È tornata, dopo il successo della prima edizione, la manifestazione Èno Florence Wine Excellence, a Firenze, con due giornate dedicate alle grandi eccellenze del vino. Un appuntamento che ha offerto, 1.400 vini in degustazione di oltre 250 aziende espositrici. Oltre 2.000 sono state le presenze tra giornalisti, professionisti della filiera, buyer, ristoratori, distributori e professionisti del mondo del vino e dell’ospitalità.
Nel corso della due giorni si sono svolti incontri, masterclass e momenti di approfondimento, in una delle location più prestigiose della città nella prestigiosa cornice della Fortezza da Basso, confermando sempre di più la sua vocazione alle nuove opportunità di business. Il Padiglione delle Nazioni, ha fatto da cornice ai vini italiani ed esteri, presentati direttamente, in un percorso di scoperta tra territori, vitigni e identità del panorama enologico contemporaneo.
Nella Sala della Ronda, due aree dedicate alle masterclass, dove esperti e produttori hanno guidato degustazioni tematiche e momenti di approfondimento e con un’area lounge pensata per incontri, networking e momenti di confronto tra professionisti. La manifestazione ha confermato e rafforzato la propria vocazione professionale, con una seconda giornata interamente dedicata al trade. La formula dell’evento prevedeva infatti la domenica aperta a operatori e Wine Lover e il lunedì riservato agli operatori del settore.
“L’obiettivo di èno è rafforzare la filiera, e oggi questo principio è ancora più importante – commenta Corrado Guerranti, presidente di èno Florence Wine Excellence – Il mondo del vino sta attraversando un momento di difficoltà e crediamo che una manifestazione come questa debba contribuire concretamente a creare occasioni perché la filiera possa risollevarsi”.
Abbiamo scelto di puntare sull’incontro diretto, sulle degustazioni vere e sulle relazioni tra professionisti. Poche chiacchiere: bisogna incontrarsi, conoscersi e incontrarsi per vendere. Questo è business”.
Al centro dell’edizione 2026 anche la possibilità per gli operatori di scoprire realtà e vini difficilmente accessibili attraverso i normali circuiti professionali, ampliando così le occasioni di conoscenza e confronto.
“Èno nasce con l’obiettivo di avvicinare i produttori di vino agli operatori del settore, spiega Adriana Tancredi, event manager di Èno Florence Wine Excellence, vogliamo dare agli operatori la possibilità di assaggiare etichette che normalmente non avrebbero occasione di incontrare e creare un contatto diretto con i produttori. La presenza di Champagne, vini francesi e vini provenienti dal Sudafrica va proprio in questa direzione: offrire una proposta ampia e dare nuove opportunità di scoperta e di relazione a chi lavora nel settore”.
Tra le masterclass programmate, abbiamo partecipato a:
Champagne & Coteaux Champenois: la Champagne tra tradizione e contemporaneità.
Presentata da Bernardo Conticelli ed Elle Rogosky. È stato un confronto tra alcuni Champagne e un’altra denominazione che viene dagli stessi territori questa volta con vini fermi. Il Coteaux Champenois è una denominazione di origine controllata (AOC) dedicata esclusivamente ai vini fermi (senza bollicine) prodotti all’interno della stessa area geografica della famosissima regione della Champagne, in Francia. Vengono utilizzate le stesse uve del comparto spumantistico: principalmente Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Meunier. Sono ammessi anche i vitigni minori storici della zona come l’Arbane, il Petit Meslier, il Pinot Blanc e il Pinot Gris. Si tratta del vero antenato storico del moderno spumante. Prima che Dom Pérignon e le tecniche di rifermentazione in bottiglia rendessero celebri le bollicine, la regione era nota proprio per i suoi vini tranquilli.
