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Vino e dintorni

I dieci vini imperdibili al Vinitaly 2026… secondo Giancarlo Gariglio

08 Aprile 2026
Giancarlo Gariglio Giancarlo Gariglio

Come si fa ad orientarsi al Vinitaly? L’unico modo è partire con un programma ben definito di cosa si vuole assaggiare

È tutto pronto per la 58ª edizione del Vinitaly, la storica fiera internazionale a Verona dedicata a vini e distillati. Come ogni anno, cresce l’attesa per l’evento, ma quali sono i vini che non si possono proprio perdere? Abbiamo chiesto a esperti di lungo corso del settore enologico, che conoscono a fondo i segreti della fiera, di stilare una lista dei vini da assaggiare assolutamente. Ognuno di loro ha selezionato dieci etichette che meritano una bella passeggiata tra i padiglioni. Stavolta sarà il giornalista Giancarlo Gariglio, curatore della guida Slow Wine, con il suo occhio esperto a proporre una lista di vini imperdibili per questa edizione. Qui il link per leggere i 10 vini imperdibili secondo Daniele Cernilli, alias DoctorWine. Qui di seguito, invece, il racconto di Gariglio.

Noi scribacchini del vino, osservati ormai come panda in cattività, siamo una specie in via di estinzione. Eppure, incredibile ma vero, una funzione continuiamo ad averla – soprattutto quando si avvicina il Vinitaly. Come per incanto, ecco arrivare telefonate e messaggi (raramente disinteressati) da importatori, distributori e appassionati in cerca della dritta giusta: la cantina emergente, il vino che ci ha fatto sussultare, il trend da intercettare.

Sarà forse perché, tra un assaggio e l’altro, superiamo quota 5 mila vini l’anno. Un discreto osservatorio, diciamo.

In un mondo che sembra aver smarrito certezze e ritualità, mi sento di spezzare una lancia per il Vinitaly. E lo fa uno che ha contribuito a ideare una fiera — la Slow Wine Fair di Bologna — che oggi supera le mille aziende e che qualcuno, a torto, vede come concorrente della kermesse veronese.

Vinitaly è un patrimonio nazionale. E faccio fatica a capire certi operatori italiani che, vittime della solita esterofilia, si entusiasmano per Parigi (ieri era Düsseldorf) dimenticando una cosa semplice: nei momenti di turbolenza internazionale, il mercato interno dovrebbe essere il primo presidio.

Ma veniamo al punto: come orientarsi tra migliaia di etichette nei padiglioni della città di Romeo e Giulietta? Senza preparazione, missione impossibile. Con un po’ di metodo, invece, il gioco cambia.
Qui sotto trovate una selezione mirata: qualche deviazione dal seminato e alcune certezze che continuano a brillare. Ordine alfabetico regionale, per non fare torti.

ABRUZZO

Fontefico Pad. 7 B5
Trebbiano d’Abruzzo Terre di Chieti Sup. Portarispetto

Una cantina che nel 2026 festeggerà i 20 anni di attività, gestita dai tre fratelli Valeria, Emanuele e Nicola. Quindici ettari in biologico, coltivati soprattutto con i grandi classici del territorio — montepulciano, trebbiano e pecorino — più una spruzzata di aglianico.
Il Portarispetto è una sicurezza: affinato solo in acciaio, unisce la “panosità” del trebbiano a un’acidità corroborante. Un vitigno a lungo dimenticato e persino denigrato che, se trattato con serietà, è in grado di regalare alcuni dei bianchi più convincenti e affascinanti del panorama italiano.

CALABRIA

Vigneti Vumbaca Pad. 12 C4 – 74
Cirò Rosso Classico Sup.

Se c’è una regione che sta vivendo un vero risorgimento enogastronomico è la Calabria. La ristorazione — tradizionale e stellata — si sta affermando tra le più intriganti d’Italia e anche il vino, dopo anni (forse millenni) di oblio, è tornato a far parlare di sé.
Il merito è delle realtà storiche, ma anche e soprattutto di produttori come Christian Vumbaca, che dopo aver studiato fuori regione ha deciso di tornare al Sud per contribuire a costruire una nuova narrazione della propria terra. Un racconto perfettamente in linea con quanto Slow Wine sostiene fin dalla nascita: un’enologia al servizio della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Queste realtà vanno conosciute, seguite e sostenute, se vogliamo che il vino non sia solo qualcosa da roteare nel bicchiere ma anche un motore di rivoluzione agricola.
“Buono da bere e buono da pensare”, come amava dire uno dei miei maestri, Giacomo Mojoli.

CAMPANIA

Contrada Salandra Hall 2 Stand 179
Campi Flegrei Falanghina

Sono 16 anni che curo la guida Slow Wine e questa azienda ha sempre ottenuto la Chiocciola: un riconoscimento che premia continuità qualitativa e solidità del progetto agronomico.
Sandra Castaldo e Peppino Fortunato rappresentano un baluardo contro la cementificazione di Pozzuoli, in una zona di straordinaria bellezza ma a due passi dai palazzoni di Napoli. Sono anche apicoltori e il loro bianco è complesso, profondo, profumatissimo di macchia mediterranea. Un vero concentrato di carattere e qualità.
Producono anche un Piedirosso notevole. Scopriteli: dopo anni di lodi, non sono ancora entrati nell’empireo del vino italiano come meriterebbero.

