Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Scenari

Il prodotto dell’anno 2026 (secondo noi)

31 Dicembre 2025
Il prodotto dell’anno 2026 Il prodotto dell’anno 2026

Le scelte della redazione tra cibo, vino e strumenti. Piccoli simboli di un anno che cambia

Non c’è un fine anno senza un nostro articolo dedicato al prodotto: può essere un cibo o uno strumento che, in qualche modo, è stato simbolico per l’anno che sta per finire o lo sarà per quello che sta cominciando. Ecco i nostri prodotti. E auguri per un 2026 speciale a tutti i nostri lettori, vicini e lontani. E, alla fine, se avete voglia, potrete leggere nei vari link tutti i prodotti scelti negli anni passati dalla nostra redazione.

Fabrizio Carrera
FRANTOIO
Frantoio viene dal verbo frangere, che vuol dire rompere. È lo strumento fondamentale per “spremere” le olive e ottenerne olio. La tecnologia oggi consente di produrre spremute di olive eccellenti. Tuttavia nulla è scontato. Dipende molto da come viene utilizzato questo strumento complesso, frutto dell’ingegno umano che è, appunto, il frantoio. A giudicare dai risultati, ci sembra che molta strada debba essere ancora fatta per sfruttare davvero le potenzialità offerte dalla tecnologia. I tempi, le modalità, la pulizia sono fattori essenziali per ottenere un ottimo olio extravergine di oliva. Bisogna quindi accendere sempre di più i riflettori per studiare meglio il frantoio e imparare a utilizzarlo senza ricorrere a scorciatoie solo in apparenza convenienti. Ed evitare così di ottenere oli d’argento da olive d’oro.

Stefano Bagnacani
OZEMPIC
C’è chi lo incolpa per la fine, ma era mai iniziata, della body positivity; c’è chi lo vede come una pozione miracolosa. Ma questo farmaco per il diabete, che consente in poco tempo di dimagrire lavorando sull’appetito, sta cambiando non solo il modo in cui mangiamo, ma anche il modo in cui pensiamo il cibo. Dietro alla pancia piatta di molte star di Hollywood e alla scomparsa delle maniglie dell’amore dal corpo delle celebrities si intuisce l’uso massiccio di questo farmaco. L’Ozempic cambierà per sempre il modo in cui desideriamo, percepiamo e assumiamo il cibo. Avremo meno fame, saremo tutti più magri, sarà anche la fine del desiderio?

Gianni Nazzareno Francia
CORAVIN
Un ingegnere americano, Greg Lambrecht, appassionato di vini, nel 1999, quando sua moglie in gravidanza passò un periodo senza bere vino, sperimentò la condizione di sprecare parte di una bottiglia per poter bere solo qualche bicchiere. Esperto in ambito medico di aghi, cominciò a progettare un sistema per consentire di versare il vino senza mai rimuovere il tappo. Solo nel 2013 Greg ha presentato Coravin al mondo. Oggi, dopo oltre un decennio necessario a sconfiggere pregiudizi e scarsa informazione, rappresenta la soluzione ideale per un approccio diverso al vino, frutto anche dei cambiamenti nel suo consumo. Questo sistema utilizza un ago di qualità medica per estrarre il vino attraverso il tappo, sostituendo il vino versato con gas argon, completamente inerte e inodore, sicuro per gli alimenti. Il vino avanzato rimane perfettamente conservato anche per anni, mantenendo la freschezza del primo bicchiere. Tutto ciò è stato verificato in appositi test effettuati da Lambrecht con produttori ed esperti di vino: a ogni degustazione alla cieca, confrontando bottiglie aperte tre mesi, sei mesi, un anno e tre anni prima con bottiglie intatte degli stessi vini, non sono state riscontrate differenze organolettiche. Insomma, una vera rivoluzione: poter degustare lo stesso vino in tempi diversi e valutarne le potenzialità di invecchiamento, bere un bicchiere della propria etichetta più pregiata senza l’obbligo di finirla, oppure aprire più bottiglie nella stessa serata con la certezza di ritrovarle integre nei giorni o mesi successivi. Da ultimo la ristorazione, ancora un po’ a rilento nel cogliere le potenzialità del sistema: vini al calice senza limiti e possibilità di assaggiare etichette importanti senza spendere cifre elevate. Opportunità infinite per chi saprà coglierle.

