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Birra della settimana

La birra e le sue tipologie: la tosta Czech Amber Lager

12 Aprile 2026
Le Czech Amber Lager Le Czech Amber Lager

Cugina della Bohemian Pils e della Pale Lager, è meno popolare, ma fa valere una gran tempra

Terza puntata della nostra collana di approfondimenti dedicati, ciascuno, a una delle tante tipologie (Bitter, Weizen, Blanche, American IPA e via dicendo) che popolano l’universo birrario, ricostruendone le origini, tratteggiandone la personalità sensoriale e riportandone alcuni validi esempi disponibili sul mercato. A salire idealmente in scena, con il suo temperamento deciso, è la Czech Amber Lager: cugina della Bohemian Pils e della Czech Pale Lager, rispetto alle quali risulta senza dubbio meno popolare, ma nondimeno supportata da uno zoccolo duro di estimatori, affezionati proprio al suo carattere solido e risoluto.

Un’emulazione fortunata
L’alba delle Czech Amber Lager rimanda all’Ottocento. Per la precisione, agli anni successivi allo snodo del 1840-41, quando Anton Dreher il Vecchio (figlio di Franz Anton e padre di Anton il Giovane), che in quegli anni si trovava al timone del marchio birrario recante il suo cognome, diede vita a una tipologia destinata a posizionarsi tra i capisaldi del moderno sistema di classificazione. A Schwechat, nei pressi di Vienna (oggi sede aeroportuale), dove era nato nel 1810, dove sarebbe morto nel 1863 e dove sorgeva uno degli stabilimenti di famiglia, Anton – tra i primi a utilizzare in Europa continentale il forno a getto d’aria anziché la cottura del malto a fiamma diretta – mise a punto la ricetta della sua Schwechater Lager. Una ricetta che volle imperniare attorno a un tipo di malto allora innovativo: essiccato a basse temperature, così da conferire un elegante color ambra, e brevettato con il nome della capitale austriaca, Vienna. Lo stesso che poi passerà a designare lo stile brassicolo discendente da quel fortunato esperimento.

Altrettanto fortunato fu il processo di emulazione ispirato da Dreher nella vicina Boemia, dove la sua creatura fu presa come modello per plasmare un prodotto locale, battezzato Vídeňské (l’esatta traduzione ceca di Vienna) e oggi designato dal BJCP (forse il riferimento più autorevole in tema di disciplinari brassicoli) come Czech Amber Lager. Una denominazione internazionale accanto alla quale va ovviamente tenuta presente quella stabilita dalle tradizioni nazionali: Polotmavé, qualifica cromatica cui si affiancano poi quelle corrispondenti alle fasce di gradazione alcolica – Výčepní, Ležák e Speciální, in ordine crescente di caratura.

Un bel caratterino…
Ma com’è una Czech Amber Lager? Partiamo col dire che, rispetto a una Vienna (termine di paragone utile perché più noto), riprende il bilanciamento tra morbidezza e amaro, con la prima in posizione trainante e il secondo attestato su valori alquanto contenuti: in termini di IBU siamo tra 20 e 35, a fronte dei 18-30 della tipologia austriaca. D’altra parte, sul piano olfattivo, accanto alle tostature tipiche di quest’ultima (biscotto, ad esempio), la versione boema assegna talvolta maggiori margini di espressione ai contributi del luppolo, nelle sue risonanze erbacee e floreali (con suggestioni di malva, tra le altre).

Per il resto, la gradazione di una Polotmavé si muove, statisticamente, tra il 4,4 e il 5,8%; il colore oscilla tra l’ambrato carico e il ramato pieno; l’aspetto risulta come minimo pulito e non di rado limpido; la schiuma, tinteggiata d’avorio, si presenta copiosa e durevole; infine, in termini di condotta palatale, la sorsata manifesta una corporatura da media a medio-robusta e una carbonazione, al contrario, tra bassa e moderata.

Tre sfumature di Czech Amber Lager
Tra le interpretazioni di stile, attingendo dal perimetro artigianale, ne proponiamo tre: due battenti bandiera italiana e una, invece, di nazionalità ceca. Partiamo da quest’ultima, ovvero la Jantarova 13 della scuderia praghese Vinohradský pivovar, che al contatore alcolico fa registrare appena 4,9 gradi ma che, all’assaggio, non fa mancare nulla: anzi, il naso spicca per le sue qualità tostato-caramellate e la sorsata per il suo andamento coeso, dalla chiusura felicemente dolceamara.

Venendo poi alle non molte edizioni italiane, ecco la Polotmavé e la Zamek, firmate rispettivamente dal marchio abruzzese Opperbacco (a Notaresco, in provincia di Teramo) e dall’emiliano Malcantone (a Ozzano dell’Emilia, nel Bolognese). La seconda, anch’essa sui 4,9 gradi, si fa apprezzare per i profumi fragranti (nocciola, miele) e per una chiusura secca, di beva agevole; la prima, posizionata su una latitudine etilica pari al 5,4%, punta su una maggiore pienezza, conservando tuttavia una buona facilità di fruizione e spingendo sul pedale di una luppolatura ben avvertibile sia in olfazione (con freschi temi erbacei) sia al palato (apportando una piacevole croccantezza).

Vinohradský pivovar
106, Korunní, Praga (Repubblica Ceca)
t. 00420 602 549 557
www.vinohradskypivovar.cz

Birrificio Opperbacco
Via Casarino, 19, Notaresco (Teramo)
t. 085 2039790
www.opperbacco.it

Birrificio Malcantone
Via dell’Industria, 43/45, Ozzano dell’Emilia (Bologna)
t. 347 9874479
www.malcantone.it