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Scenari

La produzione di grano duro in calo del 12%, la più bassa da 10 anni

15 Maggio 2024
Un campo di grano duro Un campo di grano duro

La produzione di grano duro scenderà quest’anno sotto i 3,5 milioni di tonnellate, tra il 10% al 12%, rischiando di essere ricordata come la più bassa degli ultimi 10 anni.

Lo dice una stima a un mese dal via alla trebbiatura diffusa da Coldiretti e Cai – Consorzi Agrari d’Italia, in occasione dell’iniziativa “Giornata in campo a San Lazzaro di Savena (Bologna), nei terreni della Sis – Società Italiana Sementi.

Tre le cause di questo crollo c’è la riduzione dell’11% delle superfici coltivate, la concorrenza sleale di prodotto straniero e la siccità che ha colpito le regioni del Sud Italia.

Le superfici coltivate rispetto all’anno precedente scendono sotto 1,2 milioni di ettari, con punte del 17% nelle aree del Centro Sud, da dove viene circa il 90% del raccolto. A far crollare i prezzi è innanzitutto la concorrenza sleale: nel 2023 sono arrivati quasi 900 milioni di chili di grano russo e turco, un’invasione che si aggiunge al quello canadese per oltre 1 miliardo di chili. 

Ci sono poi gli effetti del clima, con la siccità che ha ridotto la produzione di grano duro in Puglia con cali tra il 20 e il 30%, mentre in alcune aree della Sicilia si arriva a -70%. Leggero aumento (+1,4%) per le superfici coltivate a grano tenero, poco sopra i 600mila ettari, per una produzione stimata di circa 3 milioni di tonnellate. In calo dell’8% anche i terreni coltivati a orzo.

Ed è proprio per far fronte alle oscillazioni dei prezzi di mercato e tutelare gli agricoltori, Consorzi Agrari d’Italia ha messo in campo contratti di filiera per 12 produzioni, di cui 4 relative al frumento che per Cai rappresenta oltre il 50% del volume. Si tratta di circa 400mila tonnellate di grano, quantità che identifica Cai come il primo player sul mercato nazionale per questa produzione. Il 25% di questo frumento rientra proprio all’interno di contratti di filiera.