Oggi il nome Champagne è sinonimo universale di spumante, ma l’identità di questa regione affonda le radici in una storia completamente diversa. Nel Medioevo, i vini locali più celebri – noti come vini della Montagne e della Rivière (le odierne Montagne de Reims e Vallée de la Marne) – non avevano alcuna bollicina. Fino al XVII secolo inoltrato, i viticoltori della zona producevano quasi esclusivamente vini rossi fermi. Solo a partire dal Seicento si aprì una nuova strada con la nascita dei primi bianchi ottenuti da uve nere, i precursori degli attuali blancs de noirs, che avrebbero poi guidato la svolta verso la spumantizzazione. Per secoli, tuttavia, i rossi della Champagne rimasero il vero motore della regione.
Erano prodotti talmente pregiati e amati dalle élite dell’epoca da vincere la storica rivalità commerciale e culturale con i vicini vini della Borgogna. Questa leadership commerciale resistette a lungo: a metà dell’Ottocento, ben il 60% della produzione locale era ancora legato ai vini fermi, mentre lo spumante rappresentava una minoranza, seppur redditizia. Il definitivo cambio di paradigma avvenne nella seconda metà dell’Ottocento, sotto il Secondo Impero napoleonico. L’industrializzazione dei processi di spumantizzazione, unita alla forte concorrenza di regioni vinicole dal clima più favorevole, decretò il declino dei vini tranquilli.
L’effervescenza divenne così, in modo irreversibile, il marchio identitario della regione. Nonostante il successo planetario delle bollicine, la Champagne non ha mai rinnegato il proprio passato, custodendo i vini fermi come una preziosa nicchia di tradizione. Questa fedeltà storica è scritta anche nelle tappe delle denominazioni d’origine (AOC):
• 1936: il debutto con la denominazione AOC “Vin Originaire de la Champagne Viticole”;
• 1953: il cambio di nome in “Vin Nature de la Champagne”;
• 1974: la nascita della denominazione attuale, la AOC Coteaux-Champenois.
Nonostante una breve parentesi di notorietà tra gli anni Settanta e Ottanta, che accese i riflettori sui rossi fermi del Grand Cru di Bouzy, questo mercato è rimasto una rarità per collezionisti ed estimatori: si stima infatti che la produzione complessiva non abbia mai superato le 100.000 bottiglie all’anno.
Oggi il Coteaux Champenois rappresenta una piccolissima fetta di mercato, infatti la produzione è veramente di nicchia, e spesso costosi, poiché per i viticoltori è economicamente molto più vantaggioso destinare le uve alla spumantizzazione. Negli ultimi anni, tuttavia, si sta assistendo a una forte riscoperta critica: grazie al cambiamento climatico, che permette di raggiungere una maturazione più stabile e zuccherina delle uve, molti storici vigneron e grandi Maison. A nostro avviso le etichette degustate si valorizzano molto abbinate al cibo, mentre gli Champagne hanno rispecchiato in pieno il terroir di provenienza.
I vini in degustazione sono stati:
Champagne Blanc de Noirs Grand Cru Extra Brut — Brice
Champagne Grande Vallée Extra Brut — R. Pouillon & Fils
Champagne Blanc des Millénaires 2017 — Charles Heidsieck
Coteaux Champenois Blanc Mareuil-sur-Aÿ Les Blanchiens 2019 — R. Pouillon & Fils
Coteaux Champenois Rouge Ambonnay 2022 — Charles Heidsieck
Coteaux Champenois Rouge Bouzy 2022 — Brice
La seconda masterclass è stata:
La Grande Toscana
Condotta da Filippo Bartolotta che ha accompagnato i presenti in un racconto di etichette toscane storiche di grande pregio, ed anche molto indietro nel tempo, condite da aneddoti di esperienze personali con i vari titolari delle cantine, che hanno reso l’appuntamento di grande fascino.
Vini in degustazione:
Sassicaia 2023 Bolgheri Sassicaia Doc — Tenuta San Guido
Brunello di Montalcino Riserva 2018 — Biondi Santi
Tignanello 2016 Igt Toscana — Antinori
Caberlot 2015 Igt Toscana — Podere Il Carnasciale
Apice 2013 Cortona Doc — Stefano Amerighi
Poggio delle Rose 2010 Chianti Classico Riserva — Castell’in Villa