Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Scenari

La parola dell’anno 2026 (secondo noi)

01 Gennaio 2026
Le parole dell'anno 2026 Le parole dell'anno 2026

Dalla redazione, parole scelte di pancia per il nuovo anno

Benvenuto 2026! Un anno da affrontare nel migliore dei modi, che vogliamo credere sarà pieno di cose belle. La nostra redazione, dopo aver pensato a un prodotto simbolo del nuovo anno (leggi qui), ha provato a definire il 2026 con una sola parola. Ognuno di noi ha detto la sua, senza pensarci troppo. Il risultato è una lista di parole da leggere tutta d’un fiato.
E la vostra parola del 2026 qual è? Fatecela sapere sui nostri social. Intanto vi auguriamo uno splendido nuovo anno.

Fabrizio Carrera
FLÂNEUR
In italiano non è traducibile con una semplice parola. E già questo ha il suo fascino. In francese si dice flâneur: colui che bighellona per le vie della città, o altrove, senza una mèta. Un perditempo, insomma. Ma solo apparentemente, perché in realtà questo girovagare senza un motivo è un modo per ritrovare un po’ se stessi. Per pensare, per riflettere, per creare. E in un mondo che gira velocissimo, in cui tutti siamo connessi e lo smartphone sembra un’appendice del nostro corpo, concedersi una pausa è più che salutare. Abbiamo bisogno di essere tutti un po’ flâneur. Provateci. Non è difficile. Questo termine dal sapore antico è la mia parola dell’anno.

Stefano Bagnacani
FOOD NOISE
Odio gli inglesismi, ma rumore alimentare sarebbe molto meno d’impatto, non trovate? Il pensiero, continuo, del cibo, e sul cibo. Cosa, quanto e dove mangerò, a giudicare dai feed delle varie social platform e dalle conversazioni nel mondo (più) reale, l’attenzione al cibo, la sua modalità di assunzione e la sua comunicazione, pubblica e privata sta mangiando fette (!), porzioni (?), sempre più grandi del nostro tempo e delle nostre energie mentali. Il cibo è un piacere? un performance fuel? Un antidepressivo? Uno status symbol? Un posizionamento politico? Mai come in questo istante storico il cibo fa rumore e non è quello delle mascelle. Potrà mai diventare, anche, una musica? Si è parlato molto di cibo, si mangerà sempre di meno, riguarderà anche la vita? E l’amore?

Lorella Di Giovanni
ONE HEALTH
La salute umana, quella degli animali domestici e selvatici e quella delle piante e dell’ambiente sono interconnesse, interdipendenti e legate indissolubilmente. La salute è una sola perché siamo natura, questo ci dice Francesco, il più amato dei santi, nel suo Cantico delle creature. “Comunicazione perfetta dell’unità del Creato, del posto degli umani di fronte al Sole e alle stelle, dell’unità inscindibile tra noi e la terra che ci ospita, pro tempore” così scrive Daniela Minerva, nel suo contributo al libro One Health. Pensare le emergenze del pianeta, a cura di Vittorio Lingiardi e Isabella Saggio. L’espressione One Health, introdotta circa due decenni fa dal medico veterinario William B. Karesh, impegnato in Africa nello studio di un focolaio di Ebola, oggi viene utilizzata per far fronte all’urgenza globale di tutelare la salute del pianeta Terra. Ciò implica un cambiamento profondo di mentalità individuale e collettiva verso nuovi stili di vita e di consumo anche in riferimento all’atto “culturale’’ del nutrirsi; perché dalle nostre scelte alimentari non dipende soltanto la nostra salute ma anche quella dell’ambiente, delle altre specie e delle generazioni future.

