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Scenari

Dare valore all’olio per uscire dalla crisi: una camminata tra gli ulivi in Calabria e ancora tanto lavoro da fare

31 Ottobre 2026
Una camminata tra gli ulivi in Calabria Una camminata tra gli ulivi in Calabria

 

 

 

 

 

Nella seconda regione italiana per produzione si punta alla scoperta del territorio e nascono le prime esperienze di turismo dell'olio

Anno numero dieci di “Camminata tra gli Olivi”, l’evento promosso in 140 comuni italiani dall’associazione nazionale Città dell’Olio, in un momento difficile per l’olivicoltura italiana. Da un lato si acclamano meravigliosi paesaggi levigati da secoli di lavoro umano, il dono della biodiversità e l’eccellenza del gusto. Dall’altro i produttori e i frantoiani si trovano davanti a prezzi all’origine dell’olio extravergine – quasi dimezzato rispetto allo scorso anno – che non sempre coprono i costi di produzione e a un futuro che sembra essere a rischio.

Michele Sonnessa, presidente di Città dell’Olio, chiarisce che la linea dell’associazione è continuare “a chiedere al Governo interventi concreti: tracciabilità piena, trasparenza sui costi di produzione e un piano che impedisca di lasciare indietro gli oliveti e chi ogni giorno se ne prende cura”.

Il consumatore non sempre è pienamente consapevole. “Portare i cittadini negli oliveti, farli incontrare con chi li coltiva, mostrare il lavoro che c’è dietro la raccolta e far assaggiare l’olio nuovo significa contribuire a costruire una cultura del valore – sottolinea Sonnessa -. Chi ha camminato in un oliveto, chi ha conosciuto un produttore e visto un frantoio in attività, può capire perché un litro d’olio non vale l’altro”.

L’iniziativa in Calabria a Corigliano-Rossano

La Calabria, al secondo gradino del podio in Italia per produzione, è tra le 17 regioni che hanno aderito alla giornata. Una delle quattro tappe si è tenuta a Corigliano Rossano, zona celebre anche per clementine e liquirizia. Del resto, se si valorizzano tutti i prodotti locali e non solo uno, si traina l’intero territorio. Lo hanno evidenziato i rappresentanti della giunta comunale accanto a quelli di Coldiretti, Slow Food e ai produttori.

L’area vanta alcune cultivar autoctone come la Carolea e la Dolce di Rossano. Quest’ultima, che rispetto ad altre ha un maggior contenuto di vitamina E, rivela sensazioni erbacee, note di carciofo e un retrogusto mandorlato. Presenta un livello medio di amaro e piccante.

La Camminata parte dall’Olearia Geraci, impresa familiare che ha ricevuto molte menzioni per i suoi oli. Insieme a uno dei titolari e a un’appassionata e preparata guida del Club trekking del gruppo Cai locale si percorrono i terreni aziendali, oggi estesi per 40 ettari. Accanto allo stabilimento si sale sui terreni argillosi in cui, una trentina di anni, la famiglia ha posto a dimora nuovi ulivi e dove l’irrigazione è una pratica agronomica importante.

La vista, splendida, mostra il palazzo Ducale di Corigliano e il suo centro storico, i campi coltivati, il mare. Lo sguardo abbraccia lo spazio tra la catena del Pollino e la Sila, che racchiudono la fertile piana di Sibari. Qui, dove l’olio era presente già dai tempi dei romani, si narra di saraceni e di monaci, di brigantaggio e nobiltà. Il visitatore scopre luoghi spirituali e testimonianze bizantine. Ma in queste terre c’è anche la storia della famiglia Geraci e di un’intera comunità che coltiva la terra.

Il cambiamento in regione

La Calabria, che vive una nuova fase per il vino, tenta di valorizzare anche il suo olio evo. Cosa è cambiato in regione? Al termine della passeggiata, Giampiero Geraci evidenzia l’importanza dell’estrazione a freddo. “Il segreto per il futuro dell’alta qualità è la velocità – sottolinea –. Negli ultimi 20-25 anni è passata l’idea di migliorare: sono cambiati anche i sistemi di estrazione, si è anticipata la raccolta per produrre un olio di alta qualità”.

Ora c’è una nuova attenzione alla promozione che in passato mancava. Poi c’è un flusso di richiesta esperienziale da intercettare.

Tra questi ulivi, per esempio, si sono tenute lezioni di yoga all’alba seguite dalla colazione. Si possono fare pedalate nella natura, visite guidate negli impianti di lavorazione e degustazione, naturalmente, di ottimi prodotti locali (e tra l’olio evo anche quello dei Fratelli Renzo, presente agli assaggi).

Si può fare oleoturismo, e le presenze della giornata evidenziano l’interesse. “Noi lo abbiamo concretizzato da quest’anno”, considera Geraci anche se l’attitudine all’accoglienza non è recente. L’azienda di famiglia è stata la prima ad essere iscritta all’albo regionale come azienda oleoturistica. Un passo importantissimo per i produttori.

Per fare oleoturismo occorre formazione, servono risorse anche umane e non sempre pare realizzabile. I dati del “Secondo rapporto sul turismo dell’olio” curato da Roberta Garibaldi mostrano un trend in crescita del 37,1 per cento, fra il 2021 e il 2024, di partecipazione alle esperienze legate all’olio evo. E sette italiani su dieci lo considerano un simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale. Sono numeri da tenere in considerazione quando il frangente è di crisi. Certo, c’è tanto lavoro da fare. Sarebbe bello trovare una formula di degustazione guidata anche nelle giornate nazionali, appunto per diffondere cultura del gusto. Intanto una nuova rotta sembra tracciata in Calabria.