Il pomodoro torna protagonista. In occasione della giornata mondiale dedicata al re rosso della tavola (in calendario il 15 giugno), l’Anicav celebra uno dei prodotti che meglio rappresentano l’Italia nel mondo, emblema di una filiera che unisce tradizione, qualità e valore economico.
Un successo costruito grazie al ruolo fondamentale dell’industria conserviera italiana, che ha saputo trasformare il pomodoro da prodotto stagionale e strettamente legato ai territori di origine in un alimento eterno, trasportabile, accessibile: un ambasciatore del gusto italiano presente, tutto l’anno, in ogni angolo del pianeta.
“Celebrare il pomodoro significa riconoscere il valore di una filiera che unisce tradizione, innovazione, sicurezza alimentare e sostenibilità – dichiara Aldo Rodolfi, presidente di Anicav -. Il pomodoro italiano conservato è apprezzato e cercato in tutto il mondo: i mercati internazionali e i consumatori ne riconoscono il valore, la qualità, l’unicità. Questo riconoscimento è certamente motivo di orgoglio, ma una filiera che vale tanto agli occhi del mondo deve imparare a tutelarsi con altrettanta determinazione al proprio interno — attraverso regole condivise, accordi stabili, un dialogo autentico e costruttivo tra industria e parte agricola. È questo il lavoro che ci attende nella campagna 2026 e negli anni a venire: trasformare la forza del nostro “brand collettivo” in una governance di filiera solida, capace di affrontare le sfide competitive con unità di intenti”.
Il comparto in numeri
L’Italia è il secondo Paese trasformatore di pomodoro a livello mondiale dopo gli Stati Uniti e prima della Cina, mentre è prima produttrice al mondo di derivati destinati direttamente al consumatore finale. Rappresenta il 14,4% della produzione mondiale e il 53,8% del pomodoro trasformato in Europa.
Il comparto del pomodoro da industria rappresenta uno dei pilastri dell’agroalimentare italiano con un fatturato complessivo, nel 2025, di circa 5,2 miliardi di euro. Oltre il 50% delle produzioni è destinato all’esportazione sia verso l’Europa (Germania, Francia, Regno Unito) che verso gli altri Paesi (USA, Giappone, Australia). Il fatturato derivante dall’export è di 2,8 miliardi.
Analizzando i dati di consumo interni, nel canale retail, nel 2025 si è registrata una sostanziale stagnazione rispetto all’anno precedente. La passata continua ad essere il prodotto più venduto, rappresentando il 63,4% del mercato dei derivati. A seguire troviamo la polpa (20,4%), i pomodori pelati (10,9%), i pomodorini (3,8%) e il concentrato (1,7%). Stabile il canale del “Fuori casa” che rappresenta la maggior parte (il 67%) del volume totale di derivati del pomodoro consumati in Italia (circa 2,1 milioni di tonnellate).
Il settore delle conserve di pomodoro impiega circa 10.000 lavoratori fissi e 25.000 stagionali, cui si aggiunge la manodopera impiegata nell’indotto. Ogni anno l’industria conserviera utilizza per la produzione di derivati del pomodoro 3,5 miliardi di lattine pari a 700.000 km utili a compiere più di 15 volte il giro della Terra.