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Birra della settimana

Il Villaggio della Birra arriva alla ventesima edizione. L’ultima con al timone il suo ideatore, Gianni Tacchini

28 Giugno 2026
La 20a edizione del Villaggio della Birra La 20a edizione del Villaggio della Birra

Per il decano dei festival italiani dedicati alla pinta artigianale, con questo 2026, si chiude così quello che è stato un ciclo storico

Venti e sto. Il Villaggio della Birra, il decano dei festival italiani dedicati alla pinta artigianale (l’esordio risale al 2006) si appresta a spegnere le candeline del doppio decennale in un clima attraversato da un registro emotivo, diciamo, bifronte. In vista della tre giorni che andrà in scena a Rapolano Tema (Siena) dal 4 al 6 settembre, da un lato c’è infatti l’attesa dei brindisi e della baldoria per il traguardo raggiunto; dall’altro la notizia dell’addio al ruolo di timoniere, da parte di Gianni Tacchini, l’ideatore della manifestazione. La quale, così, giunge alla chiusura di un ciclo che è stato senza dubbio storico: per il ruolo che ha esercitato nella vita del movimento artigianale nostrano; e per il segno che vi la lasciato.

Non solo un festival

Not just a festival: questo lo slogan con cui il Villaggio, negli anni, ha voluto presentare sé stesso, il proprio spirito. E in effetti, nella loro estrema sintesi, quelle quattro parole colgono in pieno la portata di un appuntamento che, anno dopo anno, non ha rappresentato una semplice (seppur ricchissima) rassegna di settore. No, perché il Villaggio significa, da sempre, un incontro di passioni; un momento di costruzione di amicizie; una chiamata a raccolta tra persone così innamorate del proprio mestiere da saper gettare, senza esitazioni, il cuore oltre i numerosi ostacoli che quel mestiere, ogni giorno, mette di fronte.

E poi, durante la fase pionieristica in cui il movimento artigianale italiano ha vissuto la propria infanzia, il Villaggio è stato tra i fattori che hanno cementato le basi di un settore nato quasi per scommessa: diffondendone il verbo; portandolo tra la gente e conquistandola alla sua causa; dando, ai protagonisti di quell’azzardo, la sensazione che, sì, insieme ce la si poteva fare.

Un percorso di vita

Ed è stato proprio Gianni Tacchini – nei primi anni Duemila proprietario di un pub a Buonconvento, il Tnt; e titolare di una parallela attività di distribuzione – a partorire l’idea che sta alla base del Villaggio: non organizzare gli stati generali della birra, ma riunirsi per celebrare la birra nella sua dimensione umana e sentimentale. Questa cosa l’ha costruita da zero, facendole muovere i primi passi insieme alla sua famiglia; poi l’ha fatta crescere: avendo al suo fianco, per molte stagioni, l’amico Alberto Laschi; e potendo contare sulla sua compagna di vita, Alessia Carapelli, nonché, negli ultimi anni, su un altro buon amico, Luciano Santarelli. Ora, dice, il ciclo si chiude.

“Finisce un percorso. Non lavorativo, ma esistenziale”, dice Gianni. “La 20a sarà per me l’ultima edizione come responsabile della selezione dei birrifici e dell’identità del festival. Dopo due decenni, sento il bisogno di dedicare alla mia famiglia, ad Alessia e ai nostri due bambini, il tempo e le energie che un circo come quello del Villaggio inevitabilmente risucchia. Chi organizza eventi sa bene che una manifestazione dura qualche giorno; ma il resto sono mesi e mesi di telefonate, messaggi di posta elettronica, viaggi, problemi da risolvere e pensieri che ti seguono senza sosta”.

Il “senso” del Villaggio e la sua eredità

Qualunque sia la mano alla quale, dopo il 6 settembre, spetterà occuparsi del macchinario organizzativo, l’essenziale, intanto, è che ce ne sia una. E in tal senso il popolo del Villaggio vuol sperare di poter cogliere, nell’aria, un profumo di buon auspicio. Del resto, a sganciare la manifestazione dall’idea che debba dipendere, simbioticamente, da una specifica figura, è Tacchini stesso.

“Il Villaggio – sottolinea – è sempre stato più grande di una singola persona. Ha sempre avuto una natura collettiva. Quella di un luogo in cui la birra artigianale italiana e i suoi interpreti hanno potuto crescere: confrontandosi e intessendo relazioni autentiche con alcuni dei migliori attori della scena europea e internazionale. Fin dall’inizio ha cercato di seguire una strada indipendente, libera da logiche commerciali e guidata esclusivamente dalla qualità, dalla curiosità e dal rispetto per chi produce con passione e personalità. Se qualcuno, passando da qui, ha scoperto un’etichetta, un marchio, uno stile o anche semplicemente un modo diverso di vivere questo mondo, allora una traccia è stata lasciata”. Ed è questa l’eredità che deve continuare a vivere.

Si alzi il sipario sul ventesimo anno

Intanto – con sincera gratitudine verso chi l’ha messa in piedi, come le 19 precedenti – ci apprestiamo a viverla, questa edizione: che, comunque, è destinata a essere pietra miliare, sia per il Villaggio sia per la birra artigianale italiana. E da cronisti diligenti, ci dedichiamo al compito del racconto: presentando i birrifici protagonisti della prossima tre giorni a Rapolano. Dal Belgio: Blaugies, Brasserie de Cazeau, De Dolle Brouwers, De Graal, De Glazen Toren, Den Hopperd, Brasserie de la Senne, Sint Canarus, Brasserie de Borinage, ‘t Hofbrouwerijke; dall’Italia: Fermento Libero, Bondai, Cantina Errante, La Diana, Mukkeller, L’Olmaia, Podere La Berta, Schigibier, La Stecciaia, Rebel’s; dagli Stati Uniti: Transient Artisan Ales, Is/Was Brewing; e poi, dal resto del mondo: Salikatt (Norvegia), Ales Agullons (Catalogna), Harvey’s Brewery (Inghilterra), Närke Kulturbryggeri (Svezia). Inoltre, uno spazio speciale, dedicato alle fermentazioni spontanee e alle produzioni acide: un sour corner curato, con una propria selezione di bottiglie, dal pub Faustino-Contro la grande Sete di Bienno (Brescia).