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Turismo e dintorni

Enoturismo, l’Italia conquista i viaggiatori: primeggia per spesa media a prenotazione. Cibo e vino valgono più di arte e monumenti

06 Novembre 2026
Nadia Zenato, Andrea De Lillo, Roberta Garibaldi e Luciano Ferraro Nadia Zenato, Andrea De Lillo, Roberta Garibaldi e Luciano Ferraro

L’Italia si conferma una delle destinazioni più attrattive per il turismo del vino, e lo fa anche sul piano economico: con una spesa media di circa 107 euro per prenotazione, supera Francia, Spagna e Portogallo, registrando un valore superiore del 26% rispetto al mercato francese.

Ma il suo punto di forza non sono soltanto le cantine e le etichette: per il 55% dei viaggiatori di lingua tedesca, infatti, l’Italia è innanzitutto una destinazione di cibo e vino, ancora prima che di arte e patrimonio culturale. Da questi dati ha preso le mosse il nuovo appuntamento del Salotto Nadia Zenato, ospitato ieri alla Tenuta Sansonina, a Peschiera del Garda, dedicato alle prospettive dell’enoturismo italiano e alle opportunità offerte dai mercati internazionali.

Al confronto hanno partecipato Nadia Zenato, imprenditrice padrona di casa e ideatrice del Salotto; Roberta Garibaldi, docente dell’Università degli Studi di Bergamo e presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico; lo chef Andrea De Lillo del ristorante Nin, una stella Michelin sul Garda; e Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, in collegamento. A moderare l’incontro è stato Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera.

Il dibattito ha preso spunto dal rapporto Enoturismo: i mercati di Germania, Austria, Svizzera e Francia, realizzato da Roberta Garibaldi in collaborazione con Fine Italy e Sansonina, che ha incrociato oltre 2.000 interviste, il sentiment delle recensioni online e 15.000 prenotazioni enoturistiche reali effettuate.

Il primo risultato riguarda l’immagine stessa dell’Italia: per il 55% dei viaggiatori dell’area Dach (Germania, Austria, Svizzera) cibo e vino sono il primo elemento associato al nostro Paese, prima ancora dell’arte e dei monumenti, contro il 34% dei francesi. A pesare nella scelta della destinazione è soprattutto il paesaggio rurale (ritenuto importante, con voti da 7 a 10 su 10, dall’83% dei rispondenti Dach e dall’88% dei francesi) e la presenza di ristoranti locali ritenuti autentici (70% e 81%). L’attrattività di una destinazione del vino, insomma, non dipende solo dalla notorietà delle etichette, ma dalla possibilità di vivere un’esperienza coerente con l’identità del luogo.

È una prospettiva particolarmente favorevole per il Garda: il rapporto indica il lago tra i luoghi più riconoscibili della relazione storica tra il mercato tedesco e l’Italia.

Così Roberta Garibaldi, Università degli Studi di Bergamo e presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico: “La vera sfida dell’enoturismo italiano non è soltanto attrarre più visitatori nelle cantine, ma trasformare il patrimonio vitivinicolo in un fattore strutturale di competitività delle destinazioni. La nostra ricerca evidenzia che i turisti internazionali non scelgono un territorio esclusivamente per la notorietà dei suoi vini: cercano paesaggi, cultura, gastronomia, relazioni autentiche e un’esperienza complessiva capace di esprimere l’identità del luogo. Per valorizzare questo potenziale occorre superare la frammentazione dell’offerta e costruire una governance territoriale strutturata e condivisa, che metta in relazione Dmo, Consorzi di tutela, istituzioni, imprese e comunità locali. Ciò che conta è definire responsabilità, obiettivi comuni e strumenti di collaborazione, affinché il vino diventi parte integrante di una strategia di destinazione”.

Quanto vale l’enoturismo: l’Italia prima in Europa

Se l’interesse è alto, il valore economico lo è ancora di più. Secondo i dati di prenotazione analizzati nel rapporto, l’Italia è il Paese che genera la spesa media per prenotazione più elevata tra i quattro mercati enoturistici europei confrontati (Italia, Francia, Spagna, Portogallo), circa 107 euro. Buona parte di questo valore — circa il 60% — deriva dal vino acquistato direttamente in cantina. Cambia anche il volto del pubblico: l’enoturista è più giovane di quanto il settore immagini, con oltre quattro visitatori su dieci sotto i 35 anni.

