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Birra della settimana

“Barleywine”, il “vino d’orzo: la birra antica e nobile che racchiude il sapore della storia

18 Gennaio 2024
Uno, dieci, cento Barley Wines Uno, dieci, cento Barley Wines

“Barleywine”, letteralmente “vino d’orzo”. Un battesimo risalente al 1870: quando lo si assunse al fine di designare, in Gran Bretagna, “le più forti tra le birre forti”, per l’esattezza entro il recinto delle tipologie contrassegnate da un colore ramato o bruno. In questo perimetro, sotto la bandiera dell’Union Jack, le “maggiorate in gradazione” andavano, nel XIX secolo, sotto il nome di Old Ales o Strong Ales: e piacque, per individuare tra esse le versioni dotate di maggiore slancio etilico, adottare una denominazione specifica. Da allora i Barleywine si sono imposti come uno tra gli stili più rappresentativi della tradizione brassicola facente campo al Regno Unito: caratterizzandosi per il loro vigore sensoriale; per la capacità di reggere lunghi affinamenti (anche in legno); per un profilo organolettico scandito da numerosi elementi di contatto con vini (appunto), essi stessi vocati all’invecchiamento. Trattandosi di un genere birrario la cui produzione ammette molteplici variabili (dal tenore alcolico ai tempi e recipienti di maturazione), le sue diverse interpretazioni riflettono, a loro volta, una personalità gustolfattiva decisamente cangiante. Si tratta, insomma, di un territorio estremamente ricco, nella differenza dei risultati ottenibili in funzione delle opzioni procedurali seguite. Ebbene, in questo territorio, ci siamo divertiti a condurre una piccola esplorazione: procedendo all’assaggio di sei “vini d’orzo”, ciascuno con il proprio anno di nascita (siamo andati dal più giovane al meno), con la propria storia e il proprio temperamento.

Partenza già “in impennata”. Con l’edizione 2022 de “Il Barone”, uno tra i Barleywine targati “The Wall”, marchio lombardo di Venegono Inferiore (Varese): un piccolo ordigno da 9.9 gradi alcolici, affinato in fusti lignei di varietà e provenienze diverse. Il colore ramato, l’aspetto velato e la schiuma beige preludono ad aromi tostati (caramello), fruttati (dattero), mielati (castagno) e terziari (vaniglia, radica di noce); i quali sono, a loro volta, “trampolino” verso una sorsata scorrevole, levigata nella bollicina, dalla corporatura non cementizia e dotata anche di un’intenzionale vena “bitter” in cui si esprimono le 34 IBU (unità d’amaro) conteggiate in questa birra.

Si procede con l’annata 2019 della “Sucaba”, etichetta appartenente al catalogo del marchio statunitense “Firestone Walker” (San Francisco, California). Un Barleywine da 11.3 gradi e 34 IBU (unità d’amaro), maturato in botti da bourbon. Colore ramato, aspetto pulito e schiuma cappuccino, la sua massa liquida consegna profumi tostati (biscotto, caramello, mandorla, cioccolato), fruttati (dattero, ciliegia sotto spirito) e legnosi (vaniglia, cocco); mentre la bevuta offre una partenza abboccata, una corporatura rotonda e una bollicina ancora piuttosto viva.

Terzo giro di valzer: in pista la versione 2018 di “Vecchia Lodi”, Balreywine firmato, a Codogno (appunto in provincia di Lodi) dalle officine “Brewfist”. Referenza “vintage” e celebrativa (viene prodotta ogni 16 novembre, per il compleanno del birrificio lombardo), non tocca legno, bensì matura per tre mesi (e rifermenta) in vetro o fusto, prima della messa in commercio. La ricetta, rigorosamente britannica (in miscela malti Pale e Crystal; in luppolatura solo East Kent Golding; in tino lievito Ale), porta in mescita una “pinta” dal colore ambrato, dall’aspetto velato e dalla schiuma beige. Passo seguente, l’olfazione regala note da pasticceria (nocciola, mela al forno, marron glacé) e infusi liquorosi (uvetta sotto spirito); mentre la bevuta – di corporatura media – si rivela calda, perentoriamente etilica (siamo a quota 11 gradi), soffice nella carbonazione e dotata di una lieve piega amaricante in chiusura (30 le IBU).

Nessun nome d’arte, ma la semplice designazione stilistica: “Barleywine”. Questa la scelta del marchio Lambrate (Milano) per la sua interpretazione della gloriosa tipologia britannica. Un’interpretazione essa stessa non elevata in legno e affidata, dopo una prolungata bollitura in sala cotte, a un affinamento effettuato direttamente nei recipienti di confezionamento. L’edizione 2017 – introdotta da un colore ambrato, da un aspetto velato e da una fine schiuma beige – fa segnare 12 gradi alcolici e 50 IBU: infatti il naso (in cui vivide sono le impressioni di propoli, nocciola e calotta di dolce da forno) risulta baldanzosa nello stacco etilico; e la bocca regala un confortevole tepore etilico, peraltro originalmente bilanciato da una ficcante vena d’amaro.

Stessa classe anagrafica (la 2017), per la “N° 1” della scuderia “Opperbacco” (a Notaresco, Teramo), prodotto presentato con la dicitura di “birra cotta”. La sua gestazione prevede infatti, alla fine della lunga bollitura (6 ore) di un mosto impastato con soli malti chiari, l’aggiunta di mele cotogne: il tutto a ottenere forti processi di concentrazione e caramellizzazione degli zuccheri in circolo. Risultato? Colore bruno, aspetto velato, schiuma pressoché assente; aromi intensi di caramello bruciato e nocciola tostata (a richiamare il croccante delle sagre paesane), ma anche di mela al forno, strudel e frutti rossi sotto spirito (ciliegia, mirtillo). Infine, la sorsata: che si rivela termica ma non bruciante (13 i gradi alcolici), dolce ma non stucchevole, grazie anche al bilanciamento delle 60 unità d’amaro.

Stazione d’arrivo, la bottiglia più anziana della batteria. Quella corrispondente all’edizione 2016 del Barleywine di casa “Hilltop” (birrificio a Bassano Romano, in provincia di Viterbo). Nome d’arte, “Via della Cornacchia”; segni particolari, l’aggiunta in bollitura di nocciole locali. Ed ecco quel che si ha “a valle”. Colore ramato, aspetto velato, schiuma beige qui ridotta a una fine coroncina di bolle; aromi dolciari di croccante (alle nocciole, va da sé), caramello, fichi disidratati e liquore alla liquirizia; una condotta gustativo-palatale forgiata attorno a una corporatura medio-robusta, a una solida dorsale abboccata, a una deglutizione calda, ma assolutamente priva di eccessi “roventi”…

BIRRIFICIO THE WALL
Via F.lli Kennedy, 3 – Venegono Inferiore (Varese)
T. 349 0075135
info@thewallbeer.com
www.thewallbeer.com

FIRESTONE WALKER BREWING
Ramada Drive, 1400 – Paso Robles, California (USA)
T. 001-805-2255911
marketing@firestonebeer.com
www.firestonebeer.com

BIRRIFICIO BREWFIST
Via Molinari, 5 – Zona Industriale Mirandolina, Codogno (Lodi)
T. 0377 379814
info@brewfist.com
www.brewfist.com

BIRRIFICIO LAMBRATE
Via Privata Gaetano Sbodio – 30/1 – Milano
T. 02 26416460
commerciale@birrificiolambrate.com
www.birrificiolambrate.com

BIRRIFICIO OPPERBACCO
Via Casarino, 19 – Notaresco (Teramo)
T. 085 2039790
info@opperbacco.it
www.opperbacco.it

HILLTOP BREWERY
Via Roma, 315/A – Bassano Romano (Viterbo)
T. 333 2019407
info@hilltopbrewery.it
www.hilltopbrewery.it