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Scenari

Bella di Cerignola, da oliva da tavola a olio extravergine. In Toscana la scommessa di Giorgio Franci: “E’ un progetto folle…”

02 Novembre 2026
Giorgio Franci Giorgio Franci

Un olio extravergine ottenuto dalla Bella di Cerignola, cultivar pugliese conosciuta soprattutto come oliva da mensa. A produrlo in Toscana è Giorgio Franci, titolare dell’omonimo frantoio di Montenero d’Orcia, nel Grossetano, tra i pochissimi produttori italiani ad aver intrapreso questa strada. “È un progetto folle. Siamo due o tre in tutta Italia a fare l’olio dalla Bella di Cerignola. Non utilizziamo olive di seconda scelta, ma frutti sottratti alla produzione da mensa”, racconta Franci. La difficoltà è soprattutto economica: “Contiene appena il 5-7% di olio, quindi già in produzione costa tra i 25 e i 30 euro al litro. Sul mercato siamo vicini ai 40 euro per mezzo litro”.

Il risultato è un extravergine dal profilo sensoriale insolito. «Ha la caratteristica di essere dolce, senza note amare, leggermente piccante, con sentori di pisellino verde e insalata. È un olio che porta freschezza, primavera».

La produzione, avviata alcuni anni fa e successivamente interrotta per due stagioni a causa dei costi, è ripartita lo scorso anno. “Abbiamo avuto conferme da parte del pubblico, nonostante il prezzo. È uno degli oli preferiti sia dagli assaggiatori professionisti sia dai consumatori”. Franci lo considera un ingrediente più che un semplice condimento: “Bastano poche gocce per trasformare anche una semplice insalata iceberg e lattughino in un piatto gourmet”. Una produzione di nicchia che trova estimatori in Italia e all’estero.

Una storia di famiglia tra tradizione e sperimentazione

La storia del Frantoio Franci è legata a Montenero d’Orcia, dove l’azienda ha costruito negli anni una reputazione nella produzione di extravergini di alta qualità. Il primo riconoscimento arrivò con la raccolta del 1995, premiata nel 1996 al concorso di Festambiente.

Da allora la ricerca si è affiancata alla tutela del patrimonio olivicolo. “Ci prendiamo cura di piante millenarie, plurisecolari e di quelle che hanno 30 o 40 anni. Ma dobbiamo anche sperimentare”, spiega Franci.

L’azienda ha realizzato dieci ettari di oliveto superintensivo con due cultivar del territorio, Maurino e Leccio del Corno, dimostrando come l’innovazione agronomica possa valorizzare anche le varietà toscane. Il frantoio è stato inoltre ampliato con una nuova struttura, avviata nel 2020.

Particolare attenzione viene riservata alla selezione: gli oli sono assaggiati alla cieca e destinati alle diverse etichette in base alla qualità e al profilo sensoriale.

Olio toscano, annata positiva ma il caldo penalizza le eccellenze

Per la campagna olivicola 2026, Giorgio Franci traccia un bilancio complessivamente favorevole, pur evidenziando gli effetti delle temperature elevate sulla maturazione. “Nel complesso è un’annata positiva per quantità e qualità dell’olio toscano. Tuttavia, almeno per quanto riguarda la nostra esperienza, i top di gamma presentano indici di complessità ed eleganza inferiori rispetto ad altre stagioni”.

Il caldo ha accelerato la maturazione, riducendo in alcuni casi la freschezza aromatica. Le temperature più basse delle ultime settimane hanno invece favorito il miglioramento degli oli ottenuti dalle olive ancora verdi.

Fondamentale, secondo Franci, è individuare il corretto momento della raccolta. “Negli ultimi anni si è pensato che anticipare fosse la soluzione per ottenere grandi oli. Non è così. Se un frutto non è maturo, non è maturo”. Anche la gestione dell’acqua diventa strategica: l’azienda utilizza strumenti per analizzare umidità e contenuto oleoso dei frutti, orientando irrigazione e raccolta.

“Oggi non si può pensare di progettare un oliveto senza aver pianificato la risorsa idrica”, conclude Franci. Una necessità che, insieme alla valorizzazione delle cultivar autoctone e alla sperimentazione, rappresenta una delle sfide decisive per il futuro dell’extravergine toscano.