Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
Vino e dintorni

Vini dealcolati, in Puglia uno dei primi impianti italiani per la produzione No-Lo

24 Agosto 2026
Fedele Angelillo – immagine tratta da un’intervista di Forbes Italia Fedele Angelillo – immagine tratta da un’intervista di Forbes Italia

Il comparto dei vini No-Lo, ovvero senza alcol o con una gradazione ridotta, si prepara a ritagliarsi uno spazio sempre più importante nel mercato internazionale. A spingere in questa direzione è anche Mack & Schühle Italia, che ha avviato in provincia di Taranto uno dei primi impianti italiani per la dealcolizzazione del vino, utilizzando la tecnologia Libero Wine sviluppata da Omnia Technologies.

Una nuova frontiera per il vino italiano

L’obiettivo dell’investimento è sviluppare una nuova categoria di prodotti capace di rispondere ai cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, sempre più attenti alla moderazione, al benessere e alla riduzione del consumo di alcol. Il sistema adottato consente di diminuire la componente alcolica intervenendo sul vino e cercando di preservarne il più possibile profumi, struttura e caratteristiche organolettiche.

Fedele Angelillo, amministratore unico di Mack & Schühle Italia, al Corriere della Sera ha spiegato: “Il vino dealcolato esiste da tempo ma pochi prodotti al mondo raggiungono qualità profumi accettabili. Noi vogliamo fare la differenza puntando sulla tecnologia italiana e sulle nostre basi vitivinicole. È però importante chiarire un punto: non consideriamo questi prodotti sostitutivi del vino tradizionale. Li consideriamo una nuova categoria, capace di intercettare consumatori e soprattutto occasioni di consumo nelle quali oggi il vino rischia di non essere presente”.

Una crescita costruita sulla filiera italiana

Mack & Schühle Italia è parte del gruppo tedesco Mack & Schühle, attivo dal 1939. L’attuale percorso dell’azienda italiana affonda le proprie radici nell’esperienza di Fedele Angelillo, che nel 2008 ha fondato Latentia Winery con l’obiettivo di portare i vini italiani sui mercati esteri. Tre anni più tardi è arrivato lo stabilimento di Laterza, nel Tarantino.

La partnership con Mack & Schühle AG è stata avviata nel 2016, con l’ingresso del gruppo tedesco nel capitale dell’azienda. Nel 2022 la società ha assunto ufficialmente il nome Mack & Schühle Italia, consolidando un progetto di crescita che negli anni ha portato l’azienda a sviluppare collaborazioni e presenze produttive in diverse aree vitivinicole italiane.

Nel 2025 il gruppo ha raggiunto un fatturato di 206 milioni di euro, confermando una strategia basata sull’integrazione della filiera e sull’ampliamento del portafoglio di territori, cantine e marchi.

Dalla Puglia a un network nazionale

Tra le direttrici dello sviluppo futuro c’è il rafforzamento del rapporto con il mondo agricolo e con la materia prima. In quest’ottica si inserisce anche il progetto Genevitis, mentre l’acquisizione di realtà produttive punta a rendere più integrata la filiera.

Il gruppo guarda inoltre a marchi e territori capaci di completare l’offerta. Tra le operazioni già realizzate figurano l’ingresso nella storica cantina La Versa, nell’Oltrepò Pavese, e l’operazione legata alla realtà pugliese Vinicola Antonio Divella.

La strategia non sembra dunque orientata soltanto alla crescita dei volumi. L’obiettivo dichiarato è costruire un gruppo sempre più articolato, con una presenza nelle principali regioni vitivinicole italiane e un’offerta capace di coprire categorie differenti.

Meno vino consumato, più valore da creare

Il progetto sui vini No-Lo arriva in un momento complesso per il settore. I consumi mondiali di vino sono in calo e le aziende sono chiamate a individuare nuove opportunità senza affidarsi esclusivamente all’espansione sui mercati esteri.

Per Mack & Schühle Italia la risposta passa dalla capacità di generare maggiore valore attraverso qualità, innovazione e marchi più riconoscibili. L’internazionalizzazione resta importante, soprattutto nei Paesi dove esistono ancora margini di crescita per il vino italiano, ma non può essere l’unica soluzione alla contrazione dei consumi nei mercati più maturi.

In questo scenario, i vini a basso o nullo contenuto alcolico rappresentano una delle possibili nuove frontiere. “La diminuzione dei consumi – dicono da Mack & Schühle – è un dato con il quale tutto il settore deve confrontarsi e non credo esista un unico antidoto. Sicuramente dobbiamo cercare nuovi mercati, soprattutto dove esistono ancora spazi di crescita per il vino italiano. Ma non possiamo pensare che l’internazionalizzazione, da sola, possa compensare strutturalmente la riduzione dei consumi nei mercati maturi. La qualità ormai deve essere un prerequisito. Il vero obiettivo deve essere creare più valore. Questo significa costruire marchi più forti, valorizzare maggiormente territori e denominazioni, lavorare sull’innovazione e soprattutto interpretare prima degli altri i cambiamenti nelle abitudini di consumo”.