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Turismo e dintorni

Monaci delle Terre Nere, il paradiso ai piedi dell’Etna e il turismo del lusso che rallenta. Manganaro: “Stagione a due velocità, l’inflazione pesa più delle guerre”

08 Giugno 2026
Giovanna Manganaro, Maître de Maison del Relais Monaci delle Terre Nere Giovanna Manganaro, Maître de Maison del Relais Monaci delle Terre Nere

Intervista alla "Maître de Maison" e general manager del relais di Zafferana Etnea: "Domanda diversa e mercati in trasformazione. Usa in calo, Canada e Medio Oriente in crescita"

Stagione “diversa”, più che positiva o negativa. È questa la fotografia che Giovanna Manganaro, general manager di Monaci delle Terre Nere dal 2018, traccia sull’avvio dell’estate nel relais di lusso alle pendici dell’Etna. Un andamento influenzato in particolare dai mercati internazionali e, soprattutto, da quello nordamericano, che rappresenta lo zoccolo duro della clientela. Ci troviamo a Zafferana Etnea, all’ombra del vulcano.

“Come definisco questo accenno di stagione? Direi né positivo né negativo, ma diverso – spiega -. Siamo all’inizio e stiamo registrando un rallentamento legato agli eventi internazionali, soprattutto sul mercato Usa. Tuttavia, le prospettive sono di riallineamento verso fine stagione, quando arrivano molte prenotazioni”. A incidere, secondo Manganaro, anche una combinazione di fattori logistici e congiunturali. In primo piano il collegamento aereo diretto tra Catania e New York, operato da Delta Air Lines e recentemente esteso oltre il periodo estivo, con ultimo volo previsto l’8 gennaio. “Questo darà senza dubbio la possibilità di recuperare il risultato lento di inizio stagione”, sottolinea.

Non solo Stati Uniti. Il quadro dei mercati evidenzia dinamiche differenziate: in crescita il Canada, sostenuto dalla rotta Montreal-Catania, mentre il Regno Unito mostra segnali di recupero e la Svizzera si conferma un mercato stabile. Più complessa la situazione dall’Asia, praticamente assente, mentre cresce l’interesse dai Paesi del Middle East. “Gli arabi sono in crescita – osserva – e questo è un mercato che, una volta superate le tensioni nell’area del Golfo, potrebbe tornare molto forte sulla Sicilia. Avevamo già attività con Dubai, poi rallentate”.

Sul mercato americano, Manganaro introduce anche una riflessione più articolata: non tutti i collegamenti aerei incidono allo stesso modo sulla tipologia di clientela. “Il volo diretto New York–Catania ha aumentato i numeri, ma ha anche abbassato la qualità media del flusso. Bisogna considerare che i nostri ospiti, infatti, spesso arrivano passando dalla Costiera Amalfitana e raggiungono poi la Sicilia anche in elicottero”.

Più che la geopolitica, a incidere sulla stagione sarebbe oggi soprattutto il contesto economico globale. “Incide più l’inflazione della guerra – spiega -. Il mercato europeo soffre e la Sicilia viene percepita come una destinazione impegnativa dal punto di vista economico. Attenzione, non dico che la Sicilia è cara, sarebbe una parola sbagliata. Più in generale non è una questione di prezzo in sé, ma di percezione complessiva del viaggio”.

A questo si aggiunge una fase fisiologica dopo la forte crescita post-pandemia. “Dopo l’impennata del turismo nel post Covid era inevitabile un rallentamento. Ma il trend si sta riallineando e, parlando con i colleghi che lavorano oltre la Sicilia, questa in realtà è una dinamica che riguarda tutta l’Italia”.

Giovanna Manganaro, professionista con oltre trent’anni di esperienza nell’hôtellerie di lusso, ha lavorato in contesti prestigiosi come il San Domenico di Taormina e gruppi internazionali quali Hilton e Acqua Marcia Historical Hotels. Parla fluentemente inglese, francese e danese. Dal 2020 al 2023 è stata brand ambassador per la Città di Taormina, guidando un progetto integrato di rebranding, marketing digitale e incoming di operatori del travel internazionale. È docente in Sales & Marketing per l’hôtellerie di lusso presso BeAcademy e l’Università di Catania. Il segmento del lusso, che lei conosce a memoria – sta vivendo una fase di cambiamento assai profonda.

“Sì – dice – questo settore è in evoluzione. Il cliente internazionale non cerca più soltanto servizi standardizzati, ma esperienze personalizzate e immersive. Il lusso oggi non è più quello degli alberghi classici. Chi arriva a Monaci ha già vissuto grandi hotel e ora cerca rigenerazione, autenticità, contatto con la natura, senza rinunciare alla qualità dei servizi. Adesso il viaggio è considerato un bene essenziale. L’obiettivo è riconnettersi con la natura, ricaricare le batterie in un posto nuovo legato al territorio. Diciamo che il cosiddetto cliente ‘alto-spendente’ vuole essere considerato come un ospite speciale”. Un’evoluzione che coinvolge anche il modo stesso di intendere l’ospitalità, sempre più orientata alla personalizzazione e, in parte, anche al supporto della tecnologia. “Utilizziamo l’intelligenza artificiale per velocizzare alcuni processi, ma il valore umano resta centrale”.

Sul fronte delle prenotazioni, la direzione resta cautamente ottimista. “Abbiamo buone previsioni per la fine della stagione”, conferma la general manager. Ma Monaci delle Terre Nere non è solo un hotel: inaugurata nel 2012, la struttura è un microcosmo siciliano che ha reinventato l’idea di ospitalità di alta gamma trasformandola in esperienza. I suoi 25 ettari di campagna, disegnati da vigneti, agrumeti e uliveti, custodiscono suite indipendenti, orti biologici e una proposta gastronomica centrata sulle materie prime della tenuta. Il viaggiatore trova qui la calma rarefatta dell’Etna, il piacere di una cucina di ricerca e il privilegio di un contatto intimo con la natura, al riparo dalle rotte turistiche più affollate. Nel 2017 è stato premiato come Migliore Albergo Best in Sicily, il riconoscimento ideato da Cronache di Gusto.

E intanto il modello Monaci continua a evolversi anche sul piano dell’offerta. Il progetto navetta per Taormina – annunciato nei mesi scorsi in questo articolo – è già operativo e collega quotidianamente il relais alla principale destinazione turistica siciliana. “Gli ospiti sono molto contenti – spiega -. Ogni pomeriggio la navetta va a Taormina: così offriamo ai nostri clienti una destinazione fuori dal caos ma vicina alla nostra struttura”.

Novità anche sul fronte gastronomico. È operativo dallo scorso inizio stagione lo chef lucano di nascita e siciliano d’adozione Onofrio Pagnotto, che guiderà il nuovo ristorante Kantico, il quarto del resort. Lo spazio nasce negli ambienti dell’ex cantina e punta su un’esperienza fine dining immersiva, fortemente legata al vino e al contesto naturale. “Non voglio spoilerare troppo – conclude Manganaro – ma sarà un progetto coerente con la nostra filosofia. E quella dello chef Pagnotto rispecchia in pieno quella dei Monaci. Grande importanza verrà data al vino. Vista mare o vista vulcano? No, vista Monaci. Cucina, vino e natura coabiteranno in un giardino immerso nel paesaggio dell’Etna”.