Il più grande modello di integrazione interregionale è senz’altro rappresentato dal Consorzio Pinot Grigio Doc delle Venezie, perché include in un’unica grande denominazione le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Trento. Una filiera con un potenziale viticolo di 27.000 ettari, 6.141 viticoltori, 575 imprese di vinificazione, 371 imprese di imbottigliamento e 230 milioni di bottiglie, pari all’85% del Pinot Grigio italiano e al 43% di quello mondiale.
Ma anche “la capacità dei territori del Nord-Est di fare sistema e di costruire una governance condivisa attraverso strumenti di gestione comuni e un tavolo di coordinamento interregionale – dice il presidente Luca Rigotti –. Questa è, oggi, la nostra forza e la dimostrazione che la coesione rappresenta la chiave per affrontare con efficacia le sfide dei mercati globali”.
Adesso il Consorzio aggiunge un altro tassello nel percorso di valorizzazione del vino. A Milano ha presentato la nuova strategia di posizionamento della denominazione e il ruolo del contrassegno di Stato tricolore, che da efficace strumento di controllo evolve oggi in passaporto digitale della bottiglia e leva strategica di valorizzazione del vino e dell’origine.
Tutto è avvenuto nel corso di un incontro pubblico – difficile per il cronista da sintetizzare senza trascurare aspetti importanti – che ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, sistema consortile, organismi di certificazione e realtà culturali, con l’obiettivo di evidenziare il valore di questo strumento di garanzia quale espressione di un modello evoluto di denominazione italiana, capace di coniugare identità territoriale, governance interregionale, tutela pubblica, innovazione tecnologica e valorizzazione culturale.
Il compito di coordinare i lavori del convegno è stato affidato a un giornalista autorevole anche nel racconto del mondo del vino, Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera. Un interlocutore capace di stimolare i protagonisti della giornata a mettere in evidenza gli aspetti più rilevanti di questa novità, a cominciare da Matteo Taglienti dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Illustrando l’evoluzione del contrassegno di Stato nella sua dimensione digitale, Taglienti ha evidenziato che “il contrassegno nasce come strumento di garanzia e controllo della produzione, con l’obiettivo di assicurare autenticità e tracciabilità dei prodotti. Questo sistema si è evoluto integrando tecnologie sempre più avanzate, in grado di rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza e trasparenza del mercato”, come l’introduzione del QR code che, grazie all’integrazione di strumenti tecnologici e sistemi anticontraffazione, trasforma il contrassegno in una sorta di passaporto del prodotto, capace di raccontarne origine, territorio e filiera produttiva.
Il progetto è stato sviluppato insieme alla Doc Delle Venezie e, secondo Taglienti, rappresenta un esempio concreto di innovazione applicata al Made in Italy, visto che si sta “lavorando con il Consorzio per costruire un sistema che valorizzi non solo il vino, ma anche le imprese, i servizi e i territori viticoli che compongono la filiera. L’obiettivo è integrare tracciabilità, sicurezza e capacità di racconto del sistema produttivo, rafforzando la fiducia dei consumatori nel sistema delle Indicazioni Geografiche italiane”.
A questo punto è Rigotti a evidenziare il valore strategico dell’introduzione del contrassegno di Stato, affermando che “abbiamo scelto di adottare il contrassegno fin dall’inizio del nostro progetto perché rappresenta uno strumento di garanzia, trasparenza e tutela, oltre che un elemento distintivo capace di rafforzare l’identità della Doc e la sua riconoscibilità sui mercati internazionali. Oggi accogliamo con grande soddisfazione la sua evoluzione verso un sistema sempre più completo e innovativo, che collega il prodotto al territorio e alla filiera produttiva, offrendo al consumatore informazioni chiare e maggiore fiducia. Non è soltanto una fascetta applicata alla bottiglia, ma il simbolo di un sistema che unisce controlli, innovazione e responsabilità condivisa lungo tutta la filiera”.
Francesco Liantonio, presidente di Triveneta Certificazioni – uno dei principali organismi di controllo del settore vitivinicolo italiano – ha evidenziato l’importanza di rafforzare le sinergie a beneficio del patrimonio viticolo interregionale: “Il nostro compito è svolgere in maniera sistematica i controlli di conformità lungo tutte le fasi della produzione, per garantire che in ogni segmento della filiera siano rispettati i requisiti stabiliti dal disciplinare di produzione del Pinot Grigio Doc Delle Venezie. Solo all’esito positivo di questo processo è possibile rilasciare i contrassegni di Stato da applicare sulle bottiglie, a garanzia della conformità del prodotto”.
Così Ferraro ha introdotto nel dibattito il tema della tutela pubblica e della lotta alla contraffazione, invitando Biagio Morana, direttore dell’Ufficio Icqrf Nord-Est del Masaf, impegnato nella difesa della reputazione delle Indicazioni Geografiche italiane sui mercati internazionali che, proprio perché molto apprezzate, sono spesso oggetto di contraffazione, imitazione ed evocazione.
Morana ha ricordato come il sistema di controllo italiano si fondi sulla collaborazione tra autorità pubbliche, organismi di certificazione e Consorzi di tutela. “L’Icqrf opera lungo tutta la filiera con controlli mirati nelle diverse fasi produttive, attività di vigilanza e una stretta collaborazione con i Consorzi, anche sui mercati esteri”.
Non va dimenticato che il fenomeno della contraffazione resta significativo e l’obiettivo delle attività ispettive è proprio quello di tutelare la reputazione delle nostre produzioni di qualità. Anche perché il valore della produzione dei vini DOP e IGP in Italia supera gli 11 miliardi di euro, di cui circa 6 miliardi provengono dal Triveneto.
La strategia di valorizzazione della Doc Delle Venezie si estende infine anche alla dimensione culturale e identitaria, come ha evidenziato Paolo Pigliacelli di Symbola – Fondazione per le qualità italiane, partner del Consorzio in un percorso che mette in relazione vino, territori e responsabilità sociale.
“Il vino italiano non è soltanto un prodotto agricolo: è un racconto di provenienza, comunità e paesaggi. In ogni bottiglia si ritrovano saperi tramandati nel tempo, biodiversità e identità locali. Raccontarlo in questa prospettiva significa rafforzare il valore del Made in Italy e spiegare come la qualità nasca dall’incontro tra cultura, sostenibilità e territorio”.
Non è un caso che per questo incontro sia stata scelta Villa Necchi Campiglio – una delle più eleganti dimore del razionalismo italiano nel centro di Milano, oggi bene FAI – a sottolineare anche una precisa scelta culturale. Davide Usai, direttore generale del FAI, ha infatti richiamato il valore della tutela del territorio come elemento fondante dell’identità italiana, affermando che “la tutela del paesaggio e del patrimonio artistico e culturale è uno degli elementi dell’identità del nostro Paese. Un vino come il Pinot Grigio DOC Delle Venezie, strettamente legato a territori fortemente riconoscibili, rappresenta un naturale punto di incontro tra questi valori. La collaborazione tra il FAI e il Consorzio si inserisce proprio in questa visione: valorizzare un prodotto significa valorizzare anche i luoghi, la storia e le persone che lo rendono possibile”.