Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
La degustazione

Moët & Chandon, svelate due icone: il Grand Vintage 2015 e il Grand Vintage rosé 2015

14 Febbraio 2023
Mot_-_Chandon_Grand_Vintage_Reserve_5 Mot_-_Chandon_Grand_Vintage_Reserve_5

di Gianluca Rossetti

Un grande evento, per grandi protagonisti.

Moët & Chandon sceglie le fonderie napoleoniche milanesi per presentare in grande stile le due nuove etichette della maison: il grand vintage 2015 e il grand vintage rosè 2015. il primo è il 76esimo Vintage dichiarato dalla Maison, il secondo è il 45esimo millesimato rosé a essere rilasciato. La tarda estate del 2015 ci regala questi due nuovi champagne, che si accingono a conquistare fin da subito i mercati enologici, con la loro complessità e la loro beva immediata. Forte siccità iniziale, con conseguente stress idrico. Forti acquazzoni a ridosso della vendemmia; ma nonostante questo, le uve sono rimaste sane e prospere. Quelle a buccia rossa poi, erano eccezionali: il Meunier era splendido e il Pinot Noir ha rivelato una maturità sorprendente, con un naso potente, fruttato e un finale corposo. “Ogni Grand Vintage rappresenta la mia personale interpretazione di una specifica annata e, come tale, è unico. Grand Vintage è l’occasione per scoprire – attraverso i miei occhi – l’originalità di una particolare vendemmia: non è un “riassunto” di quell’anno, quanto piuttosto la mia visione di ciò che ha rappresentato. Come un fotografo che inquadra uno scatto, seleziono i vini che comporranno l’assemblaggio finale di un Grand Vintage Moët & Chandon. È come lavorare con i negativi fotografici: puoi intravederne forme e contorni, puoi essere sicuro del risultato finale, ma non potrai esserne certo finché non avrai sviluppato la foto”, dichiara Benoît Gouez, rinomato chef de cave di Moët & Chandon.

All’assaggio, il grand vintage 2015 si rivela con un colore giallo limone, dai riflessi luminosi, con bollicine fini e schiuma cremosa. Il suo bouquet si esprime dapprima con moderazione, per poi accennare sottilmente a un universo bianco-verde, morbido e fresco. Note iniziali di pangrattato, brioche fresca e pasta di mandorle lasciano il posto a fiori di sambuco e gelsomino, quindi a pesca bianca e anguria, completate da note di macchia mediterranea. Al palato è diretto e sicuro. La struttura generosa, con sfumature floreali, di anice e mentolo, dona leggerezza e freschezza a un Millesimato baciato dal sole. Il finale indugia su una nota leggermente sapida, una delicata amarezza che evoca la mandorla fresca. Il grand vintage rosè 2015 invece, si distingue per la sua brillantezza, il suo bouquet speziato e il palato potente. Sfumature rosa granato con riflessi bluastri risplendono attraverso il fine perlage. I suoi aromi iniziali richiamano bacche scure maturate al sole, come ribes nero, mora e ciliegia nera. Sentori di fico e fragoline di bosco si uniscono a note speziate di bacche rosa e pepe aromatico. Profumi di macchia mediterranea in fiore rinfrescano l’insieme. Al palato domina il Pinot Noir, con un frutto concentrato, scuro e profondo. I tannini creano angoli, rivelano sfaccettature, come in un gioiello grezzo. L’amarezza appetitosa di prugne e mirtillo rosso, con note di menta e anice, rinfresca il finale. Durante lo speciale evento però, Moët & Chandon ha scelto di regalarci due ulteriori perle provenienti dalla cantina: il Grand Vintage Collection 2006 e il Grand Vintage Collection 1999. Due bottiglie che si devono assaggiare. Quelle annate che ti regalano viaggi ideali nel mondo dei ricordi più nascosti, che profumano di emozioni, oltre che del proprio bouquet. Il grand vintage collection 2006 esprime a pieno i suoi 15 anni di affinamento sui lieviti. Profondità e complessità, per la sua espressione di note secche e tostate, e il colore è oro brillante con bagliori verdastri. Al naso, emergono le note fruttate, da quelle iniziali più succose, come pesca e mango, fino a quelle più profonde e candite, come fichi e datteri. L’attacco in bocca è generoso, con un finale persistente che indugia sulla sensazione deliziosamente amara del limone candito. Il Grand vintage collection 1999 invece, oltre a essere l’espressione che più ci ha regalato emozioni, ha riposato per ben 21 anni. Un vino adulto, con ancora grandi espressioni di giovinezza e potenziale longevità. La bottiglia rivela note iniziali scure, calde e dolci (liquirizia, torrone, Malaga) che poi diventano più secche (moka, nocciola, pane tostato, carbone). Al palato si sviluppa un’impressionante sensazione di potenza e volume, di un corpo avvolgente, pieno e allo stesso tempo etereo. Note generose di uva candita, datteri e miele lasciano il posto a un finale più amaro ma saporito, di caffè o liquirizia.

Una grande serata di degustazione insomma, che si conclude con l’interpretazione degli chef del premio tradizione futura by Gambero Rosso e Moët & Chandon. La cantina ha invitato quattro degli chef insigniti del premio speciale “Tradizione Futura” a interpretare con il proprio stile e la propria visione le caratteristiche di Grand Vintage e Grand Vintage Collection: si tratta di Andrea Leali di Casa Leali a Puegnago (BS), Maria Carta di Is Femminas a Cagliari (vincitori della prima edizione), Nico Mastroianni dell’enoteca Il Santo Bevitore di Cassino (FR) e Xin Ge Liu de Il Gusto di Xinge di Firenze (premiati lo scorso ottobre). Una serata che ha visto la versatilità gastronomica della linea di Moët & Chandon in toto. Grande potenziale gastronomico che rende perfette le cuvèe per emergere nei menu dei grandi ristoranti. Un’altra testimonianza della potenza una delle maison più celebri e premiate del panorama dello champagne, che è destinata sempre di più ad allargare i confini dei propri successi.