Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Scenari

Prezzo del grano, aumento senza fine. L’allarme: “Anche la pasta costerà di più”

02 Settembre 2021

Prezzi su del 60 per cento che hanno portato il grano a costare 500 euro a tonnellata. E non finisce qui. Perché entro dicembre potrebbe costare 600 euro la tonnellata.

L’allarme di Riccardo Felicetti, ceo dell’omonimo pastificio e presidente dei Pastai di Unione italiana food, che parla, al Corriere della Sera di una “tempesta perfetta”. Per Felicetti, il problema è da ricercare in due fenomeni climatici eccezionali: la siccità in Canada e le inondazioni in Europa, in particolare in Francia proprio nel periodo di fioritura e mietitura dei campi. Ma “lo scenario di partenza era già eccezionale: da tre anni a questa parte i consumi mondiali di pasta superano la produzione, sia per l’aumento stesso dei consumi, sia per una non adeguata risposta della produzione”. In particolare, però, per Felicetti, “viviamo in un mercato in cui ciò che succede in Canada influisce su tutto il mondo: se i canadesi non riescono a soddisfare la domanda di cous cous in Maghreb e di buona parte della pasta in Italia, le quotazioni si muovono di conseguenza. Un milione in meno di tonnellate in Europa, pari a un calo di circa il 15% e produzione nordamericana dimezzata, con un calo fino a 2 milioni di tonnellate, significa che mancheranno circa 3 milioni di tonnellate di grano duro, che potrebbero anche essere di più perché per il Nordamerica parliamo di stime, il raccolto comincia adesso. E quanto più una materia prima è scarsa, tanto più aumenta il prezzo”. In Italia la produzione di grano duro copre il 70% dei consumi interni, il rimanente 30% influenza comunque i prezzi. “Attualmente le scorte di pasta stanno mitigando le dinamiche di prezzo del grano. Ma i segnali del mercato sono inequivocabili”, dice Felicetti al Corriere. Che aggiunge: “Il grano duro, adesso, viene venduto oggi per oggi. Se volessi fare un contratto gennaio-dicembre 2022, non riuscirei a farlo perché non c’è nessuno che lo vende. E probabilmente sarebbe difficile trovare anche qualcuno con il coraggio di acquistare. C’è troppa insicurezza”. Dall’alto del suo ruolo, quello di presidente dei Pastai di Unione italiana food, Felicetti assicura “che monitoreremo con grande attenzione quello che succede e che lo faremo con responsabilità per non far mancare la pasta italiana negli scaffali”.

C.d.G.