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La degustazione

I 50 anni di Vigneto Calvarino, il cru di Leonildo Pieropan che rivoluzionò i bianchi

17 Aprile 2023
Filippo Bartolotta, Dario Pieropan, Teresita Pieropan, Andrea Pieropan e Gabriele Gorelli Filippo Bartolotta, Dario Pieropan, Teresita Pieropan, Andrea Pieropan e Gabriele Gorelli

La storica etichetta Vigneto Calvarino dell’azienda Pieropan è stato il primo “cru” bianco italiano, proveniente dall’antico fondo di famiglia (di loro proprietà dal 1901), comprata dal bisnonno nella fine dell’800, che già da subito era un vigneto con i due vitigni rappresentativi della zona, la Garganega e il Trebbiano di Soave. Si tratta di un vino che nasce dall’intuito di Leonildo Pieropan, che nelle sue due vigne decide di dare spazio al luogo geografico, al genius loci e che si concretizza nel vino stesso come concreta interpretazione del terroir. Il Vigneto Calvarino si dimostra infatti una perfetta sintesi del complesso rapporto tra vitigno, ambiente pedoclimatico e lavoro umano. Ripercorrere i vini attraverso il tempo è sempre un momento coinvolgente ed emozionante che racconta non solo il percorso iniziato dal papà, ma aiuta a comprendere meglio le potenzialità espressive di questo vigneto e del vino che ne deriva. Una verticale celebrativa che ha visto in degustazione annate significative del percorso affrontato fino ad oggi, a partire dalla 2021, fino ad arrivare alla 1987.

Così il vigneto, da cui deriva questo vino così espressivo del suo luogo di appartenenza, arriva a compiere mezzo secolo; un’occasione non solo per festeggiare i suoi 50 anni, ma anche per sottolineare ancora una volta la sorprendente longevità di tanti bianchi italiani e la loro capacità di affrontare il tempo regalando prodotti di grande emozione. Per l’occasione, Gabriele Gorelli, primo Master of Wine italiano, con la complicità del giornalista Filippo Bartolotta, ha affiancato Andrea e Dario Pieropan; un momento non solo celebrativo, ma anche di scambio e di confronto che ha messo in evidenza anche la scommessa e la lungimiranza del loro papà Leonildo. Negli anni ’70 erano infatti pochissime le zone d’Italia che etichettavano i vini con i nomi degli appezzamenti, dando all’epoca maggior spazio a denominazioni o brand aziendali, ma grazie anche alla sensibilità di Luigi Veronelli, che aveva definito Vigneto Calvarino “un abito blu per un uomo”, Leonildo Pieropan nel 1971 decise di etichettare il vino proveniente da questo singolo appezzamento. Vigneto Calvarino prende il suo nome dalla parola “piccolo Calvario”, in quanto difficile da lavorare a causa delle pendenze importanti e della roccia basaltica, scura, che ne compone il suolo. Si tratta della perfetta sintesi della Garganega e del Trebbiano di Soave, che si integrano e si completano vicendevolmente.

L’importanza del Trebbiano di Soave è stata per loro sempre imprescindibile; infatti, in questo vino viene usato nella massima percentuale (30%); questa varietà ha infatti l’abilità di rivelarsi multidimensionale perché riesce a mantenere costante nel tempo l’acidità malica e dona eleganza e finezza, sostenendo la Garganega che non ha acido malico, ma dona aromaticità al vino. Ad oggi vigneto Calvarino è composto da 8 ettari e se ne producono circa 70.000 bottiglie, come racconta Andrea Pieropan che con il fratello Dario rappresenta la quarta generazione: “Questo per noi è un anniversario molto importante, Vigneto Calvarino ha segnato una svolta nel panorama del vino bianco italiano, ed è per noi il vino di famiglia. Noi continuiamo a seguire quanto mio papà ci ha insegnato”.

Negli anni Calvarino non ha mai seguito le mode, rimanendo rigoroso a un suo stile che con il tempo diverrà distintivo; ed è stato proprio l’uso sapiente del cemento e il lungo affinamento che lo hanno reso ancora straordinariamente moderno e vitale. Un messaggio forte che si vuole dare con questa etichetta è senza dubbio quello del “singolo vigneto”, che non solo aiuta ad aumentare il valore dei Soave, ma dona anche forza al rapporto qualità-prezzo che rende il vino un settore che attira anche tanti investimenti. La degustazione si è tenuta nella nuovissima cantina ipogea, che sorge alle pendici della Rocca medievale di Soave, si tratta di un edificio affascinante, perfettamente integrato nel paesaggio, progettata in sinergia da Leonildo con l’architetto Moreno Zurlo, in tutti i passaggi realizzativi. Un unico fronte è fuori terra, una cantina funzionale che si estende su circa 8.000 mq di terreno e rappresenta oggi il cuore operativo dell’azienda; un’opera architettonica realizzata con materiali del luogo, rivestita in pietra di Vicenza, materia che vive le stagioni e che si modifica con il tempo.

