2016 cantine visitate, di cui 1172 praticano agricoltura biologica o biodinamica certificata. Sono 242 le cantine “buone, pulite e giuste” premiate con l’ambita chiocciola; 188 quelle segnalate con la bottiglia, perché i loro vini esprimono un’eccellente qualità organolettica; 49 le cantine che hanno conquistato la moneta, grazie a vini con un ottimo rapporto qualità-prezzo; 153 i Best Buy, selezione di Top Wine dal prezzo vantaggioso. E ancora: 439 cantine offrono ospitalità, 294 propongono ristoro e 845 applicano lo sconto del 10% sull’acquisto dei vini.
Per quanto riguarda i vini, la guida segnala le bottiglie dal peso inferiore o uguale a 450 grammi: 3023 su 7972 vini recensiti. Questa, in sintesi, è la fotografia di Slow Wine. Vite, vigne, vini d’Italia 2026 (Slow Food Editore, 28 €), presentata a Milano sabato 18 ottobre con una grande degustazione e la consegna dei sette Premi Speciali Slow Wine 2026.
I premi:
– Premio al Giovane Vignaiolo a Pilar Gritti della cantina Andrea Pilar di Molino Vitelli (Pg), che insieme al fratello Andrea, proseguendo il lavoro dell’azienda fondata dal compianto padre Carlo Massimiliano Gritti e dalla madre Ursula Schindler, ha saputo ritagliarsi uno spazio personale, realizzando vini da monovitigno caratterizzati da grande libertà interpretativa. “L’Umbria del vino – si legge nella motivazione – ha trovato due interpreti capaci di raccontare in modo inedito le potenzialità non ancora del tutto espresse di un territorio prestigioso.”
– Premio alla Carriera a Graziano Prà della cantina Prà di Monteforte d’Alpone (Vr), che “si è battuto contro le logiche di mercato tese a sminuire la qualità del Soave, portando avanti scelte agronomiche controcorrente. Coraggio e rigore hanno ispirato il suo agire anche in cantina: tra i primi a introdurre il tappo a vite, ha tracciato una strada oggi sempre più apprezzata da altri.”
– Premio per l’Accoglienza in cantina a Isabella Carpineti della cantina Marco Carpineti di Cori (Lt), che con il fratello Paolo e il supporto del padre Marco “ha trasformato Cori in una meta enoturistica, grazie a visite in cantina e attività nel territorio, tra cui spicca il tour della Tenuta Antoniana, luogo di selvaggia bellezza, ben oltre l’affascinante vigneto-labirinto. Tutto senza costruire un resort a cinque stelle, ma grazie a uno staff sorridente e a tinte decisamente rosa.”
– Premio per la Viticoltura Sostenibile a Ferdinando Principiano dell’omonima cantina di Monforte d’Alba (Cn), “che in una Langa prospera e sotto i riflettori non ha mai perso di vista i valori più saldi di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, impegnata nella salvaguardia della biodiversità e di un paesaggio agricolo unico. Ha scelto di ridurre drasticamente le dimensioni aziendali per dare piena coerenza alla sua visione, preservando boschi, prati e un piccolo laghetto, rifugio per la fauna locale.”
– Premio alla Novità dell’anno a Bruno De Conciliis della cantina Morigerati di Morigerati (Sa), perché produce “un unico vino da un unico luogo – Morigerati, nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano – da un appezzamento in altura caratterizzato da un’incredibile diversità di suoli, mai coltivato prima, se non a seminativi negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Un progetto recente, con l’eclettico De Conciliis a capo di ‘un’armata brancaleone’ desiderosa di raccontare la souplesse algida e l’intima essenza mediterranea di uno straordinario vitigno qual è il fiano.”
– Premio per la Vitalità del Suolo ad Andrea Dibenedetto della cantina L’Archetipo di Castellaneta (Ta), perché “dopo vent’anni di viticoltura biologica e cinque di conduzione in biodinamica, la famiglia Dibenedetto è approdata all’agricoltura sinergica, raggiungendo un equilibrio e una vitalità del suolo esemplari. La non aratura del terreno e l’inerbimento permanente favoriscono la cooperazione tra le diverse forme di vita all’interno di un ecosistema complesso come il vigneto.”
– Premio Slow Wine Coalition alla Solidarietà a Marco Bechini della cantina Calafata di Lucca, “cooperativa agricola di comunità nata e cresciuta con l’intento di salvare dall’incuria i terreni e ridare dignità a persone fragili. Un progetto virtuoso che ha messo al centro il fattore umano e ha fatto proprie pratiche sostenibili.”
Tra le novità principali della sedicesima edizione della guida, l’inserimento della grammatura del vetro delle bottiglie: un’informazione ora presente per tutti i vini recensiti che – come ha sottolineato il curatore Giancarlo Gariglio – orienta il lettore verso scelte più sostenibili, non solo legate al contenuto. Un passo coerente con il percorso avviato all’ultima Slow Wine Fair, dove la guida Unpacking Wine ha acceso i riflettori sull’impatto ambientale del packaging.
In questa direzione, Slow Wine lancia una call to action rivolta ai produttori di vini fermi, invitandoli a ridurre entro il 2026 il peso medio delle bottiglie da 0,75 l a meno di 450 grammi. Un tema che ha ispirato anche l’incontro “Il futuro è leggero: un momento di confronto e impegno per la sostenibilità”, aperto dagli interventi di Walter Da Riz, direttore di Assovetro, e Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia.
Gariglio ha ricordato che, in un contesto segnato da crisi climatiche, guerre vicine, disaffezione dei giovani e tensioni economiche globali, il mondo del vino non deve arrendersi. È necessario continuare a raccontarne l’eccezionalità con autenticità e trasparenza, affrontando con urgenza tre fronti fondamentali: “Il primo riguarda la produzione: è indispensabile intervenire su reimpianti, estirpi e disciplinari, eliminando regole obsolete che favoriscono la quantità a discapito della qualità, pretendendo il rispetto delle leggi e i controlli conseguenti. Dobbiamo ridurre le rese, bloccare l’espansione indiscriminata delle superfici vitate e contrastare le pratiche speculative che danneggiano il settore.
Il secondo aspetto riguarda la struttura delle cooperative, che producono circa il 50% del vino italiano. Serve una profonda riforma per favorire aggregazioni tra realtà troppo piccole, investire in professionalità e competenze specifiche, e superare una gestione ancora troppo spesso approssimativa, affinché possano competere sul mercato globale.
Infine, il terzo punto cruciale è la promozione e il marketing: oggi manca una strategia coordinata che unisca le forze a livello nazionale e regionale, con investimenti mirati in formazione e comunicazione di qualità. È fondamentale superare la frammentazione e valorizzare davvero la nostra cultura enogastronomica a livello internazionale. Solo affrontando insieme questi tre aspetti potremo superare la crisi attuale e garantire un futuro solido, sostenibile e di qualità al vino italiano.”
L’evento si è concluso con la trasformazione degli ampi spazi del Superstudio Maxi in un’enoteca d’eccezione, con oltre 480 banchi d’assaggio e più di 900 vini selezionati, presentati direttamente dai vignaioli e dalle vignaiole di tutte le regioni d’Italia che aderiscono al Manifesto del vino buono, pulito e giusto. Un appuntamento unico nel panorama italiano: occasione per appassionati, operatori e professionisti di degustare il meglio della viticoltura nazionale, incontrare i produttori premiati dalla guida e confrontarsi su temi cruciali per il futuro del vino italiano.