La ristorazione italiana continua a crescere e consolida il proprio peso nell’economia nazionale. Nel 2025 il settore ha raggiunto un valore di 84 miliardi di euro, superando stabilmente i livelli pre-pandemia e confermando l’Italia tra i principali mercati mondiali del food service. E’ quanto emerge dal Foodservice Market Monitor 2026 di Deloitte, presentato a Milano durante Tuttofood, la manifestazione internazionale dedicata all’agroalimentare organizzata da Fiere di Parma.
Secondo il report, l’Italia si posiziona al settimo posto a livello globale per valore complessivo della ristorazione, in un mercato internazionale che nel 2025 sfiora i 2,98 trilioni di euro. A trainare la crescita mondiale sono soprattutto Europa e Asia-Pacifico, mentre nei prossimi anni saranno i format Quick Service Restaurant (Qsr) e lo street food a guidare l’espansione del comparto.
Nel nostro Paese il settore cresce dell’1% rispetto all’anno precedente, ma il dato più significativo riguarda la trasformazione strutturale della ristorazione. Pur restando un mercato fortemente frammentato, aumentano infatti il peso e l’influenza delle catene organizzate, passate dall’8% del 2019 all’11% attuale.
“Il food service sta entrando in una nuova fase caratterizzata dall’evoluzione dei modelli di consumo e dalla crescente complessità della catena di approvvigionamento – ha spiegato Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma -. In questo contesto Tuttofood vuole trasformare le intuizioni di mercato in opportunità concrete di business, favorendo l’incontro tra produttori e buyer internazionali”.
La ristorazione, secondo Deloitte, sta diventando sempre più strategica per tutta la filiera agroalimentare. Non soltanto come canale commerciale, ma come vero motore di innovazione. “La crescita del settore è stata trainata dall’espansione dei nuovi format e dalla capacità delle catene di coniugare servizio, qualità ed esperienza del cliente – ha sottolineato Tommaso Nastasi, senior partner di Deloitte -. Per i fornitori lavorare con operatori strutturati significa ottimizzare i costi, sviluppare nuovi prodotti e creare maggiore valore lungo tutta la filiera”.
Cambiano però anche le abitudini dei consumatori. Delivery, take-away e digitalizzazione stanno ridefinendo il volto della ristorazione contemporanea. Secondo lo studio, il packaging di qualità è diventato un fattore decisivo per il consumo a domicilio: il 90% dei clienti si dichiara disposto a ordinare più piatti se il packaging è curato, mentre oltre la metà sarebbe pronta a pagare un sovrapprezzo.
Parallelamente cresce la domanda di esperienze rapide ma efficienti. Il 41% degli operatori sta ripensando gli spazi per dare maggiore centralità a delivery e asporto, mentre oltre un terzo dei format quick service punta su punti vendita dedicati esclusivamente al take-away. Anche l’automazione entra sempre più nelle cucine e nei modelli gestionali. Oggi il 74% degli operatori dichiara di aver introdotto tecnologie per migliorare la produttività, anche se solo una parte rileva già benefici concreti sulla redditività. In questo scenario, la ristorazione italiana non rappresenta più soltanto un simbolo culturale del Made in Italy, ma un comparto economico sempre più centrale, capace di orientare consumi, innovazione e sviluppo dell’intera industria agroalimentare.