La crescita dei prezzi alimentari e la debolezza dei consumi continuano a delineare un quadro complesso per l’economia italiana. I dati diffusi da Istat indicano che, accanto al 10 per cento delle famiglie in povertà assoluta, si sta consolidando una vasta area di vulnerabilità: circa il 20 per cento dei nuclei vive stabilmente attorno alla soglia di povertà.
A gennaio 2026 i prezzi al consumo aumentano dell’1 per cento su base annua e dello 0,4 per cento su base mensile. Un rallentamento rispetto a dicembre che non attenua l’impatto sui bilanci familiari. I beni alimentari continuano infatti a crescere a un ritmo più che doppio rispetto alla media del paniere, incidendo in modo diretto sul carrello della spesa.
Un quadro che trova riscontro anche nei dati sulle vendite al dettaglio. Secondo l’Istat, a dicembre le vendite crescono dello 0,9 per cento a valore, ma arretrano dello 0,2 per cento in termini di volume. Nel comparto alimentare la flessione è più marcata, con un calo dello 0,6 per cento. Numeri che confermano una domanda interna debole, nonostante il rallentamento della dinamica inflattiva.
Su questi dati è intervenuta anche Federdistribuzione, che in una nota sottolinea come il 2025 sia stato un anno segnato da una fragilità persistente dei consumi. Secondo l’associazione, il lieve miglioramento del clima di fiducia dei consumatori non è sufficiente a sostenere un’effettiva ripresa della domanda interna, frenata da un contesto macroeconomico complesso e da un diffuso clima di incertezza. In questo scenario, resta elevata la propensione al risparmio delle famiglie, mentre diventa prioritario sostenere una ripresa strutturale dei consumi, anche attraverso interventi sugli elevati costi energetici che gravano sulle imprese.
In questo contesto interviene Confeuro, che parla di una fase critica per il Paese. “Cresce la platea di cittadini che fatica ad arrivare a fine mese, mentre i beni di prima necessità continuano a registrare rincari superiori alla media”, afferma il presidente nazionale Andrea Tiso. Una dinamica che, secondo la Confederazione, penalizza non solo i consumatori ma anche i piccoli e medi agricoltori.
Al centro resta il nodo della filiera agroalimentare. Negli ultimi cinque anni, i prezzi dei generi alimentari avrebbero registrato aumenti fino al 25 per cento, senza che tali rincari si siano tradotti in un adeguato riconoscimento economico per i micro produttori.
Su queste dinamiche è intervenuta l’Antitrust, che ha avviato un’indagine conoscitiva sul ruolo della grande distribuzione organizzata nella formazione dei prezzi lungo la filiera, alla luce degli aumenti registrati negli ultimi anni. Secondo Confeuro, l’attuale assetto continua a comprimere i margini agricoli, mentre l’incertezza economica frena i consumi interni.
Da qui l’appello al Governo per un intervento mirato a tutelare il potere d’acquisto delle famiglie, ridurre i costi strutturali che gravano sulle imprese e garantire condizioni più eque lungo l’intera filiera agroalimentare.