Tra i nomi più importanti dell’Etna vitivinicolo, Passopisciaro gode ormai da anni di una notevole reputazione sui mercati di tutto il mondo, grazie alla consolidata qualità dei suoi prodotti, sempre più apprezzati e ricercati da esperti e appassionati. L’azienda nasce all’inizio degli anni Duemila per volontà di Andrea Franchetti, uomo di cultura dai mille interessi che, dopo essere stato durante gli anni Ottanta un rinomato importatore di grandi vini italiani negli Stati Uniti, decide di rientrare in Italia per avviare una propria produzione.
Fonda la sua prima cantina, Tenuta di Trinoro, a Sarteano nella Val d’Orcia, dove pianta vigneti di varietà bordolesi nel 1991. Nel 2000 arriva sull’Etna e rimane subito folgorato dalla bellezza delle vecchie vigne e dalla forza che erano in grado di esprimere, intuendo anche le grandi potenzialità di un territorio unico. Acquista una proprietà a Guardiola, contrada situata in altura nel cuore del versante nord, avvia il restauro degli antichi edifici che oggi sono il cuore dell’azienda, recupera le vecchie viti e, accanto a loro, pianta gli alloctoni Cesanese d’Affile, Petit Verdot e Chardonnay. Inizia così la storia Passopisciaro, che nel 2001 imbottiglia il suo primo rosso.
Il percorso di sviluppo non conoscerà mai soste e il contributo di Andrea Franchetti sarà determinante nel dare un’importante accelerazione al processo di rinascita dei vini dell’Etna, iniziato da alcuni anni. Centrale nella sua filosofia il concetto di contrada, derivante dalla costatazione che qui i vari vigneti, talvolta non distanti tra di loro, davano vini con caratteristiche differenti e quindi il territorio doveva essere letto attraverso il mosaico di situazioni che riusciva ad offrire e che il produttore poteva portare in bottiglia.
Ad Andrea si deve anche l’ideazione della manifestazione “Le Contrade dell’Etna”, che nelle sue prime edizioni, oltre a promuovere i vini del territorio, ha anche fatto sì che produttori si incontrassero e si confrontassero, crescendo poi costantemente fino a diventare un evento di carattere internazionale, imprescindibile per gli amanti dei vini vulcanici. Alla guida di Passopisciaro oggi c’è Benjamin, figlio di Andrea, con la preziosa collaborazione di Vincenzo Lo Mauro nel ruolo di direttore dell’azienda. I vigneti, molti dei quali di età compresa tra 70 e 100 anni, si estendono per 26 ettari in diverse contrade del versante nord, all’interno di un range di altitudini che va da 550 a oltre 1.000 metri sul livello del mare.
La produzione complessiva è di oltre 100 mila bottiglie l’anno, con una gamma di etichette composta da un Etna Rosso classico, il Passorosso, frutto di più contrade, 5 rossi da Nerello Mascalese coltivato in una singola contrada (Chiappemmacine, Feudo di Mezzo, Guardiola, Sciaranuova e Rampante), il Franchetti, da Cesanese e Petit Verdot e due bianchi da Chardonnay, di cui uno da singola contrada (Passo Chianche). Nel corso di una recente visita in azienda siamo rimasti favorevolmente colpiti dal Passobianco 2024, un vino che, pur essendo fatto con un vitigno non autoctono, parla in modo chiaro di territorio. Le uve, Chardonnay cento per cento, provengono da vigneti situati su terrazze tra gli 850 e i 900 metri sul livello del mare con esposizione nord, nelle contrade Guardiola e Montedolce di Castiglione di Sicilia. Il sistema di allevamento utilizzato è il doppio guyot con alta densità d’impianto.
L’andamento climatico dell’annata 2024 si è caratterizzato per un inverno mite e secco, seguito da una primavera regolarmente piovosa, ma senza particolari problemi fitosanitari, con la fioritura che ha avuto luogo tra fine maggio e inizio giugno. Poi nel periodo estivo è stato il caldo l’assoluto protagonista con temperature costantemente elevate anche di notte, cosa che ha comportato sofferenze in alcuni casi anche estreme per le piante, richiedendo interventi di irrigazione notturna. La vendemmia dello Chardonnay è iniziata il 19 agosto, proseguendo in base alla maturazione delle varie parcelle fino al 9 settembre. La vinificazione prevede macerazione a freddo del 10 per cento delle uve e pressatura a grappolo intero della rimanente parte, fermentazione alcolica a 22 – 24 gradi in serbatoi di acciaio e, successivamente, svolgimento della malolattica in vasche di cemento.
Il vino ottenuto affina sulle fecce nobili, per il 90 per cento in vasche di cemento e per il 10 per cento in botti grandi di rovere, senza batonnage. L’imbottogliamento ha avuto luogo nel giugno del 2025, durante la fase di luna calante. Il colore che osserviamo nel calice dopo aver versato il Passobianco 2024 è un giallo paglierino carico e brillante, tendente al dorato. Fine, intenso e variegato il naso, nel quale sentori di ginestra, biancospino e frutta a polpa gialla matura come melone e ananas sono affiancati da note di scorza di cedro, un tocco di burro di arachidi e una sfumatura erbacea dal timbro leggermente balsamico. Segue un sorso freschissimo, giustamente consistente ed equilibrato, che si mostra sia avvolgente, sia dinamico e molto lungo, con un finale spiccatamente salino.
Un bianco di grande personalità che ci fa capire come lo Chardonnay riesca in questo caso a raccontare molto bene i luoghi di provenienza, regalandoci un assaggio che ha in sé tanto il vulcano quanto la montagna. Davvero buono. Può essere abbinato a tanti piatti di pesce, dagli antipasti ai secondi, compresi quelli dal gusto deciso, oppure a pietanze a base di verdure e ortaggi, primi leggeri della cucina di terra, formaggi freschi e carni bianche.
Tappo: Nomacorc
Gradazione alcolica: 13 %
Temperatura di servizio: 11-12 °C
Bicchiere consigliato: ballon aperto
Quando berlo: da ora al 2034
Numero di bottiglie prodotte: 43.812 e 90 magnum
Prezzo in enoteca: € 28,00
Vini Franchetti – Passopisciaro
Contrada Guardiola
95012 Castiglione di Sicilia
Tel. +39 0942 395449
passopisciaro@vinifranchetti.com
www.vinifranchetti.com
Rubrica a cura di Salvo Giusino