Un calo dell’export del vino del 5% potrebbe generare una perdita di 261 milioni di euro per l’economia di Verona e provincia. È il dato più contenuto tra gli scenari analizzati nello studio realizzato da Economics Living Lab, spin-off dell’Università di Verona, presentato dalla Camera di Commercio scaligera durante il forum “L’economia del vino a Verona: strategie per sostenere la filiera e governare il cambiamento”.
Secondo la ricerca, una contrazione delle vendite estere di vino non colpirebbe soltanto le aziende vitivinicole, ma l’intera filiera, dai fornitori all’occupazione, fino ai redditi delle famiglie e alle entrate fiscali.
Nello scenario più critico, con un calo dell’export del 7%, la perdita complessiva per il territorio supererebbe invece i 366 milioni di euro.
“Una contrazione della domanda genera impatti rilevanti non solo diretti, ma soprattutto indiretti e indotti, con effetti significativi sul Pil”, ha spiegato il professor Francesco Pecci.
Verona capitale del vino italiano
Il comparto vitivinicolo rappresenta uno degli asset principali dell’economia veronese: il territorio conta oltre 7 mila vitivinicoltori, 24 mila ettari di vigneto, 15 Doc e 5 Docg. Il settore pesa per il 7,9% dell’export provinciale e contribuisce per oltre il 10% alle esportazioni nazionali di vino.
“Verona vanta il primato tra le province italiane per export e valore della produzione – ha commentato il presidente della Camera di Commercio Paolo Arena –. Le difficoltà strutturali che oggi attraversano il comparto richiedono un’analisi condivisa e soluzioni capaci di salvaguardare un settore fondamentale per il territorio”.
Il mercato mondiale perde consumi
Durante il convegno è intervenuto anche Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio del vino di Uiv, che ha tracciato il quadro internazionale: dal 2019 al 2025 il consumo mondiale di vino è diminuito di circa il 16%, attestandosi a 2,2 miliardi di casse da 9 litri.
Tra le cause, non solo pandemia, inflazione e tensioni commerciali, ma soprattutto cambiamenti strutturali: nuovi stili di vita, maggiore attenzione alla moderazione, concorrenza di altre bevande e difficoltà nel coinvolgere le nuove generazioni.
Secondo Uiv, il mercato sta andando verso una crescente polarizzazione: la fascia popular, che rappresenta circa l’80% dei volumi, è destinata a perdere terreno, mentre i segmenti super premium e ultra premium potrebbero crescere di circa l’1% annuo.
Nuovi impianti, estirpi ed equilibrio del mercato
Tra i temi al centro del confronto anche il rapporto tra produzione e domanda. Il presidente di Federdoc Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi ha sottolineato la necessità di rivedere il sistema delle autorizzazioni ai nuovi impianti: “Dobbiamo chiederci se sia ancora sostenibile aumentare ogni anno dell’1% il potenziale vitato o se non sia arrivato il momento di ristabilire un equilibrio tra domanda e offerta”.
Sul tema degli estirpi, secondo Federdoc, servono interventi strutturali: “Se si decide di utilizzare risorse pubbliche per gli espianti, bisogna farlo per risolvere il problema e non semplicemente rinviarlo”.
L’enoturismo come opportunità
Sul fronte regionale, l’assessore all’Agricoltura del Veneto Dario Bond ha annunciato il lavoro sulla nuova legge regionale sull’enoturismo, prevista all’esame del Consiglio regionale tra settembre e ottobre.
“Dobbiamo valorizzare le aziende, ridurre la burocrazia e favorire un’accoglienza sempre più completa per i visitatori – ha spiegato Bond –. L’enoturismo rappresenta un’opportunità importante, così come è fondamentale trovare nuovi modi per avvicinare le giovani generazioni al vino”.
A chiudere i lavori è stato Alex Vantini, componente della Giunta della Camera di Commercio di Verona e presidente Coldiretti Verona, che ha richiamato la necessità di un intervento lungo tutta la filiera: “Il vino non è solo agricoltura, ma genera occupazione, turismo, servizi e valore per tutto il territorio. Servono scelte coraggiose per garantire competitività e futuro al settore”.