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Vino e dintorni

Export del vino italiano in frenata: nei primi sei mesi dell’anno -6,2%. Frescobaldi: “Necessaria una riorganizzazione del settore”

11 Settembre 2026
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I dati, elaborati dall’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) sulla base delle rilevazioni Istat diffuse oggi, mostrano una contrazione generalizzata sui principali mercati di sbocco

Il vino italiano rallenta sui mercati internazionali. Nei primi sei mesi del 2026 l’export ha superato i 3,6 miliardi di euro, ma ha registrato una flessione del 6,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A scendere sono anche i volumi, che segnano un -4%. Un quadro che conferma le difficoltà già emerse nel 2025 e che racconta di una domanda globale ancora debole, condizionata dal potere d’acquisto e da un quadro geopolitico sempre più complesso.

I dati, elaborati dall’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) sulla base delle rilevazioni Istat diffuse oggi, mostrano una contrazione generalizzata sui principali mercati di sbocco. Nove dei primi dieci buyer del vino italiano hanno ridotto gli acquisti nel primo semestre. L’unica eccezione è la Russia, che mette a segno un +15,7%. Nel frattempo, anche il prezzo medio all’export scende del 2,3%, con una contrazione particolarmente significativa negli Stati Uniti, dove il calo arriva al 7,8%.

Secondo il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi: “L’Italia del vino paga, così come gli altri principali Paesi produttori, un calo strutturale della domanda a livello globale acuito da fattori congiunturali legati al potere d’acquisto e alle tensioni geopolitiche. Siamo convinti della necessità di affrontare queste difficoltà attraverso una sistemica riorganizzazione del nostro settore, nella consapevolezza del valore socioeconomico che esso esprime”.

Secondo l’Osservatorio Uiv, lo shock di mercato degli ultimi 12 mesi potrebbe però registrare un lieve miglioramento, salvo ulteriori complicazioni delle tensioni internazionali. Già nel bimestre estivo di luglio e agosto, i dati provvisori sulle piazze extra-Ue sono destinati a ripartire, con un rimbalzo in doppia cifra negli Stati Uniti rispetto al disastroso pari periodo 2025.

Timidi segnali di ripresa si sono segnalati in area Ue già nel mese di giugno, senza però portare il saldo positivo in un semestre che vede gli Usa a -14,1% (849 milioni di euro), la Germania a -6,8% (534 milioni di euro), e Regno Unito a -6,6% (346 milioni di euro). Tra le eccezioni, oltre alla Russia e al suo hub lettone, figurano Cina (+19,8%), Brasile (+8,2%) con l’intero Mercosur (+18,4%). Lato tipologie, gli spumanti si mostrano in tenuta (+0,4%) mentre proseguono le difficoltà dei vini fermi imbottigliati (-8,9%). Tra le regioni, la top 3 vede il Veneto perdere l’8,4% e la Toscana a -7,4% mentre il Piemonte – che torna in seconda posizione – recupera il 2,4% grazie al traino dall’Asti Spumante.