Annalucia Galeone
OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
L’olio extravergine di oliva è uno degli emblemi della cucina italiana, eletta nel 2025 Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco. Il Belpaese vanta un patrimonio olivicolo con oltre 700 cultivar registrate. Con una biodiversità straordinaria e uno stretto legame con i territori, l’olio extravergine di oliva ha una potenzialità ancora inespressa e tutte le carte per diventare uno strumento di promozione dell’Italia attraverso l’oleoturismo.

Giada Giaquinta
VINO DEALCOLATO
A inizio 2025, con la firma del decreto del Ministero dell’Agricoltura, l’Italia ha autorizzato ufficialmente la produzione di vini dealcolati e parzialmente dealcolati, colmando un vuoto normativo che per anni aveva spinto alcuni produttori a ricorrere all’estero per la dealcolazione. Un mercato in crescita che, a livello globale, vale già circa 2,5 miliardi di dollari, ma che divide il settore: per i puristi non è vino a tutti gli effetti, per altri è un’opportunità, soprattutto per intercettare una generazione di giovani più attenta alla moderazione e alla consapevolezza. Resterà da vedere se entrerà davvero nei calici delle grandi occasioni o se rimarrà un’alternativa di nicchia. Intanto, mentre si brinda alle feste e all’anno nuovo, qualcuno lo farà con l’alcol e qualcun altro senza. In fondo, il segno dei tempi è anche questo.

Christian Guzzardi
OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA “MONOCULTIVAR”
Non perché l’olio extravergine sia improvvisamente diventato il prodotto dell’anno: lo è già da tempo, almeno nei discorsi, nelle fiere, nei premi. Il 2025 segna piuttosto un passaggio diverso, più maturo. Per la prima volta l’attenzione si è spostata davvero sulle differenze, sulle cultivar. Conoscere una Coratina, una Nocellara, una Frantoio o una Picual non è più un esercizio per addetti ai lavori, ma un passo verso una nuova consapevolezza. Capire che un olio può essere frutto di una sola varietà o di un blend, e che entrambe le scelte hanno senso se sono dichiarate e pensate, è parte di una cultura che sta finalmente prendendo forma. Non è un caso se se ne parla di più: il pubblico ha iniziato a riconoscere che dietro la parola “extravergine” esiste un mondo di sfumature, identità e scelte precise. Un segnale importante, forse il più incoraggiante, per il futuro dell’olio.

Francesca Landolina
FRUTTA SECCA A GUSCIO
Oltre al rinomato pistacchio di Bronte e alla storica mandorla di Avola, la frutta secca siciliana vive oggi una nuova stagione di attenzione grazie ad altre eccellenze territoriali. Il pistacchio di Raffadali, sempre più apprezzato per il suo profilo aromatico intenso e la qualità costante, si sta affermando come protagonista nella trasformazione artigianale e nella cucina contemporanea. Allo stesso modo, le nocciole dell’Etna raccontano un legame profondo con il paesaggio vulcanico: un prodotto elegante e riconoscibile, frutto di un equilibrio unico tra suolo, clima e tradizione agricola. Insieme, queste produzioni confermano come la frutta secca non sia solo memoria gastronomica, ma uno dei linguaggi più attuali dell’identità alimentare siciliana.

Federico Latteri
LIBRI (CHE PARLANO DI VINO)
Non solamente libri sul vino riguardanti le tecniche di produzione, le zone vinicole, le caratteristiche dei diversi vini e così via, ma anche e soprattutto romanzi in cui si parla di vino, di vicende legate ad aziende vitivinicole o di aneddoti riguardanti diverse epoche. Perché proprio in questo momento di crisi bisogna far capire quanto questo prodotto sia intimamente legato all’uomo, alla sua storia, alla sua capacità di interpretare un territorio, alla sua stessa natura. La risposta alla crisi del vino dovrebbe partire proprio da qui, dal far comprendere quanto questo prodotto sia strettamente umano e culturale, andando ben oltre il semplice contenuto di una bottiglia. Potreste mai immaginare Napoleone che gioisce insieme ai suoi soldati bevendo aranciata o Winston Churchill che festeggia una vittoria stappando una magnum di succo di mela?