Gianni Nazzareno Francia
CONVIVIALITA’
In un periodo non certo felice per il consumo del vino, alle prese con la demonizzazione dell’alcol e la concorrenza di bevande più facili e immediate, il recupero della dimensione sociale, in un mondo orientato ad un individualismo esasperato, potrebbe essere la chiave vincente per una sua nuova giovinezza. Il vino da sempre nella storia ha rappresentato un momento di condivisione e convivialità. Mezzo di interazione e di piacere, oggi può essere l’occasione per ritrovarsi allo stesso tavolo e averlo come alleato prezioso per gustare al meglio i nostri piatti o come oggetto di discussione appassionata sulle sue qualità o difetti. L’importante è che resti un motivo per stare insieme.

Annalucia Galeone
CORAGGIO
La parola dell’anno per me è Coraggio. Il coraggio di mettersi sempre in discussione, per cambiare ciò che è stato e affrontare le sfide che il futuro ci riserva senza avere paura di fallire.

Giada Giaquinta
JOMO (Joy of Missing Out)
Nel 2026 si celebra il piacere di perdersi qualcosa, scegliendo consapevolmente cosa fare e cosa lasciare andare. Contrapposto al FOMO (Fear of Missing Out), che descrive ansia e frenesia da partecipazione continua, JOMO invita a rallentare e a concentrarsi sul momento presente. Dal digitale alla vita quotidiana, incoraggia scelte deliberate e uno stile di vita più leggero. In un mondo che corre sempre più veloce, ricorda che a volte il lusso più grande è semplicemente non essere ovunque.

Christian Guzzardi
RADICI
Ripartire dall’essenziale: è questo l’auspicio per il 2026. Tornare alle radici non come scelta consapevole. Claude Lévi-Strauss, descrivendo la logica del bricoleur, parlava della capacità di creare usando “ciò che si ha a disposizione”, ricombinando l’esistente per dare forma a qualcosa di nuovo. È un’immagine potente, che vale oggi più che mai. Nel cibo come nel pensiero, il futuro non nasce dal vuoto, ma da ciò che sappiamo riconoscere, custodire e rimettere in gioco. Ripartire dalle radici significa questo: meno sovrastrutture, più senso.

Francesca Landolina
CURA
Non è una parola che seduce o che promette risultati immediati. Non ha la forza apparente delle parole che brillano, che evocano crescita, successo o ricchezza. La cura è più discreta, ma profondamente necessaria. Richiede tempo, ascolto, continuità. Non si improvvisa e non si consuma in fretta. La cura riguarda innanzitutto le persone: le relazioni, le fragilità, i legami messi alla prova da anni di isolamento, accelerazione e conflitto. È attenzione verso l’altro, capacità di restare, di non voltarsi dall’altra parte. È anche cura del linguaggio, oggi spesso impoverito o aggressivo, affinché torni a essere strumento di comprensione e non di divisione. Cura significa anche prendersi responsabilità dei luoghi che si abitano: scuole, spazi culturali, quartieri, comunità. Non come contenitori da usare o da sfruttare, ma come presìdi vivi che esistono solo se qualcuno se ne prende carico. È una forma di impegno silenzioso, ma decisivo. Cura è attenzione all’ambiente, non come parola d’ordine, ma come pratica quotidiana. È rispetto per il lavoro e per il tempo delle persone, contro la logica dell’urgenza permanente e della sostituibilità continua. Forse il 2026 non ha bisogno di parole che brillano. Ha bisogno di una parola che sappia tenere insieme.

Federico Latteri
POLARIZZAZIONE
Oggi, purtroppo, sempre più spesso ci si imbatte in un’informazione che tende a polarizzare le masse verso posizioni estreme: totalmente favorevoli o sfavorevoli, del tutto positive o negative, di accettazione o completo rifiuto e così via. Il fenomeno, poi, è stato particolarmente ingigantito dai social, spazi in cui ogni occasione sembra offrire un motivo per schierarsi, dando consenso o denigrando. Ora, al di là del rispetto delle opinioni di tutti, forse sarebbe meglio stimolare una maggiore coscienza dei problemi o, in generale, degli argomenti attraverso una migliore conoscenza, cosa che non può assolutamente prescindere da una corretta informazione. Prima di schierarsi, sempre e a tutti i costi, sarebbe utile e anche più costruttivo farsi domande, approfondire, magari anche conoscere punti di vista diversi. La polarizzazione ci dà l’illusione di contare qualcosa, di appartenere ad un gruppo, ma spesso arricchisce solamente di un +1 l’uno o l’altro schieramento, lasciando ferma la nostra reale conoscenza.

