Incontri che rivelano affinità. È con questo spirito che nasce la rassegna “Incontri“, ideata da Benanti Winery insieme a Sarzi Amadè, rappresentata da Rocco Pugliese: un ciclo di serate pensate come momenti di dialogo tra territori, famiglie e visioni del vino. Non semplici degustazioni, ma occasioni di confronto tra storie che, pur nascendo in luoghi diversi, condividono la stessa idea di viticoltura e di identità territoriale.
“Abbiamo immaginato questa rassegna come un vero incontro tra culture del vino”, ha spiegato Salvino Benanti, produttore della Benanti Winery insieme al fratello Antonio. “L’Etna oggi è un territorio molto osservato e studiato, ma crediamo che la sua identità si comprenda ancora meglio quando entra in dialogo con altre grandi zone vitivinicole. Invitare produttori che lavorano con la stessa attenzione al terroir, alla finezza e alla precisione significa creare un confronto autentico che arricchisce tutti, noi per primi”.
Il secondo episodio della rassegna ha portato idealmente gli ospiti dall’Etna alle Langhe, e più precisamente a Neive, patria dei grandi Barbaresco DOCG da Nebbiolo. Protagonista della serata è stata la storica cantina Paitin, guidata dalla famiglia Pasquero-Elia da otto generazioni.
La degustazione si è svolta nella suggestiva Sala dei Quadri della cantina Benanti: un ambiente carico di memoria che racconta un pezzo di storia etnea. Qui tradizione e contemporaneità convivono in un equilibrio che rispecchia la filosofia della famiglia Benanti: ricerca, eleganza e rispetto del territorio.
“Per noi è importante che questi incontri avvengano qui, in cantina», ha aggiunto Salvino Benanti. «Questo luogo racconta la nostra storia e quella del vino etneo. Accogliere altri produttori significa creare uno spazio di confronto dove il vino diventa racconto di territori, di famiglie e di paesaggi”.
Un incontro tra culture del vino, dunque, ma anche un’occasione preziosa per gli appassionati, che hanno potuto conoscere grandi etichette in un contesto unico, immersi nella storia e nell’identità del vulcano. Protagonista del dialogo con l’Etna è stato Luca Pasquero-Elia, premiato dal Gambero Rosso come Giovane Talento 2026, che ha presentato i cru storici di Neive e raccontato la filosofia produttiva della sua famiglia. Durante la serata Luca ha sottolineato come la parola chiave della viticoltura di Paitin sia l’equilibrio.
“Per noi tutto parte dall’equilibrio del sistema vigneto”, ha spiegato. L’obiettivo è lavorare con viti il più possibile mature, capaci di autoregolarsi e di richiedere interventi minimi. Nei filari convivono diverse essenze vegetali che contribuiscono a ridurre le temperature, evitare l’erosione e ossigenare il terreno, favorendo la biodiversità del vigneto.
Anche nella gestione della pianta l’intervento umano resta discreto: si cerca di evitare tagli e diradamenti drastici, favorendo una competizione naturale tra vegetazione e produzione, affinché il lavoro dell’uomo sia solo una correzione e mai un addomesticamento.
Questo equilibrio si riflette nel vino: fermentazioni spontanee, macerazioni lunghe ma delicate e affinamenti pensati per preservare la tensione e l’identità del cru. “Quando assaggiamo un vino deve sapere chiaramente di Basarin, di Albesani o di Serraboella”, ha spiegato Luca.
Sul piano agronomico, Paitin lavora con approccio biodinamico dal 1999 ed è certificata biologica dal 2018, guardando oggi con sempre maggiore attenzione all’agricoltura rigenerativa. La stessa corrispondenza tra vino e vigna caratterizza anche il lavoro della famiglia Benanti. Sull’Etna i vigneti sono coltivati ad alberello etneo, spesso con piante ultracentenarie. Le contrade e, in alcuni casi, perfino singole parcelle diventano l’identità del vino, come nel caso del Rovittello – Particella 341 “Alberello Centenario”.
Il percorso gastronomico degli chef
Co-protagonisti dell’evento sono stati i Resident Chef Enrico Rinaldi e Gianluca Sottile, quest’ultimo piemontese di Langa. I due chef hanno costruito un menu capace di dialogare con i vini in degustazione, intrecciando suggestioni gastronomiche piemontesi e siciliane.
Il percorso si è aperto con i Ravioli del Plin alla Norma, un piatto che unisce tradizione e creatività: la pasta sottile dei plin racchiude un ripieno delicato, arricchito dalle note mediterranee della melanzana e del pomodoro ispirate alla celebre ricetta siciliana.
Il secondo piatto, Gnocchetti al cacao con ragù di cinghiale, ha introdotto una dimensione più intensa e territoriale: la lieve amarezza del cacao nella pasta esalta la profondità aromatica del ragù di selvaggina, creando un abbinamento ideale con vini più strutturati.
Il piatto principale, Maialino nero su bagnetto rosso, ha offerto una sintesi tra Piemonte e Sicilia: carne succosa e saporita, accompagnata dalla salsa piemontese ricca di pomodoro e aromi, perfetta per sostenere vini di grande complessità.
A chiudere il percorso gastronomico, il dessert firmato dagli chef: un Rocher alla nocciola, elegante omaggio al Piemonte, con una sfera croccante e cremosa che richiama il profumo della nocciola e del cioccolato.
Il percorso di degustazione
Ravioli del Plin alla Norma con Contrada Dafara Galluzzo – Etna Rosso DOC 2022
Albesani – Barbaresco DOCG 2022
Il Dafara Galluzzo si presenta con un colore rubino chiaro e profumi eterei e speziati di frutti rossi. Al palato è secco, equilibrato, con una trama tannica elegante e una persistenza raffinata.
L’Albesani esprime invece il carattere più pieno e rotondo di Neive, con frutto maturo, note floreali e una struttura avvolgente.
Gnocchetti al cacao con ragù di cinghiale con Contrada Calderara Sottana – Etna Rosso DOC 2022
Basarin – Barbaresco DOCG 2022
Il Calderara Sottana, dal versante nord dell’Etna, mostra profumi di agrumi rossi, lampone e spezie, con una trama tannica fine e una vibrante freschezza che dona dinamismo al sorso. Il Basarin si distingue per eleganza e slancio: tannini setosi, profumi di frutti rossi e un ritmo gustativo agile e raffinato.
Maialino nero su bagnetto rosso con Rovittello – Etna Rosso Riserva DOC 2016
Sorì Paitin – Barbaresco Riserva DOCG 2016
Il Rovittello Particella 341 “Alberello Centenario” proviene da vigne prefillossera coltivate ad alberello sul versante nord dell’Etna. Nel bicchiere appare rubino con riflessi granati; il bouquet è etereo e intenso con note di frutto maturo, fiori di castagno e legni nobili. Il sorso è elegante, minerale e persistente, con tannini finissimi.
Il Sorì Paitin Vecchie Vigne 2016 è un Barbaresco di straordinaria purezza: ciliegia rossa, petali di rosa, tabacco e mentolo si intrecciano in un sorso dinamico e profondo, sostenuto da tannini setosi e da una lunga tensione acida.
Nel corso della degustazione non siamo rimasti stupiti dalle affinità emerse nei calici.
“Nebbiolo e Nerello Mascalese sanno danzare bene insieme”, ha commentato Luca Pasquero-Elia, sottolineando come entrambi i vitigni condividano grande identità territoriale, eleganza e dinamismo nel bicchiere.
A chiudere la serata è stato ancora Salvino Benanti, sottolineando come iniziative come questa rappresentino una direzione sempre più importante per il territorio etneo.
“Serate come queste – ha spiegato – sono un modo per avvicinare il vino all’esperienza della condivisione. Non si tratta soltanto di degustare grandi bottiglie, ma di creare momenti di incontro tra produttori e appassionati, dove il vino diventa racconto, cultura e scambio di idee”.
Un approccio che si inserisce nella crescita del turismo del vino sull’Etna, sempre più orientato a un pubblico di appassionati interessati a conoscere il territorio, i vigneti e le persone che lo custodiscono.
“L’ospitalità del vino sull’Etna è in forte crescita”, ha concluso Benanti, “e il nostro obiettivo è offrire esperienze autentiche a chi ama davvero la cultura del vino, perché il vino si comprende fino in fondo solo quando lo si vive nel luogo in cui nasce”.