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Il linguaggio del vino è ancora quello giusto? Com’è difficile trovare le parole corrette dentro al calice…

26 Luglio 2026
Esperienze enologiche. La copertina del libro e Davide Puca nel riquadro Esperienze enologiche. La copertina del libro e Davide Puca nel riquadro

Mai come in questo momento storico, il vino è sotto attacco, e la sua rilevanza, sociale, culturale e simbolica sembra essere in pericolo, questo è paradossale in quanto la qualità del vino, nel mondo, non è mai stata così alta.

Il problema del vino sembra essere prima di tutto un problema di percezione, e comunicazione e in special modo di linguaggio. Per questo motivo il volume di a cura di Davide Puca, “Nuove esperienze enologiche”, ci aiuta attraverso un approccio interdisciplinare, e multiprospettico ad inquadrare la comunicazione del vino dal punto di vista storico e filosofico, a definirne fondamenti i e criticità, attraverso un viaggio, che attraverso otto saggi (molti dei quali inediti in Italia), indaga il difficile rapporto tra vino e discorso sul vino.

Una delle cose più interessanti, che già da sola varrebbe il prezzo del biglietto è la riflessione appunto sulla lingua, e sulle tassonomie della degustazione scientifica, che (quasi) tutti danno per scontata, senza pensare che tutti i concetti su cui ci hanno insegnato a valutare il vino, e le griglie stesse di valutazione, hanno una storia molto recente, e sono un linguaggio soggetto a variazione, continua e costante, anche se spesso viene decantato come dato per sempre. Se da un lato, il discorso sul vino, verte sempre sulla valutazione dei nostri sensi, elevare la soggettività delle nostre sensazioni a livello scientifico universale, è (e sempre sarà credo) oggetto di dibattiti, obiezioni e scontri. In ogni caso, scientifico e universale o meno, da questo linguaggio ufficiale è quello che crea valore, aura, che rende alcuni vini al centro di un culto, anche economico, e relega gli altri ai margini.

Da un lato, il tema del vino della sua qualità è una questione sempre e prima di tutto di gusto personale, dall’altro questo gusto personale è (era) appaltato sempre di più a soggetti, percepiti più o meno come esperti con la pretesa di poter essere, custodi della qualità oggettiva, sempre, per tutti.

Il discorso sul vino si muove sempre in questa dicotomia, questa esigenza impossibile di coniugare scienza e soggettività, universale e singolare, potere raccontare e rendere accessibile a parole un’entità fisica, quella strana entità al contempo geografica e mentale che è universalmente nota come terroir. Ed è qui, nei due saggi finali del libro che tutto trova un suo senso, ritrovando un fondamento nella terra, il luogo come fondamento ultimo di ogni discorso da cui partire e a cui sempre si torna, nel vino.

Nel meraviglioso saggio finale di Jacky Rigaux, nume tutelare di quelli che come me sono vecchi abbastanza da ricordarsi Porthos, ci invita ad una degustazione geo sensoriale in cui lontano dagli strutturalismi e le astrazioni del tasting moderno, sbilanciate sulle percezioni olfattive ( che noia gli elenchi discrittori snocciolati al microfono nelle masterclass), concentrandosi sulle sensazioni tattili, salivazione, cercando nel calice e nell’assaggio non “l’urlo del vitigno ma il mormorio del terroir”. Se “il vitigno è l’intermediario, il tramite tra il luogo e l’uomo, il vitigno è il nome di battesimo, il terroir il suo cognome”, questo libro ci consegna una riflessione che è prima di tutto un tentativo di dare nomi e cognomi alle cose, partendo dalla consapevolezza che questo soggetto, liquido ed odoroso fatica a farsi definire, incasellare e capire.

Il vino presuppone un’apertura, da parte del soggetto che lo incontra, e ogni tentativo di parlarne non potrà mai prescindere da questa relazione dove il vino non è mai soltanto oggetto del discorso ma aiuta esso stesso a definire il discorso. La degustazione è sempre una relazione non tra soggetto e oggetto ma tra due soggetti vivi, il vino e l’umano, che si influenzano e si definiscono a vicenda, il vino ci rende umani e noi parlandone, rendiamo umano lui.

Autore: Davide Puca
Pagine: 340 pagine
Editore: Ets
Prezzo: 34 euro