Alessandra Meldolesi
ORGOGLIO
Incassato il riconoscimento Unesco, qualunque sia il valore da attribuirgli, il mio auspicio è che la nostra ristorazione riparta dall’orgoglio. Già terra di conquista di orde francofile, spagnoleggianti e vichinghe, che hanno letteralmente occupato le cucine, si è lasciata sfuggire grandi occasioni mancate: due nomi su tutti, Vissani e Scabin. Ma oggi abbiamo giovani straordinari che possono operare un riscatto storico.

Clara Minissale
RESPONSABILITA’
Individuale, collettiva, professionale, personale. Se ciascuno di noi si facesse carico delle proprie responsabilità quotidianamente con serenità e un pizzico di senso civico, il mondo sarebbe un posto migliore.

Francesco Pensovecchio
IL CONTO
Leggero, pesante, amico o “ostile”, il conto arriva sempre. Implacabile. C’è chi si alza per salutare un tavolo vicino, chi improvvisa una telefonata urgente e scivola verso l’uscita; in ogni caso qualcuno paga. Sempre. E qualcuno, per tutta la vita, lo ricorderà come un gesto sconveniente, privo di tatto ed eleganza. Il “graziato”, invece, conserverà un ricordo opposto — purché sia stato testimone della scena. Lo sanno bene gli italiani, lo sanno i ristoratori, che in questi giorni tireranno una riga per capire com’è andata davvero. Il bilancio sarà liberatorio o amaro, senza vie di mezzo. Non c’è guida, non c’è articolo che possa consolare: se il pubblico manca, le budella si aggrovigliano. A cuochi, imprenditori e vigneron vanno i miei migliori auguri per questo 2026. Che porti saggezza e una lettura meno miope del futuro, non tanto per rassicurare gli appassionati, quanto per spingere l’ospite abituale a fare qualche invito in più; e, quando serve, a pagare il conto anche per chi ha avuto meno fortuna. Detto questo, varrebbe forse la pena di rivolgere lo sguardo anche alla Politica. Perché pure lì, a quei tavoli, prima o poi il conto arriva, e non sempre a chi ha ordinato di più. E nessuna buona azione resta impunita.

Stefania Petrotta
RIVOLUZIONE
Che sia un augurio o la constatazione di un movimento già in atto, è indubbio che nella ristorazione occorra nel 2026 un nuovo approccio rivoluzionario che prenda atto del bisogno di cambiamento richiesto al settore. Perché probabilmente non finirà il fine dining, non chiuderanno le guide, ma occorrerà certamente un nuovo punto di vista, un cambio di rotta, una filosofia che sia piu aderente alla realtà contemporanea, prendere coscienza di ciò che si è esaurito e di cosa invece abbia stancato, avere il coraggio di prendere strade scomode o, al contrario, di percorrere quelle che sembrano più scontate apportando nuova linfa al lavoro. E magari, chissà, anche tornare indietro guardando il passato con occhi nuovi, senza scomodare nonne, mamme e zie…

