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Vino e dintorni

Verdicchio dei Castelli di Jesi: la longevità come identità. E scatta l’applauso per Ampelio Bucci

15 Aprile 2026
La degustazione dei vini Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg La degustazione dei vini Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg

In degustazione quindici vini, tutti Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg, dalla vendemmia 2022 fino alla 2018

Il Verdicchio è uno di quei vini che, più lo conosci, più ti accorgi di averlo sottovalutato. Per anni, in passato, è stato associato a un bianco semplice, immediato, da bere giovane. Oggi invece è uno dei vini italiani che meglio racconta il tempo: come evolve, come cambia, come si stratifica. Ed è proprio questa capacità di tenere insieme freschezza e profondità che è emersa con forza nella masterclass dedicata al Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg andata in scena al Vinitaly nella sala Main Stage di Wine2digital, lo spazio frequentato dagli allievi e dagli ambassador di Vinitaly International Academy coordinata da Stevie Kim.

In degustazione quindici vini, tutti Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg, dalla vendemmia 2022 fino alla 2018. Un arco temporale non lunghissimo sulla carta, ma sufficiente per mostrare in modo chiaro come questo vitigno sia capace di evolvere e cambiare volto nel giro di pochi anni. A guidare il percorso Giuseppe Carrus, curatore nazionale della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, che ha alternato lettura tecnica e racconto, mantenendo sempre un approccio diretto, legato al bicchiere.

Quello che è venuto fuori è un vino molto più sfaccettato di quanto si pensi. Le annate più recenti, come la 2022, si sono mostrate tese, fresche, giocate su energia e verticalità. Scendendo verso la 2021 e la 2020, il quadro si fa più ampio: i vini iniziano ad aprirsi, a trovare equilibrio tra componente acida e materia. Con la 2019 e la 2018, invece, emerge con chiarezza il lato più interessante del Verdicchio: quello della maturità. I profumi si fanno più complessi, compaiono note evolutive, la bocca si distende e acquista profondità senza perdere freschezza.

E proprio durante l’assaggio della 2021 si è vissuto uno dei momenti più intensi della degustazione. Nel calice il Villa Bucci Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico 2021, e in sala è partito spontaneo un applauso. Non solo per la qualità del vino, ma per ciò che rappresenta. Questo Verdicchio è infatti profondamente legato alla figura di Ampelio Bucci, vignaiolo recentemente scomparso e punto di riferimento assoluto per tutta la denominazione. È stato tra i primi a credere davvero nel potenziale di longevità del Verdicchio, quando ancora era considerato un vino da consumo rapido, lavorando sulle vigne vecchie, sulle rese e su uno stile capace di attraversare il tempo. Il suo lavoro ha contribuito in modo decisivo a cambiare la percezione del Verdicchio, portandolo verso quella dimensione di complessità e profondità che oggi gli viene riconosciuta.

A fare da sfondo c’è il territorio dei Castelli di Jesi, un mosaico di piccoli borghi – una ventina, poco più – sparsi sulle colline e legati storicamente alla città di Jesi. Non castelli in senso stretto, ma paesi raccolti, spesso cinti da mura, dove il paesaggio è ancora integro e il ritmo è quello della campagna. Qui il Verdicchio trova condizioni ideali: suoli argillosi con presenza calcarea, ventilazione costante, escursioni termiche che aiutano a mantenere freschezza e complessità.

È un territorio che non vive solo di vino, ma che nel vino trova una delle sue espressioni più forti. E non è un caso che proprio da qui venga Federico II di Svevia, una figura che racconta bene quanto questa zona sia stata, storicamente, un punto di passaggio e di incontro.

La denominazione, nata come DOC nel 1968 e diventata DOCG per la Riserva nel 2010, negli ultimi anni ha fatto un salto evidente. Merito di produttori che hanno lavorato sulla precisione, sulle vigne e sulle identità dei singoli luoghi. E questo in degustazione si percepisce chiaramente: ogni vino ha una voce propria, pur restando riconoscibile.

La sensazione finale, usciti dalla masterclass, è semplice: il Verdicchio non ha più bisogno di dimostrare nulla. È un vino che ha trovato il suo equilibrio, che sa essere immediato ma anche profondo, che può essere bevuto giovane ma sa aspettare. E soprattutto è un vino che oggi riesce a raccontare, senza forzature, il territorio da cui nasce.

Vini e note di degustazione:

1. Sartarelli – Balciana 2023

Ricco e maturo, con note di frutta gialla, miele e accenni speziati. Bocca ampia, avvolgente, con acidità ben integrata e lunga persistenza.

2. Fattoria Coroncino – Gaiospino 2022

Più materico, con profumi complessi tra agrumi maturi, fiori gialli, erbe e accenni ossidativi controllati. Bocca profonda, salina, molto territoriale.

3 Garofoli – Serra Fiorese 2022

Giocato su equilibrio e pulizia, con note di frutta bianca e leggere sfumature erbacee. Bocca agile, fresca, di buona beva.

4 Sparapani Frati Bianchi – Donna Cloe 2022

Profilo elegante e floreale, con richiami agrumati. Sorso fresco, equilibrato, sapido, molto lineare e coerente.

5. Venturi – Qudì Riserva 2022

Espressivo e diretto, con note di frutta fresca e fiori. Sorso dinamico, con bella acidità e chiusura sapida.

6. Vignamato – Ambrosia 2022

Profilo più rotondo e armonico, con richiami di frutta matura e leggere note balsamiche. Bocca equilibrata, di buona struttura.

7. Umani Ronchi – Plenio 2022

Classico e riconoscibile, con agrumi, mandorla e fiori. Bocca strutturata ma scorrevole, con finale elegante e persistente.

8. Casalfarneto – Crisio 2021

Più evoluto, con note di frutta gialla, miele e leggere sfumature tostate. Bocca ampia, con buona complessità e tenuta. 5 anni passati bene. 

9. Poderi Mattioli – Lauro 2021

Fine e profondo, con profumi di agrumi maturi, erbe aromatiche e fiori secchi. Sorso teso, elegante, con grande equilibrio.

10. Santa Barbara – Tardivo ma non Tardo 2021

Più concentrato e ricco, con note di frutta matura e spezie dolci. Bocca piena, morbida ma sostenuta da freschezza.

11. Vicari – Oltretempo del Pozzo Buono 2021

Giocato sull’equilibrio tra maturità e freschezza, con note di frutta e leggere sensazioni evolutive, pietra focaia. Sorso armonico e verticale, continuo.

12. Villa Bucci – Villa Bucci Riserva 2021

Profondo e complesso, con agrumi, erbe, mandorla e cenni di idrocarburi. Bocca lunga, vibrante, con grande prospettiva di evoluzione. Un vino che non ha paura di invecchiare. Di grande godibilità. 

13. La Staffa – Selva di Sotto 2019

Più evoluto e stratificato, con note di frutta secca, idrocarburi e spezie. Bocca tesa, minerale, molto persistente.

14. Marotti Campi – Salmariano 2018

Ampio e maturo, con note di miele, frutta gialla e leggere tostature. Bocca rotonda, profonda, con finale lungo.

15. Tenuta di Tavignano – Misco Riserva 2018

Elegante e complesso, con note di idrocarburo, agrumi canditi e spezie. Bocca strutturata, fresca e lunghissima.