A confermare la solidità della reputazione italiana, la Germania risulta il primo mercato internazionale per numero di recensioni nelle aree a denominazione, seconda solo all’Italia, con un livello di soddisfazione che in tutti i mercati analizzati supera gli 85 punti su 100.

Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, ha dichiarato: “L’enoturismo è certamente una delle leve importanti per dare un po’ di ossigeno alle cantine, che oggi fanno un po’ tutte fatica: chi lo fa bene offre un buon servizio e riesce a valorizzare le proprie bottiglie. Ma permettetemi di ricordare che deve restare la ciliegina sulla torta: il nostro mestiere resta portare il vino in giro per l’Italia e per il mondo, e la cantina è un aiuto essenziale per raccontarlo. Detto questo, chi viene a trovarci non deve sentirsi in un museo: deve vivere un’esperienza ritagliata su di sé, come entrare in una casa, e sentirsi unico. Deve trovare il territorio, perché l’esperienza vincente è quella autentica: non dobbiamo competere con la ristorazione, ma offrire ciò che un ristorante non può dare”.

Oltre la cantina: la visita diventa scoperta del territorio

Il viaggio enoturistico si inserisce quasi sempre in una vacanza più ampia. Il 59% dei viaggiatori Dach ha visitato una o due cantine, mentre tra i francesi la quota di chi ne visita tre o più sale al 40%: un pubblico, quello francese, più incline a costruire itinerari e ad aprirsi al Sud e alle isole, tanto che per i francesi l’Etna (40%) è ormai alla pari con il Chianti (39%) tra le mete più desiderate. Emerge anche un dato controintuitivo: in Germania un visitatore di cantina su tre non è arrivato nella regione per il vino, ma lo ha incontrato dentro un’esperienza fatta di paesaggio, cibo e natura.

Per le aziende vitivinicole significa poter ampliare il proprio ruolo, in collaborazione con ristoranti, strutture ricettive e operatori del territorio. Ma conta anche la concretezza: informazioni chiare, prezzi coerenti con i servizi e prenotazioni semplici possono fare la differenza nel trasformare l’interesse del viaggiatore in una visita effettiva. Non a caso, in entrambi i mercati, il passaparola resta la prima fonte d’ispirazione, davanti a qualsiasi canale digitale.

Nadia Zenato, imprenditrice e ideatrice del Salotto, spiega: “I numeri ci dicono che l’Italia è desiderata. Ma i numeri da soli non bastano e soprattutto non devono farci sentire arrivati: il rischio, quando piaci, è smettere di sforzarti. L’autenticità non si proclama, si pratica, e spesso sta in gesti molto concreti: parlare la lingua di chi arriva, dedicargli tempo, portarlo in vigna e raccontargli di chi quella terra la lavora. Il turista di oggi se ne accorge in un attimo quando l’autenticità è costruita a tavolino. Noi produttori dobbiamo avere il coraggio di non inseguire i modelli degli altri. Bisogna metterci la faccia e raccontare una storia vera. Ho voluto questo Salotto per dirlo senza giri di parole: il nostro vantaggio non è un diritto acquisito, è una responsabilità. O lo coltiviamo con serietà o finiremo per regalarlo a chi è più organizzato di noi”.

Così Andrea De Lillo, chef una stella Michelin del ristorante Nin: “Oggi il cliente sceglie prima ancora di arrivare: la decisione non si prende da seduti, ma a monte, spesso online o al telefono. Ecco perché conta essere riconoscibili. La nostra filosofia è totalmente green: lavoriamo in un raggio di 90 chilometri, un limite che mi sono imposto per essere coerente ogni giorno, pesce del Garda e carne del Monte Baldo. Abbiamo deciso di non inserire nei nostri menù prodotti come il salmone, il branzino o l’aragosta, per dare valore al pescatore che da anni porta avanti la sua famiglia vendendo pesce di lago: se non c’è più nessun ristorante che glielo acquista, tutto questo muore. E lo stesso vale per la terra, per l’agricoltura, per l’allevamento, e anche per il vino. Chi viene da noi vuole sentire il territorio a tavola, ma con quel guizzo in più, quello stupore che in un altro ristorante non trova”.