Alessandra Meldolesi
CARNE
Io dico la carne: dopo una lunga supremazia del vegetale, spinta anche dall’ideologizzazione della cucina, oggi si assiste al revival della ciccia da parte di giovani chef, autori di menu interamente proteici o quasi, spesso fondati sull’uso della brace. Ma Errico Recanati insegna che gli spunti più interessanti possono venire anche da vegetali e carboidrati. È il caso di Edoardo Tilli a Podere Belvedere e di Jessica Rosval al Gatto Verde, così come dell’astro nascente umbro Tommaso Tonioni da Arso. I ristoranti monotematici, anche stellati, non sono una novità: basti pensare a sushi, tempura e steakhouse celebri. Ma perché limitare l’offerta in modo così drastico, appesantendo il pasto?

Clara Minissale
MANGO
Il mio prodotto 2026 è il mango. Quello siciliano, con le coltivazioni delle numerose varietà che crescono rigogliose nell’isola, ha in parte ridefinito il paesaggio agricolo lungo la costa da Trapani a Catania, passando per il Messinese. È dolce, succoso, saporito e ormai irrinunciabile.

Michele Pizzillo
SPAGHETTI
Sono gli spaghetti a rappresentare la pasta italiana nel mondo. Tant’è che qualche decennio addietro, sul set de “La pantera rosa”, il famoso attore britannico David Niven, per celebrare la bellezza e il fascino della collega Claudia Cardinale, che amava proprio gli spaghetti, la presentò come “la più bella invenzione italiana dopo gli spaghetti”. Una conferma, quindi, dell’importanza degli spaghetti nella produzione della pasta italiana, nonché del ruolo trainante che questo formato di pasta ha avuto nella diffusione della pasta italiana nel mondo, tanto che con il film western “C’era una volta il West” di Sergio Leone, oltre a ritrovare fra gli interpreti la splendida Claudia Cardinale, nasce il filone degli spaghetti western. Non tutti sanno che gli spaghetti sono nati in Sicilia, precisamente a Trabia, paese a 30 chilometri da Palermo. Lo si legge nel “Libro di Ruggero”, pubblicato nel 1154 da al-Idrisi, geografo di Ruggero II di Sicilia, che descrive il piccolo centro come una zona con molti mulini dove si fabbricava una pasta a forma di fili, modellata manualmente, evolutasi dal laganum di epoca romana, che successivamente prenderà il nome di vermicelli e poi di spaghetti, ma che al tempo al-Idrisi indicava con il termine più generico di itriyya, dall’arabo itriyya e a sua volta dal greco itrion, che significava “pasta secca stirata e filiforme”. Con il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità tutelato dall’Unesco, si è tornati a parlare di spaghetti e, magari, a ringraziare il cinema se i piatti italiani, e su tutti gli spaghetti, sono diventati simbolo del Made in Italy. Il cinema italiano, infatti, è pieno di scene in cui si consuma un buon piatto di spaghetti. Bastano pochi esempi per averne conferma: Alberto Sordi in “Un americano a Roma” e in “Una vita difficile”; Totò in “Miseria e nobiltà” e in “Totò e la malafemmina”; Julia Roberts, nei panni di Elizabeth Gilbert, in “Mangia prega ama”; Paolo Villaggio nei panni di Fantozzi con gli spaghetti alla Montecristo; fino a “Spaghetti a mezzanotte” di Sergio Martino con Lino Banfi e Barbara Bouchet. E così questo formato di pasta continuerà a rappresentare il Made in Italy nel mondo.

Stefania Petrotta
VEGETALE
Che sia accompagnato da proteine o in purezza, il vegetale, in questo 2025, ha assunto sempre di più un ruolo da protagonista. Complice un’attenzione sempre maggiore all’ambiente, alla salute e alla sostenibilità in ogni sua sfaccettatura.

