Cosa può succedere quando, dopo una cena da mille persone, a tavola rimane qualcosa che non si può mangiare? A Catanzaro sono rimasti 25 mila euro. È il ricavato netto della terza edizione della Cena Straordinaria, la grande tavolata organizzata il 6 settembre lungo Corso Mazzini, che contribuirà a far nascere Pitta Pop, una pitteria popolare nel centro storico pensata per creare opportunità di lavoro e autonomia per persone in condizioni di fragilità.
Per capire il senso del progetto bisogna partire dalla pitta, uno dei cibi più identitari della cucina catanzarese. Con la sua forma semplice e il suo profumo inconfondibile, accompagna da generazioni la vita quotidiana dei catanzaresi: è il pane delle famiglie, delle feste, dei ricordi d’infanzia, delle tavole condivise. Un sapere tramandato nel tempo da panificatori e famiglie, oggi riconosciuto anche attraverso la De.Co. come parte dell’identità della città.
È un prodotto popolare, quotidiano, apparentemente semplice, ma proprio da questa semplicità parte un progetto che prova a darle una funzione nuova: farne il centro di una pitteria che, oltre a proporre un cibo profondamente legato alla città, possa diventare un luogo di lavoro e di autonomia per persone con disabilità e fragilità.
“Questi 25 mila euro rappresentano la prima pietra di un percorso che ci porterà all’apertura della pitteria”, ha spiegato Giovanni Nicoletti, presidente di Pitta Pop. Per il progetto, ha sottolineato, si tratta non soltanto di un contributo economico, ma di un segnale di fiducia. L’obiettivo è costruire, attraverso il lavoro, occasioni di inclusione, autonomia e dignità. La Cena Straordinaria, organizzata dall’associazione Città del Vento, è arrivata quest’anno alla terza edizione. Mille persone hanno cenato insieme lungo corso Mazzini, attorno a una tavola lunga circa 400 metri.
A firmare la cena sono stati sei chef stellati calabresi: Luca Abbruzzino, Luigi Lepore, Nino Rossi, Caterina Ceraudo, Antonio Biafora e Riccardo Sculli. Con loro hanno lavorato cuochi e ristoratori del territorio coordinati da Domenico Origlia, presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi Catanzaresi.
Per gli chef e per tutta la squadra di cucina è stata una serata emozionante, ma anche impegnativa. Mille commensali significano tempi da rispettare, portate da coordinare, brigate da organizzare e un servizio che deve funzionare senza perdere di vista la qualità. Una prova diversa dal normale lavoro al ristorante, affrontata insieme da professionisti che, questa volta, hanno dovuto coordinarsi per un servizio destinato a mille persone.
Il lavoro era cominciato già prima della cena, con il Villaggio del Gusto, dove cuochi e ristoratori del territorio hanno preparato circa 12 mila finger food. Un impegno particolarmente significativo, considerando il periodo ancora intenso della stagione. Domenico Origlia ha raccontato di professionisti che hanno scelto di mettere a disposizione tempo e lavoro per la manifestazione, alcuni modificando anche l’attività dei propri ristoranti per poter partecipare. La parte gastronomica si è intrecciata con quella culturale già nei due giorni precedenti, durante i Percorsi del Gusto al Complesso Monumentale del San Giovanni. Libri, incontri e show cooking hanno accompagnato l’evento, insieme alla mostra “Strade di carta”, curata da Massimo Sirelli e realizzata con dieci illustratori calabresi sul tema del cibo come memoria, tradizione e identità.
Tra gli ospiti anche Domenicantonio Galatà, biologo nutrizionista, che ha parlato della dieta mediterranea e del valore della convivialità. Il punto non era soltanto ciò che arriva nel piatto, ma il tempo che si dedica al cibo e alla tavola, oggi sempre più difficile da trovare tra spesa, cucina e ritmi quotidiani.
A Catanzaro, almeno per una sera, quel tempo è stato condiviso da mille persone. Anche il tema dello spreco alimentare è entrato nel programma attraverso un laboratorio rivolto ai bambini. Gli alimenti destinati a essere buttati sono stati recuperati e trasformati dai piccoli partecipanti in cucina, con alcune preparazioni poi destinate alla mensa dei poveri. Un’esperienza pensata per far capire concretamente che cosa può succedere a un alimento prima che finisca nella spazzatura.
Poi ci sono stati la musica di Fabio Macagnino e il lavoro di Gerardo Sacco, che ha realizzato per i mille ospiti un piccolo gioiello: un bracciale con una medaglietta raffigurante il Cavatore in mezzo alle stelle, accompagnato dalla frase di Dante: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”.
Sono dettagli diversi, ma raccontano la stessa serata: la cucina accanto all’artigianato, la memoria accanto alla contemporaneità, il lavoro degli chef accanto a un progetto sociale che prova a partire da un prodotto profondamente legato alla città.
Alessandro Astorino, tra gli organizzatori della manifestazione insieme a Luca Marino, Vincenzo Merante e Angelo Capoano, ha sintetizzato così il risultato dell’edizione: “Anche quest’anno, abbiamo raggiunto un bel risultato che dimostra come, unendo le forze, si possa costruire bellezza nella nostra città. La fatica è inevitabilmente tanta, ma è sempre emozionante vedere tante persone – tra cittadini, imprese e istituzioni – parlare la stessa lingua, quella della condivisione, capace di creare sinergie e soprattutto occasioni concrete per le persone più fragili”.
La Cena Straordinaria nasce guardando anche a ciò che accade in altre città, come Parma, e con l’idea di dimostrare che una formula simile può funzionare anche a Catanzaro. Dalla prima edizione, segnata anche dalla pioggia, l’appuntamento è cresciuto fino a occupare tre giornate e a mettere insieme una rete sempre più ampia di persone e professionalità.
Adesso il passaggio successivo è fuori dalla tavola. Nel centro storico dovrà prendere forma Pitta Pop, con la pitta al centro di un progetto che prova a tenere insieme identità gastronomica e inserimento lavorativo.
La grande tavola di corso Mazzini è stata smontata, ora la sfida è trasformare quella serata in un luogo reale, partendo da un cibo che a Catanzaro esiste da generazioni e che adesso prova a diventare anche un’occasione per il futuro.