Levata di scudi dopo il via libero definitivo dell’Europarlamento al regolamento sulle agevolazioni tariffarie per i paesi meno avanzati per i prossimi dieci anni lasciando invariata la clausola sull’import di riso. Sul rischio di “un’invasione” di riso da produttori del Sud-est asiatico ne avevamo già diffusamente parlato tempo fa (clicca qui) ma, con il voto di stamani dell’Europarlamento, che ha respinto gli emendamenti presentati per abbassare la soglia di attivazione della clausola di salvaguardia dal 45% al 20%, secondo Confagricoltura l’Europa ha deciso di “non tutelare il settore del riso dalle massicce importazioni di prodotto a dazio zero, in particolare da Myanmar e Cambogia”.
La modifica era invece “essenziale – sottolinea ancora Confagricoltura in una nota – per garantire un meccanismo di difesa tempestivo rispetto agli squilibri del mercato negli scambi commerciali tra i produttori di riso dell’Unione europea e quelli dei Paesi Meno Avanzati (PMA)”. Non è bastato il pressing sugli europarlamentari che avevano recepito le reali difficoltà delle imprese risicole e presentato gli emendamenti al Regolamento per la revisione del Sistema delle Preferenze tariffarie Generalizzate relative alle importazioni dai PMA. Per il settore del riso, di cui l’Italia è primo produttore europeo con oltre il 50% dei quantitativi, “significa mettere a rischio la tenuta delle imprese e dei territori rurali e difficilmente poter competere in un mercato globale sempre più instabile”.
Timori condivisi anche da Coldiretti e Filiera Italia che puntano il dito contro il Parlamento europeo che “oggi ha mancato un’importante occasione per rafforzare la resilienza del settore risicolo dell’UE, non riuscendo ad approvare l’emendamento chiave alla revisione del Sistema di Preferenze Generalizzate (SPG) che avrebbe reso il meccanismo di salvaguardia uno strumento realmente efficace di prevenzione delle crisi”.
Secondo Coldiretti e Filiera Italia, che sottolineano come “nonostante l’automatismo ottenuto rappresenti un’importante novità per l’attivazione della clausola”, la proposta di ridurre la soglia di attivazione “dal 45% al 20%, sostenuta dalle due organizzazioni, avrebbe consentito interventi più tempestivi e proporzionati in caso di perturbazioni del mercato”. La sua mancata adozione lascia irrisolta “una criticità sostanziale che rischia di compromettere l’efficacia del meccanismo nella pratica”.
Un ringraziamento, aggiungono Coldiretti e Filiera Italia, va al lavoro dei Parlamentari che anche oggi hanno sostenuto questa battaglia per l’ottenimento di una clausola realmente efficace, ma con il voto odierno tra la maggioranza ha prevalso il timore procedurale di riaprire il trilogo, a discapito di una risposta concreta alle difficoltà affrontate dal settore risicolo. Si tratta di una scelta che “indebolisce la capacità dell’UE di reagire in modo rapido a condizioni di mercato semp re più instabili”.
Diventa ora ancora più importante continuare a monitorare attentamente l’andamento degli scambi, mantenendo alta l’attenzione sulle dinamiche di importazione. Allo stesso tempo, ribadiscono Coldiretti e Filiera Italia, proseguirà con determinazione l’impegno per garantire una piena reciprocità degli standard, sia nell’ambito della proposta omnibus food and feed, sia attraverso tutte quelle iniziative normative volte a rafforzare gli standard sociali applicati ai prodotti importati.
Dello stesso avviso è il vicepresidente del Senato e senatore della Lega, Gian Marco Centinaio che parla di “colpo mortale su settore riso inferto alla risicoltura italiana. Il limite del 45 per cento nelle importazioni di riso da Paesi in via di sviluppo è semplicemente ridicolo, non protegge un settore nel quale il nostro Paese è leader in Europa e apre le porte a un’invasione di prodotto proveniente da realtà come Cambogia e Myanmar, prive delle necessarie garanzie di sicurezza per i consumatori e di tutela per i lavoratori. Di fronte alla richiesta dei produttori italiani ed europei di fissare al 20 per cento la clausola di salvaguardia, la decisione assunta a Bruxelles d’intesa tra la Commissione e la maggioranza del Parlamento Ue rappresenta una beffa”.
Per Centinaio la “mancanza di reciprocità nelle regole degli accordi commerciali, maglie larghe nelle importazioni e politiche green che colpiscono l’agricoltura e favoriscono il diffondersi di campi fotovoltaici rappresentano tre indizi per il delitto perfetto che l’Europa sta consumando nei confronti dei nostri agricoltori e dei risicoltori, in particolare. La Lega si è sempre opposta a questa deriva, ma chi governa a Bruxelles continua ad andare per la propria strada. Von der Leyen ci risparmi altri proclami a sostegno degli agricoltori, più che le parole sono i fatti a parlare per lei”, conclude Centinaio.