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Vino e dintorni

Il futuro del vino passa da Taranto, produttori e istituzioni a confronto. L’appello: “Servono politiche per competitività e sostenibilità”

26 Giugno 2026
Un momento dell’European Wine Summit Un momento dell’European Wine Summit

Il futuro del vino europeo passa da competitività, sostenibilità e innovazione. È questo il messaggio emerso dall’European Wine Summit, che ieri ha riunito a Taranto oltre 130 rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, imprese vitivinicole, produttori, accademici e organizzazioni di settore. L’iniziativa è stata promossa dal Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev), in collaborazione con Federvini e Unione Italiana Vini (Uiv).

All’incontro hanno preso parte il Commissario europeo all’Agricoltura e all’Alimentazione Christophe Hansen, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – intervenuto con un videomessaggio –, il presidente dell’Agenzia Ice Matteo Zoppas, europarlamentari e numerosi rappresentanti della filiera vitivinicola italiana ed europea.

Il summit si è svolto in un momento particolarmente delicato per il comparto. Negli ultimi dieci anni il consumo mondiale di vino è infatti passato da 242 a una stima di 208 milioni di ettolitri, con una flessione del 14%, mentre il valore degli scambi internazionali, dopo il record di 38 miliardi di euro raggiunto nel 2022, è previsto in calo fino a 33,8 miliardi entro il 2025. A incidere sono il cambiamento climatico, l’instabilità geopolitica e l’evoluzione dei consumi.

Nel corso dei lavori è stato ribadito il ruolo strategico del modello vitivinicolo europeo, capace di collegare i territori produttivi ai mercati internazionali attraverso filiere integrate. Un sistema che, secondo gli organizzatori, garantisce sbocchi commerciali, favorisce la competitività delle imprese e contribuisce con circa 130 miliardi di euro all’economia dell’Unione europea.

Tra i temi affrontati, il rafforzamento della competitività del settore, la necessità di riconquistare l’interesse dei consumatori, l’adeguamento degli strumenti della Politica Agricola Comune alle nuove dinamiche di mercato e l’importanza di politiche sanitarie fondate su evidenze scientifiche. Centrale anche il tema dell’accesso ai mercati internazionali, della semplificazione normativa e della ricerca di un equilibrio tra sostenibilità ambientale ed economica.

Aprendo il summit, la presidente del Ceev, Marzia Varvaglione, ha sottolineato la necessità di guardare al futuro con fiducia: “Non siamo qui – ha detto – per lamentare le nostre difficoltà. Siamo qui perché crediamo nel vino. Il vino europeo rappresenta storia, cultura, territori, artigianalità e convivialità. Per garantirne il futuro dobbiamo riallacciare il rapporto con la società, attrarre nuovi consumatori adulti e riaffermare il valore della cultura del vino come pilastro essenziale della sostenibilità”.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla riforma della Pac e alle misure di sostegno per il comparto, con l’obiettivo di favorire investimenti, innovazione e competitività, senza disperdere il valore economico, sociale e culturale che il vino rappresenta per le aree rurali europee.

Nel suo intervento, il Commissario europeo Christophe Hansen ha ricordato come “il vino europeo sia molto più di un prodotto agricolo: è parte del nostro patrimonio culturale, delle identità regionali e delle economie rurali”. Hansen ha inoltre richiamato il recente Wine Package, definendolo “uno strumento pensato per aiutare gli Stati membri e il settore ad affrontare le sfide di mercato, climatiche e legate ai cambiamenti nei consumi”.

A chiudere i lavori è stato il segretario generale del Ceev, Ignacio Sánchez Recarte, secondo il quale dal confronto è emersa “la necessità di una strategia europea coerente e orientata al futuro, capace di sostenere resilienza, competitività e crescita sostenibile”.

Le indicazioni emerse dall’European Wine Summit contribuiranno ora al confronto sul futuro quadro normativo europeo del settore vitivinicolo e alimenteranno il dialogo tra istituzioni e operatori nei prossimi mesi.