Il settore vinicolo italiano si trova di fronte a una fase di trasformazione profonda e non più rinviabile. È il quadro emerso dall’indagine Mediobanca 2026, che fotografa un comparto sotto pressione tra calo dei consumi, compressione dei margini e crescente instabilità dei mercati internazionali. A Milano, in occasione della presentazione del report, il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, ha richiamato la necessità di un cambio di passo nella gestione delle imprese del settore, sempre più chiamate a un approccio “manageriale e razionale”. Il vino italiano, ha sottolineato, resta un pilastro del sistema economico nazionale, ma deve oggi confrontarsi con uno scenario profondamente diverso rispetto al passato.
Per Frescobaldi, oltre a un efficientamento interno, diventa centrale un intervento sulla produzione, attraverso una riduzione delle rese per evitare squilibri di mercato e sovrapproduzione. “Il calo del risultato netto registrato nell’ultimo anno (-7,5%), significativamente superiore alla contrazione del fatturato (-2,8%) – dice – evidenzia una forte compressione dei margini e una struttura dei costi poco flessibile. Oltre alla razionalizzazione dei processi aziendali, serve intervenire con un approccio sistemico, a partire da un contingentamento della produzione attraverso la riduzione delle rese. Perché oggi – ha concluso – con un eccesso di offerta e un livello alto di giacenze, il rischio grosso è il deprezzamento – già in atto – anche delle nostre produzioni di qualità”.
Una dinamica che trova già riscontro nei mercati dello sfuso, dove secondo l’Osservatorio Uiv le principali denominazioni Dop e Igp monitorate (pari al 60% del totale) hanno registrato ad aprile una media di 1,30 euro al litro, in calo del 7% rispetto allo stesso mese del 2025, con valori complessivi vicini ai minimi degli ultimi due anni.
Il quadro delineato da Mediobanca conferma le difficoltà del settore: su un campione di 255 aziende con fatturato superiore ai 20 milioni di euro, le vendite 2025 risultano in calo del 2,8%, con una contrazione più marcata sui mercati esteri (-3,4%) rispetto al mercato interno (-2,2%). In peggioramento anche gli indicatori di redditività, con Ebitda a -4,2%, Ebit a -9,5% e risultato netto in flessione del 7,5%.
Uno scenario che, secondo gli operatori, impone una revisione strutturale delle strategie produttive e commerciali, in un contesto in cui la crescita non può più essere data per scontata e la competizione si gioca sempre più sulla capacità di equilibrio tra qualità, sostenibilità economica e gestione dell’offerta.