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Vino e dintorni

Il nuovo corso di Baglio di Pianetto sull’Etna: vini di Contrada freschi ed eleganti a prezzi accessibili

20 Febbraio 2026
Da sinistra Dante Bonacina e Grégoire Desforges Da sinistra Dante Bonacina e Grégoire Desforges

I nostri assaggi del bianco Arcurìa e del rosso Santo Spirito, ed è in arrivo un Rosato. Presentazione al Vinitaly. L'ad Dante Bonacina: "È l'evoluzione del progetto in collaborazione con Cantine Valenti"

Incontriamo Dante Bonacina, l’amministratore delegato di Baglio di Pianetto, la cantina di Santa Cristina Gela in provincia di Palermo e ci anticipa una novità.

Non si tratta stavolta del cuore produttivo alle porte del capoluogo siciliano ma del percorso avviato sull’Etna alcuni anni fa, oggi pronto a entrare in una nuova fase. Un percorso totalmente voluto e condiviso da Grégoire Desforges che ha preso in mano la proprietà dell’azienda fondata dal nonno Paolo Marzotto.

Dopo cinque vendemmie e l’ingresso sul mercato dei primi Etna Doc firmati “Fermata 125”, il progetto etneo della cantina cambia passo. Si tratta di un’evoluzione coerente, maturata con il tempo e con una conoscenza più profonda del territorio. «Abbiamo preferito procedere per gradi, osservare, capire cosa funzionava e cosa no. Oggi sentiamo di avere una visione più chiara su cosa vogliamo raccontare», spiega Bonacina.

Un passaggio decisivo è stato il consolidamento della partnership con Cantine Valenti, rafforzata da una rinnovata affinità di intenti. La collaborazione ha aperto l’accesso a un patrimonio viticolo di grande valore in una delle zone più vocate del versante nord del vulcano: sei ettari complessivi, di cui tre in Contrada Arcuria e tre in Contrada Santo Spirito, tra i 650 e gli 850 metri di altitudine.

«Con Valenti si è creato un rapporto molto concreto, basato sul confronto quotidiano», racconta Bonacina. «C’è stata una condivisione reale delle scelte, sia in vigna sia in cantina».

Grazie a un dialogo costante e costruttivo, Cantine Valenti ha scelto di intraprendere un percorso di aggiornamento delle tecnologie di cantina e di ottimizzazione degli spazi di affinamento, accogliendo alcune proposte di Baglio di Pianetto.

«Un’evoluzione condivisa che oggi consente di esprimere un progetto enologico rigoroso nello stile, senza perdere il legame con i luoghi», sottolinea l’amministratore delegato.

Nascono così tre nuove interpretazioni che definiscono la nuova identità etnea della cantina: il Carricante da Contrada Arcurìa e il Nerello Mascalese, declinato in rosso e rosato, da Contrada Santo Spirito. Vini che puntano su freschezza, tensione ed equilibrio, evitando eccessi di struttura o di estrazione.

«Cerchiamo eleganza e bevibilità», spiega Bonacina.

La linea enologica è essenziale: vinificazioni in acciaio, affinamenti sulle fecce nobili, oppure utilizzo di botti grandi e ulteriori affinamenti in bottiglia. Una scelta precisa, pensata per valorizzare i caratteri primari delle uve e restituire una lettura contemporanea e nitida del territorio.

Il debutto ufficiale di questa nuova fase è previsto al prossimo Vinitaly, con l’uscita dell’annata 2024 per il bianco Arcurìa e il 2024 per il rosso Santo Spirito. Il Rosato Santo Spirito arriverà con l’annata 2025, completando una trilogia che rappresenta il nuovo assetto del progetto etneo.

Al centro della linea dettata dal presidente Desforges, che punta su qualità e responsabilità, c’è anche una riflessione chiara sul mercato, come spiega Bonacina.

«Crediamo molto nel rapporto costo-valore. L’Etna non deve diventare sinonimo di vini fuori scala. La qualità può essere alta senza essere necessariamente venduta a prezzi fuori mercato», conclude l’amministratore delegato.

Abbiamo assaggiato i due vini già disponibili, seguendo l’ordine di degustazione.

Il primo calice è stato il Doc Etna Bianco Arcurìa 2024, Carricante in purezza. Al naso si presenta pulito e lineare, con profumi floreali netti, fiori gialli e una sensazione complessiva di freschezza. In bocca mostra una spiccata acidità e una chiara impronta salina, con una struttura ancora in fase di assestamento. È un vino che esprime bene la verticalità del vitigno e del territorio, ma che lascia intuire un potenziale di evoluzione: oggi è preciso e teso, anche se probabilmente ha bisogno ancora di un po’ di tempo per raggiungere una piena armonia.

A seguire il Doc Etna Rosso Santo Spirito 2024, Nerello Mascalese, che appare già più pronto. Il profilo olfattivo è intenso e definito, con piccoli frutti rossi, richiami floreali di rosa e una nota più scura, quasi ematica. Al palato il vino è equilibrato, con un tannino già ben affinato: fitto, fine, integrato nella struttura.

La progressione è fluida e il finale lungo e persistente, confermando un’interpretazione del Nerello Mascalese giocata sulla finezza. Molto buono.