Gianluca Rossetti
ALICI
Il mio prodotto dell’anno è proprio l’acciuga, simbolo della storia gastronomica italiana, recentemente eletta patrimonio dell’umanità. Si parte dalle alici fresche, pesce azzurro invidiatoci da tutto il mondo, un miracolo dei nostri mari. Poi l’alice diventa acciuga, per necessità di conservazione, trasformandosi in un prodotto simbolo degli artigiani gastronomici italiani. La uso come prodotto dell’anno perché dobbiamo tornare a valorizzare queste cose, per una questione di gusto, di sostenibilità e di storia.

Marco Sciarrini
VINO DEALCOLATO
Sarà il prodotto dell’anno, in particolare in Italia, anche grazie all’emanazione, in questi giorni, del decreto interministeriale Mef-Masaf sulla produzione italiana di vini dealcolati. L’iniziativa porta le imprese italiane in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei, che hanno avuto la possibilità di penetrare questo mercato molto prima di noi. Il comparto Nolo, no e low alcohol, rappresenta una nuova frontiera dell’enologia, dove l’innovazione gioca un ruolo rilevante e che risponde a un’esigenza autentica e sempre più sentita, in particolare tra le nuove generazioni di consumatori, che per la maggior parte non sono consumatori abituali di vino.

Sara Spanò
CORIANDOLO
La parola coriandolo prende origine dal termine greco kóris, “cimice”, per l’odore pungente che sprigionano i semi freschi della pianta. Gli stessi semi, ricoperti di zucchero, venivano lanciati a Carnevale durante il Rinascimento, per poi essere sostituiti dapprima da palline di gesso e poi dai dischetti colorati che oggi chiamiamo coriandoli. Il mio prodotto dell’anno è il coriandolo:  una spezia (e un’erba) che negli ultimi tempi ha conquistato chef, bistrot e cucine domestiche, diventando quasi una firma obbligatoria di modernità gastronomica e piovendo sui piatti proprio come i coloratissimi coriandoli a Carnevale. Considerato anche che circa il 10‑20% della popolazione percepisce il suo aroma come saponoso a causa di una variante genetica — non una scelta, ma una vera e propria condizione biologica — il mio auspicio è duplice: che il coriandolo continui a essere protagonista, ma che sia utilizzato con parsimonia, perché il suo particolare profumo può dare carattere a un piatto, ma anche diventarne il suo aroma predominante.

Fosca Tortorelli
BARBABIETOLA ROSSA
Radice che profuma di terra e memoria, la barbabietola rossa è un ingrediente che oggi trova nuovo spazio nelle cucine contemporanee. Per lungo tempo relegata a un ruolo secondario, viene riscoperta come prodotto identitario, versatile e coerente con una cucina sempre più attenta all’essenzialità e al rapporto tra gusto e benessere. Il suo profilo aromatico, dolce e terroso, la rende adatta a molteplici utilizzi, come risotti, insalate e preparazioni dolci, dove contribuisce a ridurre l’uso di zuccheri e grassi senza rinunciare alla struttura. Il colore intenso è parte del linguaggio visivo della cucina attuale. Ricca di betalaine, fibre e nitrati naturali, alleata del cuore per la sua azione vasodilatatrice e depurativa, la barbabietola rappresenta un punto di incontro tra benessere e piacere. Radicata nelle tradizioni dell’Europa orientale e del Nord, è oggi sempre più presente anche in Italia, fuori dalle logiche della moda. Un prodotto semplice e leggibile, che parla di ritorno alla terra e di una cucina vegetale concreta, senza bisogno di sovrastrutture narrative.

Alessio Turazza
VINO DEALCOLATO
Dopo oltre un anno di inutili polemiche, battaglie di retroguardia, visioni manichee ed oscurantiste, finalmente anche in Italia è stato emanato un decreto che definisce la normativa dei vini dealcolati. Invece di guardare con pragmatismo a un nuovo prodotto, che va incontro alle esigenze di chi non vuole rinunciare al piacere di un calice, ma non vuole o non può, per vari motivi, terapie mediche, gravidanza, scelte salutiste, assumere alcolici, si è perso un anno ad arroccarsi su posizioni di rifiuto nei confronti di una nuova bevanda. Il vino dealcolato non rappresenta un pericolo, ma un’opportunità di ampliare un mercato e di avvicinare nuove persone a un universo che deve presentarsi sempre più aperto e inclusivo, se vuole continuare a svolgere un ruolo importante all’interno della nostra società. Anche nel mondo del vino, come nella vita, alzare muri, tracciare frontiere ideologiche, rifiutare contaminazioni e nuove visioni è una politica sterile, ottusa e perdente.

