Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Scenari

Signorvino presenta l’Accademia Internazionale del Bere in Salute che riscrive il dibattito su vino e longevità

21 Aprile 2026
Da sinistra (in senso orario) Federico Veronesi,  Giovanni Scapagnini e Karin B. Michels Da sinistra (in senso orario) Federico Veronesi, Giovanni Scapagnini e Karin B. Michels

Il gruppo di scienziati avrà il compito di studiare la longevità con rigore scientifico sottraendola alle semplificazioni che hanno dominato il dibattito pubblico degli ultimi anni

Il vino non è assimilabile all’alcol in senso generico e si pone, rispetto ad esso, in una posizione scientificamente distinta. A tracciare una demarcazione netta – che la letteratura scientifica più recente supporta con forza – è stato il professore Giovanni Scapagnini in occasione della conferenza “Vino e Longevità. Salute, cultura, convivialità e tendenze”, che si è svolta nella seconda giornata di Vinitaly 2026.

Durante i lavori, Signorvino — la Grande Cantina Italiana fondata da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse, con Federico Veronesi come AD e proomotore dell’incontro -, ha presentato ufficialmente l’Accademia Internazionale del Bere in Salute (AIBS), un organismo scientifico e culturale con vocazione divulgativa, “nato per restituire al vino una narrazione fondata sull’evidenza, sottraendola alle semplificazioni che hanno dominato il dibattito pubblico degli ultimi anni”.

La tavola rotonda si è svolta al Masaf (ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste), alla presenza, tra gli altri, di Federico Veronesi (AD di Signorvino e Oniwines), Sandro Veronesi (presidente del Gruppo Oniverse) e Federico Bricolo (presidente Veronafiere), con scienziati di fama internazionale impegnati nello studio della longevità e del benessere. Un convegno che “risponde con rigore scientifico a un dibattito pubblico”, ha sottolineato Bricolo, che è stato troppo spesso guidato “da semplificazioni distanti dalla nostra tradizione culturale”. Per il numero uno di Verofiere, è compito degli scienziati definire il quadro di riferimento: “Signorvino ha avuto il merito di aprire questo spazio, portandolo nella sede più autorevole del settore”, ha sottolineato. 

Scapagnini, professore Ordinario di Nutrizione Clinica, Università del Molise tra i massimi esperti italiani di geroscienze nutrizionali e longevità, in qualità di relatore principale e ideatore del comitato scientifico, ha aperto i lavori presentando due studi di recentissima pubblicazione.  Il primo, tratto dal Progetto Moli-sani che ha coinvolto circa 22.495 partecipanti (International Journal of Public Health, marzo 2026), dimostra che un consumo moderato di vino nell’ambito della Dieta Mediterranea rallenta l’invecchiamento biologico in modo significativo, effetto assente con la stessa quantità di etanolo assunta da birra o superalcolici.

Il secondo, presentato all’American College of Cardiology e basato su 340.000 soggetti del database UK Biobank monitorati per 13 anni, quantifica in un -21% la riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare nei consumatori moderati di vino, contro un +9% per chi consuma la stessa quantità di alcol da altre fonti. Sull’Accademia, Scapagnini ha tenuto a precisarne la natura: “Non un punto di arrivo, ma un atto costitutivo — perché ogni anno vengono pubblicati lavori importanti sull’impatto positivo del vino, e vogliamo che questo diventi un appuntamento costante.”

A fargli da sponda, Federico Veronesi, amministratore delegato di Signorvino e Oniwines, che ha ricordato come il settore stia vivendo “una fase di profonda trasformazione”, in cui la comunicazione sulla salute gioca un ruolo determinante. “Noi di Signorvino lavoriamo ogni giorno per avvicinare le persone al vino in modo consapevole senza barriere”, e l’Accademia “nasce esattamente da questa esigenza: mettere dati e ricerca al servizio di chi vuole capire e conoscere”.

Mentre a porre l’accento sul modello della dieta meditarannea è stato Sandro Veronesi, presidente del Gruppo Oniverse, che ha ricordato come “l’Italia è tra i paesi con la più alta aspettativa di vita al mondo, e il vino fa parte integrante del nostro modello alimentare e culturale da millenni. Di fronte a un dibattito sempre più polarizzato, abbiamo ritenuto necessario affidare alla scienza il compito di rispondere con rigore. Da quella scelta è nata l’Accademia”.

La parola è passata quindi ai numerosi esperti invitati a partecipare al confronto, come la professoressa Karin B. Michels (UCLA – Università di Friburgo) che ha costruito il suo intervento attorno a una distinzione spesso trascurata nel dibattito pubblico: il vino è un alimento fermentato, non una bevanda alcolica tout court, e questa differenza ha conseguenze biologiche rilevanti: “Gli acidi grassi a catena corta prodotti dalla fermentazione sono i messaggeri che non solo nutrono il sistema immunitario, ma fanno stare bene anche il cervello. Molti studi hanno dimostrato come il vino riduca il rischio di demenza. Il canale è proprio questo: l’influenza positiva sul microbioma intestinale che si traduce in benefici neurologici.”

Il professore Arrigo F.G. Cicero (Università di Bologna, presidente della Società Italiana di Nutraceutica) ha affrontato una domanda: perché alcune tra le più autorevoli società scientifiche internazionali hanno abbandonato una narrativa consolidata di cardioprotezione, passando a un messaggio di astensione totale? “L’obiettivo non è promuovere il vino, ma restituire al dibattito la complessità che gli appartiene. Le popolazioni più longeve al mondo (giapponesi, italiani e spagnoli) condividono modelli alimentari che includono il consumo moderato e contestualizzato di bevande fermentate.”

Infine, il professore Giovambattista Desideri (Sapienza Università di Roma medicina interna e Geriatria) ha ricordato come “la letteratura pubblicata sulle riviste di maggiore impatto, incluso l’European Heart Journal, documenta una riduzione della mortalità cardiovascolare associata al consumo moderato di vino nell’ambito della Dieta Mediterranea. In ambito geriatrico, questa evidenza si traduce in un criterio clinico da valutare caso per caso, tenendo conto del profilo complessivo del paziente e del suo contesto di vita”.