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Eventi e iniziative

Insuperlabel 2026, un’etichetta per raccontare il Vermouth di Torino: premiato David Arona

13 Ottobre 2026
Bottiglia di Vermouth e David Arona durante la premiazione Bottiglia di Vermouth e David Arona durante la premiazione

Si chiude in Sicilia la quinta edizione del label design contest promosso da Auroflex. Advision conquista il Print Award, Visualya il Partner Award. Una finale che ha intrecciato design, cultura del prodotto e innovazione, con una riflessione sul potere della comunicazione visiva

Raccontare la storia e l’identità di un prodotto attraverso un’etichetta, trasformando la tradizione in un linguaggio visivo contemporaneo. È questa la sfida al centro di Insuperlabel 2026, il contest di label design ideato e promosso da Auroflex, che per la sua quinta edizione ha scelto come protagonista il Vermouth di Torino Igp. A conquistare il premio principale è stato David Arona, proclamato vincitore l’8 ottobre all’Hotel La Tonnara di Bonagia, in Sicilia, al termine di una finale che ha visto otto progetti confrontarsi con l’immaginario e i simboli del celebre prodotto piemontese.

L’obiettivo del concorso era progettare l’etichetta della bottiglia istituzionale del Consorzio del Vermouth di Torino, mettendo in dialogo patrimonio storico, creatività contemporanea e possibilità offerte dalle più innovative tecnologie di stampa.

Il progetto di Arona interpreta l’identità torinese attraverso una composizione visiva contemporanea, in cui simboli riconoscibili, ricerca grafica e lavorazioni materiche contribuiscono a restituire il carattere del prodotto. Accanto al premio principale, sono stati assegnati altri due riconoscimenti che mettono in luce differenti aspetti della progettazione e della produzione.

Il Print Award, attribuito da Auroflex al progetto che ha presentato le maggiori complessità e opportunità di sperimentazione sul piano tecnico, è andato ad Advision. Il Partner Award è stato invece assegnato a Visualya, per la capacità di valorizzare materiali e tecnologie di stampa. Tre premi che raccontano altrettanti approcci al label design, tra intuizione creativa, ricerca sui materiali e sperimentazione tecnica.

“La finale – si legge in una nota – è stata anche un’occasione di confronto sul ruolo del design nella società contemporanea, con particolare attenzione al rapporto tra comunicazione, packaging e sostenibilità. Tra gli interventi della giornata, quello di Silvia Barbero, professoressa associata di Design, vicerettrice per la Comunicazione e la Promozione e direttrice del Sys – Systemic Design Lab del Politecnico di Torino, ha approfondito la capacità del progetto di superare la dimensione puramente estetica. “”Il design può infatti trasformare le informazioni riportate sulle confezioni in messaggi più accessibili e comprensibili, contribuendo a orientare le persone verso scelte d’acquisto più consapevoli. Una prospettiva che attribuisce al packaging un ruolo sempre più importante, non soltanto nella presentazione del prodotto, ma anche nella comunicazione dei suoi valori”.

A moderare la cerimonia è stato Stefano Torregrossa, fondatore di O,nice! Studio, art director di PrintLovers e docente. L’evento ha riunito il Consorzio del Vermouth di Torino, Auroflex e i partner tecnici HP Indigo, Fedrigoni Self-Adhesives, Luxoro, Zeller+Gmelin e Gruppo Saida.

A decretare il vincitore è stata una giuria multidisciplinare composta da Giusi Mainardi, storica della vite e del vino e docente all’Università di Torino; Sergio Piergallini, Product & Packaging Designer e R&D Specialist in Auge Design; Gianfranco Marrone, semiologo e professore ordinario all’Università di Palermo; Alessio Cottino, visual designer, illustratore e docente di Multimedia Design; e Silvia Barbero, del Politecnico di Torino.

“Con la quinta edizione – si legge nella nota – Insuperlabel consolida il proprio ruolo di punto d’incontro tra creatività e industria, mettendo in relazione progettisti, aziende e competenze tecniche. La collaborazione con il Consorzio del Vermouth di Torino rappresenta un esempio di questo dialogo: un’occasione per esplorare come il design possa interpretare la storia di un prodotto, valorizzarne il legame con il territorio e tradurlo in nuovi codici visivi, capaci di parlare anche ai consumatori contemporanei”.