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Pubblicato in La manifestazione il 22 Settembre2021

"Non era scontato. Ma grazie all’impegno dei produttori e del pubblico siamo riusciti a fare di questa edizione un momento importante di condivisione e di gioia".

Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, commenta così la XIII edizione di Cheese, la manifestazione internazionale dedicata alle forme del latte che si è appena conclusa. "La partecipazione è stata molto alta, - continua Nappini -. Molti giovani sono intervenuti in quello che è stato definito in apertura da Carlo Petrini il primo Cheese della transizione ecologica, partecipando, anche in maniera autonoma rispetto alle proprie famiglie, al percorso didattico Ritorno alla natura. Questo uno dei tratti più distintivi di questa edizione". Le sensazioni positive emergono anche dalle parole degli espositori, che si sono trovati di fronte un pubblico attento e interessato, con tanta voglia di imparare. "I produttori sono i veri protagonisti dell’evento. Per loro questa edizione di Cheese ha significato un momento di ripartenza importante, sia dal punto di vista economico che relazionale. Siamo felici di sentirli oggi soddisfatti. Crediamo che le loro parole siano da ascoltare con attenzione: un pubblico così attento e curioso è forse anche figlio di questi 18 mesi di pandemia, che probabilmente hanno motivato molte persone a dedicare più attenzione al cibo", aggiunge Nappini.

"Che bella questa edizione di Cheese, la più difficile ma anche la più emozionante, frutto di un grande lavoro di squadra e della volontà di tornare a incontrarci, guardarci negli occhi e vivere di persona le storie, le vie, le piazze, e i protagonisti di questo grande evento, patrimonio della città di Bra - dichiara il sindaco di Bra, Gianni Fogliato - Cheese è una manifestazione collettiva, e il pubblico ne è un tassello imprescindibile. La risposta a questa edizione ci rende particolarmente orgogliosi, non solo in termini di partecipazione, ma anche di senso civico e consapevolezza. Se Cheese 2021 è stata una meravigliosa occasione di convivialità responsabile, il merito va anche a cittadinanza e visitatori, che hanno saputo viverla al meglio, in armonia e sicurezza, cogliendo tra l’altro anche la possibilità di vaccinarsi durante i quattro giorni di evento".

Considera gli animali: questo il fil rouge che ha guidato quattro giorni di incontri, dibattiti, degustazioni e attività educative. Produttori, allevatori, pastori, tecnici e altre associazioni (il mondo del biologico, ad esempio) si sono confrontati sulla relazione fra esseri umani e animali, fra allevamento e territorio: "Cheese è il punto di partenza di un percorso importante, che dobbiamo fare tutti insieme per trovare alternative concrete all’allevamento intensivo, per riconciliare gli animali con la terra, l’allevamento con l’agricoltura. Abbiamo avviato un lavoro di squadra che parte dall’ascolto dei produttori, per capire come si possa allevare nel rispetto delle esigenze etologiche delle varie specie animali. Un punto chiave sarà senz’altro il pascolo. Riportare gli animali al pascolo ha effetti positivi sulla loro salute, sulla gestione del territorio, sulla qualità dei prodotti e la salute dei consumatori", racconta Serena Milano, segretario generale della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus.

Ma il pascolo apre una questione enorme, che riguarda la gestione e la cura del territorio: i prati spontanei, ricchi di essenze e rigogliosi di biodiversità, come abbiamo visto in questi giorni, stanno scomparendo, in pianura per via del consumo di suolo e dell’agricoltura industrializzata, in montagna a causa dell’abbandono e della boscaglia che rende le vallate impenetrabili, anche per chi vuole scoprirle da turista. E proprio il turismo rispettoso di chi vive un territorio è stato un altro tema di dibattito sviluppato insieme, tra gli altri, al ministro del turismo Massimo Garavaglia e all’amministratore delegato di EnitT Giuseppe Albeggiani, a partire dalle esperienze di Slow Food Travel. Territori marginali, ricchi di formaggi, animali, biodiversità, resi vivi da chi ha deciso di abitarli in equilibrio con la natura, giovani che scelgono di fare i pastori e i casari (e tra loro moltissime donne). Sono le storie dei nostri pastori resistenti, celebrati durante i quattro giorni di evento a Bra, come Angela Saba del Presidio Slow Food del pecorino a latte crudo della Maremma, che ha ricevuto uno dei premi Resistenza Casearia, quello per la prima volta intitolato ad Agitu Ideo Gudeta, pastora trentina di origine etiope assassinata a fine 2020. E come François Borel che nelle magnifiche terre di Provenza ha salvato una razza locale, la chevre du Rove, e, grazie al percorso del suo Presidio, è riuscito a ottenere la più virtuosa Dop casearia d’Europa, con un disciplinare che prevede il pascolo, il latte crudo e vieta l’aggiunta di fermenti industriali.

C.d.G.

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