LA DEGUSTAZIONE

Doc Soave Classico Calvarino 2021
Si inizia con la 2021, ossia con quello che è lo stato attuale del Calvarino, un anno che segna la conclusione dei lavori della nuova cantina, dedicata a Leonildo Pieropan, terminata a maggio 2021. Si tratta di una vendemmia equilibrata, con un’estate secca e calda, che ha però beneficiato di alcuni giorni dalle notti fredde. Il vino che ne deriva è connotato da note dolci di pesca bianca e pera, frutti verdi e una leggera salinità agrumata, Il sorso è piacevole e fresco. Grande potenzialità.

Doc Soave Classico Calvarino 2016
Si è trattato di una vendemmia molto classica, simile alla 2020, che ha visto una produzione minore e una raccolta in due momenti, svolta per mantenere maggiore acidità. Un vino che mostra già una sua evoluzione con un accenno di idrocarburo, pur mantenendo note fruttate di pesca. Il sorso è ampio, coinvolgente e lungo, connotato da una texture masticabile e di grande profondità.

Doc Soave Classico Calvarino 2010
Si è trattato di una vendemmia non completamente capita, non una brutta annata, non particolarmente soleggiata tra agosto e settembre, fattore che ha dato una maturazione parziale, per cui si è dovuto aspettare per vendemmiare. Questa maturazione diversa ha reso i vini all’inizio meno espressivi. Il vino nel calice esprime note di frutta a nocciolo, albicocca e pesca, un leggero affumicato a cui si uniscono note balsamiche e speziate di anice che ritornano in retrolfazione. Citrico, con note di lime al sorso, leggermente tannico e con una decisa espressività salina.

Doc Soave Classico Calvarino 2005
Ricordata come annata non facile, la 2005 è stata un’annata umida, ma il vino in assaggio si rivela davvero sorprendente e molto reattivo, dal colore che vira nel dorato, con un piccante di zenzero che gli dona slancio e dinamismo. Un vino espressivo, solare e di grande eleganza. Emozionante

Doc Soave Classico Calvarino 1992
Nonostante l’annata difficile e piovosa, nel calice ritroviamo un vino complesso, con note quasi esotiche di papaya, di caramello biondo, marzapane e un finale ammandorlato. Grande freschezza e persistenza al palato

Doc Soave Classico Calvarino 1990
Anche qui torna il colore giallo dorato, ma sempre di grande luminosità, con note floreali di camomilla ed erbe aromatiche, a cui si uniscono note di cedro candito e accenni balsamici di tabacco biondo. Al sorso si rivela meno glicerico e più citrino, di grande freschezza e tensione.

Doc Soave Classico Calvarino 1987
Chiude la verticale l’annata 1987, che viene ricordata come annata molto fredda, dove si evincono molto le note cerealicole, di pasticceria, croissant e frutta secca. Al sorso lascia la bocca asciutta e pulitissima con note leggermente affumicate e tostate che ricordano la mandorla e il caffè.

Igt Bianco Veronese Calvarino 5
Chiude il cerchio il “Calvarino 5”, un vino esclusivo e unico, il primo vino che rientrerà nella linea dei “vini dell’anima”, è ottenuto da un blend di cinque annate di Calvarino, fortemente voluto da Leonildo Pieropan per esaltare il suo carattere unico di longevità. Questo multi-vintage, frutto di una sorta di metodo Solera (2008, 2009, 2010, 2011 e 2012, dove tutte le annate sono maturate in cemento e poi assemblate insieme) è stato presentato per l’inaugurazione della nuova cantina lo scorso 2022, proprio perché le 5 annate in blend, vogliono rappresentare i 5 anni che sono serviti a costruire la cantina. Un vino che, come ha sottolineato la moglie Teresita, vuole rappresentare anche il carattere e l’umiltà di Leonildo Pieropan, che non si sentiva mai arrivato ed era sempre pronto al confronto con gli altri.