Dall’archeologia all’esistenza pulsante; dal passato (e alquanto remoto) al presente continuo; dal ricordo nostalgico a un rapporto ritrovato, in cui farsi coinvolgere ogni giorno. Nel 2025 Torino ha festeggiato il rientro in attività di una sua storica firma artigianale in campo birrario; anzi, di una realtà che è stata, e che sta ridiventando, parte integrante della stessa vita cittadina: non semplicemente un esercizio d’impresa, ma un punto di riferimento lungo il fronte delle iniziative di aggregazione sociale, attraverso la costruzione (o meglio la ricostruzione), sulla scena locale, di un costume e di una cultura facenti perno attorno al boccale di qualità. Una bella storia, insomma, che ha come protagonista il marchio Metzger.
Dall’Alsazia alla Mole
Il XIX secolo è stato, per il settore brassicolo in Italia, un secolo fondativo: attraversato da un processo di diffusa inseminazione (manifatturiera ma anche culturale, evidentemente), operato da imprenditori nordeuropei calati alle nostre latitudini dopo averne intuito il potenziale in termini di mercato. Tra quei pionieri – in Piemonte ce ne sono stati diversi, di provenienza in specie francese e svizzera – anche il tedesco Karl Metzger, braumeister di origine alsaziana, che nel 1848 avvia a Torino il marchio birrario recante il suo stesso cognome. Lo stabilimento apre i battenti nei pressi della Dora; procede attraverso alcuni assestamenti societari e altrettanti spostamenti di sede; quindi, nel 1888, vede le proprie redini passare nelle mani di Francesco Giuseppe, figlio del fondatore e da questi inviato anni prima a procurarsi un’adeguata formazione, facendo gavetta come tirocinante in Germania.
Anni ruggenti, morte, resurrezione
Nel Novecento il nome Metzger assurge fra i protagonisti della vita economica e anche culturale del capoluogo piemontese. I suoi bicchieri sbuffanti di schiuma viaggiano che è un piacere, grazie anche a una strategia di promozione affidata alla mano di artisti importanti nel perimetro del liberty pubblicitario, con le sue raffinate affiches. Tra esse, il birrificio ne lancia alcune in cui lega la propria immagine alla sagoma di Fritz, l’elefante indiano che, ricevuto in regalo da Carlo Felice di Savoia nel 1826 (omaggio del viceré d’Egitto), trascorse i restanti anni della propria vita nel parco della Palazzina di Caccia di Stupinigi. Il dopoguerra, fase di trasformazioni e riassetti anche aziendali, vede poi la creatura del patriarca Karl passare sotto varie proprietà, fino al 1970, quando ad acquisirla è la Dreher di Trieste. Infine, nel 1974, la stessa compagnia giuliana viene assorbita dalla multinazionale Heineken, che negli anni successivi opta per la cessazione delle attività di diversi produttori regionali finiti nel proprio portafoglio: tra questi anche Metzger, il cui impianto spegne i motori nel 1975. La prima resurrezione è datata 2018 e si realizza per mano di un imprenditore locale sostenuto da una cordata riunitasi attorno alla sua figura. Un’iniziativa per la quale il momento di cesura dovuto alla pandemia da Covid (con le sue successive ricadute) si rivela fatale, fino a portare a una nuova interruzione nel 2024. Ma ormai Torino ha cominciato a riannusare il profumo di Metzger; e così, l’anno dopo, ecco la discesa in campo di Marco Bianco, che, forte della sua pluriennale esperienza come proprietario di Equilibra (tra le aziende leader nel settore degli integratori alimentari), scommette su questa birra iconica per il capoluogo piemontese, rilevandone il marchio e inaugurando un nuovo capitolo della sua storia.
Il presente
Il presente di Metzger ha mosso i suoi primi passi in continuità col passato, ristrutturando e adattando alle nuove esigenze lo storico stabilimento di via Catania (nel cuore del quartiere Borgo Rossini), con le sue mura in laterizio. La sala cotte – con una capacità sul singolo ciclo d’ammostamento pari a 22 ettolitri, una cantina da 240 e una previsione annua sugli 800 per il 2026 – è stata affidata a un tandem, rivelatosi veloce nell’affiatarsi, composto da Francesco Giacomelli e Pietro Lanzilotta. Il primo (il più anziano, in senso relativo) porta con sé una formazione maturata anche nel suo caso, come per Metzger junior, in Germania, poi affinata attraverso anni di servizio sotto varie insegne artigianali nostrane (ad esempio Baladin). Il secondo (il più giovane, in senso oggettivo) ha in curriculum un diploma all’ITS Agroalimentare per il Piemonte e, a sua volta, esperienze di lavoro con diversi microbirrifici italiani. Insieme firmano a quattro mani una gamma già discretamente nutrita per numero di etichette, benché al momento orientata in larga parte al mondo Lager: il campionario include infatti una Pils, una Helles, una Vienna, una Bock, una Doppelbock, una Hefeweizen e una Modern IPA.
Il futuro (già in atto)
La prospettiva è quella di ampliare e diversificare l’offerta; ma, al di là delle strategie connesse all’assortimento stilistico, la dirigenza si è data obiettivi precisi in ordine al modo e alle funzioni con cui intende stare su piazza. Obiettivi di natura sociale e di respiro, in senso proprio, ideale. In primo luogo contribuire ai principi della sostenibilità, attraverso alcune scelte aziendali concrete: lavorare con fusti in solo acciaio; praticare la politica del vuoto a rendere sulle bottiglie, ovviamente in vetro; effettuare, grazie all’installazione dell’attrezzatura necessaria, il recupero della CO2 prodotta dall’impianto. Poi la scommessa di fondo: restituire al birrificio quel ruolo di centro d’aggregazione che aveva nei suoi primi decenni di vita. Così lo stabilimento – accanto al quale si trova un ristoro, il Tono craft beer & listening bar, che, pur non facendo capo alla stessa proprietà, è legato da un rapporto privilegiato – ha aperto fin da subito al pubblico i propri spazi, nell’ambito di un programma continuativo di iniziative rivolte al quartiere e alla città: alcune più semplici, come i pacchetti di degustazione; altre più articolate, come le visite guidate (in agenda ogni seconda domenica del mese) e le esperienze di assaggio analitico dal titolo Biersommelier per un giorno. Sullo sfondo, una missione: rilanciare a Torino un filone di turismo brassicolo. Un’operazione complessa, ma che, se portata a compimento, potrebbe diventare un modello per altri centri del Paese.
Birrificio Metzger
Via Catania, 37 – Torino
tel. 011.19784053
www.metzger1848.com