Michele Pizzillo
DONARE
Dare qualcosa a qualcuno senza aspettarsi o chiedere una contropartita? E’ un atto di grande generosità che, probabilmente, soddisfa l’ego di chi è convinto che anche nel proprio piccolo si può contribuire a rafforzare tutte quelle iniziative che puntano a migliorare la convivenza umana. E, quindi, donare, prima di tutto fa piacere a chi lo compie questo gesto e poi al destinatario del dono. Grazie a tanta di quella gente che gratuitamente aiuta chi è in difficoltà; mette a disposizione il proprio tempo per realizzare progetti di pubblica utilità; dona qualcosa di utile a chi la cerca ma non ha i mezzi per acquisirla – tanto per fare qualche esempio – sicuramente scrive pagine nobili per il bene di tutti. La donazione, però, deve essere sempre una manifestazione di pura gratuità. Quindi, niente scambio di favori e, nello stesso tempo, mettere in conto che la gratitudine di chi riceve il dono non è un obbligo. Per il semplice motivo che la donazione si realizza solo in se stesso e non nell’essere ricambiato. Diciamo che è la forma più alta dell’amor proprio e di quello per le persone e le cose che si amano. Tutto questo che nesso ha con il mondo agroalimentare? Intanto la voglia di fare primeggiare il bello; di gratificare chi lavora bene e se è anche un generoso donatore ancora meglio e quindi sostenere tutto quello che può tornare utile a produttori e consumatori. Quindi, non si dona per attivare una sorta di scambio di favori. Tanto meno per essere gratificati. Però, se capita di ricevere qualche cenno di gratitudine, ben venga, anche perché è la conferma che la donazione è stata gradita.

Mauro Ricci
PACE
Pace, pace, pace

Gianluca Rossetti
INGREDIENTE
La mia parola dell’anno è “ingrediente”. Sì perché sempre meno chef saprebbero nominare trenta formaggi incredibili italiani, sempre meno chef hanno assaggiato le migliori venti paste secche italiane. Dobbiamo tornare a costruirci un palato di qualità. Abbiamo il dovere di raccontare i nostri prodotti a chi verrà ad assaggiarli, dobbiamo tornare a comprare delle verdure buone, al posto di quelle insapori dei supermercati. Dobbiamo educare i nostri palati, e per farlo, dobbiamo partire dall’INGREDIENTE.

Marco Sciarrini
CONTEMPORANEITA’
Parola riferita al cosiddetto “vino contemporaneo”. Un nuovo modo di concepire il mondo del vino nel suo insieme, l’evoluzione del rapporto tra uomo e natura nel cambiamento dei nuovi paradigmi, tecnologici e dei consumi. Una concezione che trasforma anche il mondo comunicativo, imponendo un messaggio culturale ma anche sociale ed ambientale, non più solo un calice da bere, ma un rituale. Un racconto che riesca a proiettare la cultura contadina, con le sue comunità e territori, in un futuro dove la qualità riesca a restituire ai territori e alle comunità la dignità che meritano.

Sara Spanò
SCOPRIRE / SCOPRIRSI
Scoprire è sempre stata una parola che mi ha rimandato all’idea di aggiungere qualcosa al mio bagaglio. Scoprirsi, invece, è un gesto differente: a volte significa togliere, e invita a guardare all’interno anziché all’esterno. È denudare sé stessi da dogmi, infrastrutture sociali e preconcetti, ma anche rendersi conto di possedere capacità nascoste e di essere più forti di quanto si credesse. Brindo alla dualità di questa parola!

Fosca Tortorelli
RECUPERO
Recuperare significa rimettere valore dove sembrava perso. Nell’enogastronomia contemporanea, recupero non è una parola di tendenza ma una pratica concreta, che riguarda ingredienti, tecniche e approccio culturale. In cucina si traduce nella valorizzazione di ciò che veniva scartato, come bucce, foglie, parti meno nobili, pane raffermo; è il ritorno a fermentazioni, conserve e brodi come strumenti di gusto e identità, non come esercizi nostalgici. Nel vino, recupero è attenzione al vigneto nella sua interezza, riduzione degli interventi superflui, rispetto dei tempi naturali. È anche recupero di linguaggio, con meno slogan, più chiarezza; meno promesse, più responsabilità. In un settore chiamato a confrontarsi con sostenibilità, costi e credibilità, il recupero si afferma come una scelta concreta. Non un ritorno al passato, ma un modo più consapevole di guardare avanti.