Manuela Vacca
PANE CARASAU
Antichissimo e tipico della Sardegna, il pane carasau è uno dei prodotti del Belpaese di cui ci si sta accorgendo all’estero. È successo anche con The Guardian che, a metà dicembre, lo ha inserito tra le sei delizie regionali da provare in Italia. A forma di disco, è il risultato di una doppia cottura che lo rende croccante e lo priva dell’acqua, allungandone la vita sino a tre mesi. Perfetto allora, così leggero e nutriente, per la transumanza dei pastori, resta ideale anche oggi per sostenibilità e gusto. E, trasformato in guttiau con l’olio extravergine d’oliva e il sale, oltre a essere accostato a pietanze di pesce crudo o marinato, può risolvere l’idea di uno snack per l’aperitivo. Anni fa veniva chiamato “carta da musica”. Fa infatti rumore quando viene spezzato e masticato e, secondo alcuni, ricorda il fruscio della carta. Con la speranza che quel suono attraversi i confini, continuando a farsi sentire lontano, come la voce autentica di una Sardegna che parla al mondo attraverso il suo pane.

Simona Valerio
ZENZERO
È una spezia che non si limita a insaporire, ma racconta una storia fatta di viaggi, incontri e meraviglia. Nato migliaia di anni fa nelle terre calde e umide dell’Asia, questo rizoma profumato ha iniziato presto il suo cammino lungo le antiche rotte commerciali, portando con sé il suo carattere ardente e il suo fascino misterioso. È così che ha conquistato mercanti, medici e cuochi, fino ad arrivare in Medio Oriente e in Europa, dove per secoli è stato considerato un dono prezioso, quasi magico. Lo zenzero piace perché non passa inosservato: scalda senza bruciare, punge senza ferire, avvolge il palato con una forza gentile ma decisa. È una spezia che risveglia i sensi e accende la curiosità, capace di trasformare un piatto semplice in un’esperienza e una bevanda calda in un momento di conforto. Forse è proprio questo equilibrio tra energia e delicatezza a renderlo così amato, ieri come oggi. La sua multiversatilità è una delle sue qualità più affascinanti: in cucina si muove con naturalezza tra dolce e salato, tra tradizioni lontane e ricette moderne, profuma biscotti e infusi, dà carattere a zuppe, piatti orientali e marinature, sorprende in succhi e cocktail. Ma lo zenzero non si ferma al gusto: da sempre è apprezzato per i suoi molteplici benefici, in quanto capace di favorire la digestione, alleviare la nausea, sostenere le difese naturali, combattere infiammazioni e stanchezza, regalando una sensazione di calore e vitalità che parte dallo stomaco e arriva fino allo spirito. Oggi, come un viaggiatore instancabile, lo zenzero continua a reinventarsi, divenendo un diffuso ingrediente di rimedi naturali, simbolo di benessere e protagonista di una cucina che cerca autenticità ed equilibrio. Antico e moderno allo stesso tempo, resta una spezia capace di parlare al corpo e al cuore, ricordandoci perché da millenni non smettiamo di innamorarci del suo sapore inconfondibile.

Manuela Zanni
FRIGGITRICE AD ARIA
Il prodotto che meglio ha identificato il 2025, a mio parere, è la friggitrice ad aria. Inizialmente invisa agli scettici, questo strumento di cucina è riuscito, nel tempo, ad accattivarsi anche la simpatia degli appassionati di cucina più diffidenti, grazie alla capacità di adattarsi alle più svariate esigenze. Analogica o digitale, a uno o due cestelli, orizzontale o verticale: oggi non c’è limite alle tipologie presenti in commercio di questo prezioso aiuto, che ha saputo conquistare il cuore, e il palato, della nutrita schiera dei cucinieri domestici. C’è da chiedersi quale evoluzione avrà nel 2026, con la certezza che la rapidità di cottura, unita alla qualità del risultato, le garantirà ancora a lungo un posto sul podio degli elettrodomestici più gettonati.

I prodotti scelti negli anni passati: