Nel ricco panorama delle produzioni artigianali, italiane come internazionali, ce ne sono non poche che si rivelano in grado di spiccare in virtù di certe proprie specifiche qualità. Alcune per la complessità e la potenza di fuoco sviluppate dal rispettivo arsenale organolettico. Altre per la versatilità nell’abbinarsi, a tavola, con piatti della più diversa natura. Altre ancora per la stupefacente facilità di beva e la capacità di dare immediato sollievo alle ugole più assetate. Ecco, queste ultime sono le nostre birre-toccasana; tra le quali, oggi, presentiamo la Porta bugiarda: una Irish Red Ale da 5,4 gradi firmata, a Sanremo, in provincia di Imperia, dalla locale scuderia Nadir.
La ricetta e la personalità
La birra è dedicata all’omonima porta, peraltro detta anche del Roglio, che si apre lungo le cortine murarie del nucleo storico sanremese: una tra le ben undici da cui è scandito il tessuto edilizio del centro detto La Pigna. Dal punto di vista tipologico, nel suo esibire un’indiscussa appartenenza alla scuola britannica, dichiara in realtà un’identità più generica rispetto a quella con cui l’abbiamo introdotta, autodefinendosi, per l’esattezza, come una Amber Ale. Tuttavia, i fondamentali della ricetta – in impasto malti Pale e Biscuit; in luppolatura un monocolore da East Kent Golding; in tino un neutrissimo US 05 – autorizzano a orientarsi verso una classificazione più specifica, quale appunto quella che proponiamo nella circostanza, collocandola, come detto, entro il perimetro delle Irish Red.
Tassonomie a parte, quel che conta è il profilo del prodotto: ovvero la sua fisionomia sensoriale e il suo connesso obiettivo al bancone. Ebbene, anche sotto questo profilo, la nostra ipotesi trova il suffragio della prova fattuale; nel senso che, se le rosse irlandesi, parenti strette delle Bitter, ne condividono la natura profondamente session, quella delle birre da bere a nastro, ecco che, all’assaggio, la nostra protagonista si rivela perfettamente conforme a tale prototipo.
Colore ramato chiaro, aspetto lievemente velato e sottile schiuma avorio, la mescita regala, al naso, note calde di biscotto, caramello, mela matura, terra fresca, matita, fiori di malva, foglie di tabacco e tè; accompagnando poi verso una sorsata dalla corporatura e dalla carbonazione entrambe ben dosate, la cui chiusura asciutta suggella una consapevole andatura dolceamara e insieme ne propaga l’eco lungo il binario di una persistenza più che discreta.
Abbinamento: anzi, abbinamenti
In cucina, scatta in automatico l’associazione con quella nocciola che, come si è visto, è patrimonio specifico del tesoretto gustolfattivo in dote alla Porta bugiarda. Nello specifico, optando per il salato piuttosto che per un dessert – la sensazione è che la birra non abbia una stazza complessiva né una spalla zuccherina adeguate – la scelta potrebbe cadere su una porzione di verdura, verza o iceberg, gratinata al forno con formaggio e nocciole; oppure su un tagliolino, se non un risotto, con nocciole e Taleggio; o ancora su una torta salata con ricotta, nocciole e cavolfiore.
Quanto agli abbinamenti immateriali, altrettanto immediata è l’idea di sorseggiare la nostra ambrata mentre si sfogliano le pagine di un volume curioso e ben scritto, il cui contenuto riguarda proprio il nucleo più antico della città ligure che dà i natali al suo produttore, il marchio Nadir. Il titolo del libro è Storie della Pigna. Due turisti per caso nel centro storico di Sanremo; l’autore è Pier Guido Quartero; l’editore è Liberodiscrivere e l’anno di uscita il 2014.
Si tratta di un lavoro a metà tra la ricostruzione storica e la guida di viaggio: il racconto, potremmo dire, di una passeggiata in cui la descrizione di scorci e monumenti si alterna all’aneddotica e al tratteggio di atmosfere, in una successione leggera e insieme mai banale.
Birrificio Nadir
Via Dante Alighieri, 398
Sanremo (Imperia)
tel. 348 6456914
www.birrificionadir.it