EMILIA ROMAGNA

Collina del Tesoro Pad. 1 C1 – B2
Romagna Sangiovese Predappio Chiesa di Monte Massa

Predappio e Modigliana stanno alla Romagna come Serralunga e Barolo alle Langhe. Due comuni che rappresentano l’espressione più alta del sangiovese locale.
Il primo, soprattutto nelle vigne di alta collina, regala vini più tannici, strutturati, ma anche capaci di una finezza espressiva fuori dall’ordinario.
Questa azienda, nata dalla costola di una realtà più ampia come il brand Rose Rosse, ha scelto di valorizzare i vigneti migliori con rossi fini, profondi e gustosi, finalmente liberi dall’ansia di dover dimostrare qualcosa scimmiottando la Toscana. Qui è Romagna, con una propria identità precisa, e sempre più produttori lo stanno dimostrando con successo.

LOMBARDIA

Podere Selva Capuzza Palaexpo A5
San Martino della Battaglia Campo del Soglio

Se il tocai sopravvive all’ombra della torre di San Martino — simbolo del Risorgimento — lo si deve alla cocciutaggine di Luca Formentini, che negli ultimi anni ne ha valorizzato la presenza e l’adattabilità a questo angolo di Lombardia.
In una zona dominata dalla denominazione Lugana (di cui Selva Capuzza è ottima interprete), un po’ di biodiversità varietale non guasta. E soprattutto regala vini sapidi, gioiosi, profumati e di grande versatilità.

PIEMONTE

Marcalberto Pad. 10 C1-D1
Alta Langa Nature

Lo so, le critiche sono dietro l’angolo: da buon piemontese sto glorificando l’Alta Langa. Ma se i risultati sono questi, è difficile fare altrimenti.
Piero Cane è stato uno dei padri della denominazione, ai tempi di Gancia; oggi, insieme ai figli Marco e Alberto, guida una realtà quasi unica nel panorama langarolo, interamente dedicata alle bollicine.
Questa etichetta, senza solfiti aggiunti, si ispira a Champagne più ossidativi: un sorso molto affascinante, profondo e decisamente non banale.

Poderi Marcarini Pad. 10 N4
Barolo La Serra

I fratelli Elisa e Andrea Marchetti hanno portato una ventata di novità in questa storica cantina di La Morra. Grande attenzione al lavoro in vigna — con pratiche sempre più sostenibili — e uno stile che punta a precisione, eleganza e aderenza al territorio.
La guida ha premiato il Barolo d’assemblaggio, ma sono convinto che la MGA La Serra avesse semplicemente bisogno di un po’ più di tempo per esprimersi al meglio.

SARDEGNA

‘Esole Pad. 8 C8/C9 – 17
Ghirarda Garanuele Sa Panada

Segnate questo nome: Federica Dessolis. Giovane, preparatissima, determinata, con esperienze importanti in territori come Loira, Borgogna e Châteauneuf-du-Pape.
Tornata in Sardegna insieme al fratello Francesco, ha dato vita a una piccola azienda con due vini — un bianco da granazza e un rosso da cannonau — già di grande livello, come ho avuto modo di verificare alla recente Slow Wine Fair.
Se cercate una chicca autentica, questo è un nome da non perdere: freschezza, naturalità, territorio emergente. Un campanello da suonare.

TOSCANA

Avignonesi Pad. 9 D13 – 8/9
Nobile di Montepulciano Poggetto di Sopra

Il salto di qualità immaginato nel 2009 da Virginie Saverys è ormai pienamente compiuto. Una cantina storica che ha saputo rinnovarsi grazie a un team giovane guidato da Matteo Giustiniani, con il supporto dell’agronomo Alessio Gorini.
Oltre 170 ettari in biodinamica e un progetto a 360 gradi che integra produzione, ristorazione e distribuzione. Il risultato sono vini di carattere, mai omologati e profondamente radicati nel territorio. Questo rosso ne è un esempio nitido e convincente.

Podere il Carnasciale Pad. 9 B5
Valdarno di Sopra Sangiovese Ottantadue

Celebri per il Caberlot, nato come vin de garage in pochissime magnum, questa realtà artigianale ha saputo evolversi mantenendo un’aura di esclusività e una grande attenzione alla qualità.
Accanto al vino simbolo, ecco un Sangiovese più diretto e sanguigno, prodotto da Moritz Rogosky e famiglia: fresco, scorrevole, con note affumicate e fragoline di bosco. Delizioso, pulito, elegante.
Una nuova pagina per una zona meno conosciuta della Toscana che, grazie anche a realtà come Petrolo, sta dimostrando tutto il suo valore.

I produttori e operatori che vogliono raccogliere più informazioni sulla nostra guida, sulla Slow Wine Fair e sui nostri progetti in generale posso farci visita nel nostro spazio presso il Padiglione 10 BOX A.