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Scenari

Biodiversità e futuro del cibo, Slow Food chiede un cambio di rotta: “Solo promesse e pochi impegni concreti”

02 Novembre 2026
Francesco Sottile – foto Slow Food Francesco Sottile – foto Slow Food

Dalla COP17 sulla biodiversità ancora pochi impegni concreti e molte promesse. E’ andato in archivio in Armenia la Conferenza delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica, ma secondo Slow Food il bilancio è quello di un’occasione mancata: “ancora una volta – dicono – la politica non è riuscita a riconoscere nella tutela della biodiversità uno strumento fondamentale per contrastare la crisi climatica. Dalla perdita di habitat naturali all’impoverimento dei terreni agricoli, dal consumo di suolo all’acidificazione degli oceani, le emergenze ambientali continuano ad aggravarsi, mentre le decisioni assunte restano non vincolanti e affidate alla volontà dei singoli Paesi. Si annunciano nuove risorse e piani d’azione per recuperare gli obiettivi già disattesi, ma senza impegni concreti e strumenti efficaci il rischio è che anche questa volta le promesse restino sulla carta”.

Se la finanza climatica fatica a prendere slancio e si continua imperterriti a puntare sui titoli legati al settore del fossile, la politica preferisce conservare lo status quo, impaurita dalla prospettiva di perdere i privilegi accumulati. Ma in gioco non c’è il benessere di qualcuno: c’è il futuro di tutti, e l’immobilismo pone in pericolo tutti, senza distinzioni.

Da quarant’anni Slow Food si occupa di biodiversità agricola, ma in quest’ottica non vi è separazione con la biodiversità naturale: la produzione di cibo è responsabile, in modo diretto e indiretto, anche di ciò che accade in habitat ed ecosistemi lontani dai luoghi dove si coltiva e alleva. Ecco perché cambiare il modo in cui si produce cibo, ed educare a un consumo differente, è una priorità globale: “Tutto il mondo è agrobiodiversità – sostiene Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia – e le politiche agro-ambientali devono essere in cima alle agende politiche, a cominciare dall’Europa. Non si può rimanere in silenzio davanti a ciò che sta accadendo: i dati appena pubblicati dalle Nazioni Unite rivelano che nel 2025 i gas serra hanno raggiunto livelli mai toccati prima. Accade nonostante la crisi climatica sia da anni un fatto acclarato e di cui tutti (e non soltanto la comunità scientifica) hanno consapevolezza”.

“L’inazione e la mancanza di soluzioni alla crisi climatica – dicono da Slow Food – sono in così forte contraddizione con la crescente sensibilità ambientale a livello globale che viene da domandarsi da dove derivino: si tratta di miopia dovuta all’avidità e alla bramosia del profitto oppure si tratta di miopia da ignoranza, da incapacità di rendersi conto della gravità del problema? Forse la seconda, se pensiamo che le conseguenze toccheranno tutti, ricchi e poveri indistintamente”.

Secondo Slow Food, il cibo è un potente strumento per cambiare il mondo e l’agroecologia una soluzione per arginare le conseguenze della deriva segnata dall’industrializzazione. “Produrre cibo conservando il suolo, mantenendo la fertilità, salvaguardando la biodiversità e proteggendo l’ambiente dovrebbe essere il primo degli obiettivi – conclude Sottile – perché da lì, a cascata, si generano effetti positivi sulle salute pubblica, sull’economia, sulla tenuta democratica delle nostre comunità che altrimenti rischia di saltare a causa delle diseguaglianze crescenti. L’agroecologia dovrebbe essere il cardine di qualsiasi politica ambientale e agricola, a cominciare dalla Pac. Oggi, ed è incredibile, invece si continua imperterriti a perseguire vie di sviluppo già ampiamente bocciate dalla storia recente”.