Alessio Turazza
DAZI
Sarebbe stato sufficiente vedere il film #Unfit- La psicologia di Donald Trump (2020) di Dan Partland per comprendere che Trump aveva alcune caratteristiche della sua personalità che lo rendevano inadeguato a ricoprire il ruolo di Presidente degli Stati Uniti d’America. Una considerazione confermata dall’atteggiamento tenuto durante l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, dopo l’elezione di Joe Biden alla Presidenza. Ma era difficile immaginare una scena tanto surreale, ridicola e piena di dati palesemente falsi, del cosiddetto Liberation Day, con cui gli Stati Uniti d’America hanno imposto ai partner commerciali dazi assurdi e totalmente scollegati rispetto alla verità dei fatti. Una narrazione di una realtà alternativa, che ha riportato il mondo indietro di secoli, con politiche protezioniste ingenue e nostalgiche. Un danno per i cittadini americani, assediati da prezzi e inflazione crescenti, oltre che per il commercio mondiale. La timida Europa ha subito con atteggiamento remissivo dazi del 15%, senza reagire, come avrebbe potuto fare, tassando in egual misura le Big Tech. Un danno per i nostri prodotti agroalimentari e per il mondo del vino. Unica consolazione: negli USA non esiste la possibilità di un terzo mandato, ma non c’è da stare allegri, il giovane J.D Vance non promette nulla di buono.

Manuela Vacca
PORZIONE
La ristorazione internazionale mostra una maggiore attenzione alla porzione più contenuta per quantità e prezzo. I motivi sono diversi: si producono meno sprechi da occhio più grande della pancia, si facilita il desiderio di assaggio e, allo stesso tempo, si tiene a bada l’ansia da incontro con la bilancia. La mezza porzione potrebbe comparire sempre più frequentemente nei nostri menù. Nell’alta ristorazione fa scuola lo chef Heston Blumenthal. Vista la crescita del numero di suoi connazionali che usano farmaci di nuova generazione per la perdita di peso, ragiona su nuove formule. Le persone bevono e mangiano di meno, è un dato. Così rimpicciolisce le porzioni nel suo tristellato The Fat Duck.

Simona Valerio
SPERANZA
La parola speranza è una delle più delicate e potenti del linguaggio umano. È un motore invisibile che ci spinge ad andare avanti anche quando la vita sembra opporsi a noi e che ci invita a credere che il domani possa essere migliore. Non è una certezza, ma una tensione verso il futuro, un filo sottile che ci tiene saldi anche nelle giornate più buie. Sperare non significa ignorare le difficoltà, ma affrontarle senza permettere che ci paralizzino. La speranza accompagna l’uomo nei momenti di crisi e di cambiamento, è quella forza silenziosa che ci permette di resistere, di immaginare un domani diverso, di continuare a camminare con fiducia. Può manifestarsi in un sorriso, in una parola gentile, in un gesto che illumina la vita degli altri o la nostra ed è capace di generare una forza capace di superare le montagne. In un mondo pieno di incertezze, la speranza è un atto di coraggio che non dovrebbe mai essere persa. È la capacità di credere che il bene possa ancora emergere, che ogni fine possa contenere un nuovo inizio e che anche la notte più scura possa lasciare spazio alla luce. Con l’arrivo del nuovo anno, la speranza diventa ancora più preziosa, diviene quella pagina bianca su cui scrivere sogni, progetti e desideri, non dà la garanzia che tutto andrà come speriamo ma ci invita a guardare avanti con fiducia a portare con noi ciò che abbiamo vissuto e ad aprirci a ciò che ancora può nascere.

Manuela Zanni
PERSEVERANZA
La mia parola guida per il 2026 è “perseveranza”: in controtendenza con la sempre più dilagante incostanza nel portare avanti un progetto, un desiderio, un ideale, l’augurio migliore per me e per tutti è quello di avere la forza e la volontà di perseverare nel realizzare ciò in cui si crede. Che sia un lavoro, una storia, un viaggio, avere la capacità di non demordere dinanzi alle difficoltà e di procedere con caparbietà per affermare sé stessi è ciò che ci consente di vivere una vita che ci somigli e in cui identificarci. Solo in questo modo riusciremo ad affrontare e superare gli ostacoli che incontreremo e a percorrere il cammino a cui siamo destinati.

Le parole degli anni scorsi: