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Birra della settimana

Birra e società. Nel Pisano, con il marchio “Matos”, risorge un sito produttivo distrutto dalla guerra

31 Maggio 2026
Birra e società. A Vicopisano la scommessa del marchio Matos Birra e società. A Vicopisano la scommessa del marchio Matos

A Vicopisano, una bella storia di investimento e riqualificazione: sorge a nuova vita lo stabile che fu delle Manifatture Toscane Riunite

Vivere. Morire. Rinascere. Può accadere a un uomo o a una donna, parlando delle loro fortune personali o professionali, ad esempio. Può accadere anche alle cose, alludendo alla loro integrità fisica, alla loro funzionalità. Non di rado è la metafora che si usa, nel campo dell’edilizia o dell’urbanistica, nel descrivere il recupero e il ripristino di un sito, residenziale o produttivo.

Ed è appunto questo il caso della vicenda di cui parliamo oggi: l’approdo a nuova vita di un complesso che fu glorioso prima della seconda guerra mondiale; che fu devastato nel corso dei bombardamenti (spesso mirati proprio contro le fabbriche); e che è stato oggetto di un recupero, non solo materiale, ma anche – il che rappresenta un valore aggiunto non da poco – sotto il vero e proprio profilo imprenditoriale.

Nel senso che quello stabile ospita oggi un’attività artigiana: vi si prepara e birra; e la si spilla sul posto, accompagnata da una ricca offerta di cucina. Siamo in Toscana; per l’esattezza nella provincia della città universalmente nota per la sua torre pendente; e, ancora più precisamente, a Vicopisano. Dove, dal gennaio 2025, gorgogliano i fermentatori del marchio Matos.

UN NOME, UN ROMANZO

Quel nome, Matos, è in realtà una sigla. Che sta per Manifatture Toscane Riunite: appunto la società che, con i suoi diversi rami d’impresa, occupava anche l’immobile al cui interno, da qualche mese, si è installato il birrificio. In particolare, dove oggi si spillano pinte e si tagliano schiume, negli anni Trenta si sfornavano rocchetti di filo in cotone. L’attività prebellica qui insediata rappresentava, per la provincia di Pisa e per la Toscana in generale, un’entità produttiva di notevole rilievo.

La sua esistenza finì sepolta sotto gli ordigni sganciati dai bombardieri durante le cruente fasi finali del conflitto, per la precisione nel giugno del 1944, dieci mesi prima della resa agli Alleati da parte dell’Asse. Nel dopoguerra le strutture non furono nel tutto dismesse: vennero per un certo periodo adibite al deposito e all’immagazzinamento di legname. Successivamente a quella fase, però, giunse il momento del definitivo abbandono.

Una sorte alla quale non ha tuttavia voluto rassegnarsi una famiglia del posto, i Tinagli: che ha investito – lungo un processo graduale e paziente, durato quasi vent’anni – nel completo recupero delle murature e dei volumi interni; restituendo uno spazio importante, anche sotto il profilo della testimonianza storica, alla fruizione da parte della propria collettività. L’approdo finale di questa scommessa è stato appunto l’apertura del Matos: al timone del quale c’è proprio un Tinagli, Carlo, 46 anni; un ex designer d’arredo con in testa, da tempo, l’idea di lanciarsi nel mondo dei malti e dei luppoli…

UN PUNTO DI AGGREGAZIONE

A Carlo piace la birra. Non solo perché ne gradisce il gusto, ma anche perché ne apprezza la capacità di catalizzare aggregazione. Una dimensione della quale oggi si ha un gran bisogno; anche nei borghi più piccoli, per niente immuni alla perdita di quei luoghi di socializzazione che, una volta, ne stabilivano la differenza rispetto alle città. Ecco, Matos vuol essere questo.

Sì, certo: un locale dalle atmosfere ospitali, con un mix di legno e metallo, in stile industriale (e non poteva essere altrimenti), dove farsi una bevuta, accompagnandola magari con uno spuntino o una cena in abbinamento. Ma che, soprattutto, si propone come punto di riferimento per passare del tempo in un in ambiente accogliente e in buona compagnia. La posizione peraltro è perfetta: tutto attorno un comodo parcheggio e, a duecento metri in linea d’aria, la splendida Rocca del Brunelleschi, che domina l’abitato di Vicopisano e ne è simbolo.

Quanto al prodotto in sé, la chiave della sala cotte è stata affidata a un birraio di lungo corso come Andrea Riccio, precedentemente in forza a marchi toscani di primo piano, come Brùton e Birrificio del Forte. Sua l’impronta sul catalogo della casa; che si compone, al momento, di cinque referenze, tutte senza nomi d’arte e contrassegnate dal solo stile di riferimento: la Witbier (con coriandolo e bucce di limone) da 5.5 gradi; la Golden Ale (con luppoli nuovomondisti) da 3.9; la Schwarzbier da 5.4; la Extra Special Bitter (con luppoli tradizionalisti britannici) da 6.2; e la IPA (in versione American) da 5,8. Ma il campionario è destinato ad allargarsi…

 

BIRRIFICIO MATOS

Viale Vittorio Veneto, 4, Vicopisano (Pisa)

327 7731575; 347 5964164

matos@matosbeer.com

www.instagram.com/matosvicopisano