lamberto Vallarino Gancia ed ha uno di quei cognomi che evocano vino, bollicine, spumante. Ma anche gloriose campagne televisive, probabilmente le prime in Italia, che hanno portato i prodotti della cantina di Asti ad associarsi a nomi come quello di Alberto Sordi (nel 1957), Fred Bongusto (nel 1973), Mario Soldati,Walter Chiari.

Vino e crisi economica. Come siamo messi?
“Il 2010 ha recuperato un po’ le perdite del 2009.Il vino ha tenuto e ora rilevo una certa tendenza a bere meno, anche se meglio. Il ‘fuori casa’ aumenta, si beve più al ristorante. Così anche la grande distribuzione sta correndo ai ripari”.

In un’intervista ha detto che "non si può vivere di solo export". È una affermazione forte, soprattutto quando da molte parti le esportazioni vengono considerate un’importante valvola di sfogo.
“Voleva essere uno sprone. In ogni caso le esportazioni sono importanti ma ci sono degli spazi vuoti anche nei mercati interni. Quello italiano è importante”.

Lavorare in che modo?
Fare sistema, per vincere”.

A proposito di export, lei in questo momento si trova in Cina...
“Sto portando avanti una promozione delle Igt europee.Una spedizione di una trentina di rappresentanti del mondo agroalimentare italiano”.

Come viene visto da quelle parti il vino italiano?
“Il nostro vino ha un’immagine ancora ‘vergine’. In Estremo Oriente i vini di qualità sono ancora soprattto quelli francesi”.

Torniamo all’economia. Come sta resistendo il mondo del vino?
“Si punta molto sulla qualità e sull’Ocm per presentarsi fuori Europa al meglio, come una squadra compatta”.

Lei vive nel nord Italia ma, come presidente di Federvini, rappresenta tutte le regioni. Il principio di un’Italia a due velocità vale anche per il vino?
“No. Ci sono regioni come Sicilia, Puglia, Campania che portano avanti un ottimo lavoro. Esiste ancora l’Italia del Barbera, del Lambrusco o del Chianti che la fanno da padronema insiemeci sono altri prodotti di qualità che vengono fuori”.

Nessuna differenza fra i produttori meridionali e quelli settentrionali?
“Direi di no. Alcuni dei grossi hanno anche deciso di investire su regioni lontante da quelle di residenza, creando un ‘sistema misto’molto favorevole. Ribadisco: l’importante è fare squadra”.

La vostra famiglia fa spot in tv da mezzo secolo ma nel marketing in Italia si investe sempre poco. O no?
“Di certo esiste una polverizzazione dei produttori. Ilmassimodelmarketing permolti è ancora far venire gente in cantina, l’alternativa è il produttore che gira ilmondo. Invece ci sono tanti bandi che promuovono la comunicazione, la stimolano,danno risorse”.

Ci dice un vino che le piacerebbe bere in questomomento?
“Uno spumante Alta Langa.Stiamo lavorando per dargli credibilità.Comincerei proprio con questo”.

Marco Volpe
 


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